
Lun. 20.07.2009 - Dal sito "MegaChip - Democrazia nella comunicazione", che lo ha tratto, a sua volta, da "Segnali dal Futuro". - Segnalo anche il seguente articolo "La distruzione del World Trade Center: intervista al Dr. Harrit", oltre che una sua intervista audio alla televisione danese.
" Abbiamo avuto modo di incontrare e intervistare Giulietto Chiesa, autore con Franco Fracassi del documentario Zero – Inchiesta sull’11 settembre, che mette in forte discussione le tesi della versione ufficiale di quella tragica giornata. Con lui abbiamo potuto approfondire alcuni argomenti che in questi anni hanno suscitato un forte interesse e che hanno provocato anche polemiche feroci. Ovviamente, sentiremo presto cosa ha da dire chi la pensa in maniera molto diversa.
La prima cosa che mi chiedevo è come le è venuta in mente l’idea del documentario. Da cosa è partito?
Il mio lavoro d’indagine è cominciato il 12 settembre, quindi subito, perché per me era evidente fin dall’inizio che la spiegazione che era stata data non fosse plausibile. All’inizio, pensavo che fossimo in pochi ad avere questa opinione, ma poi sono arrivate decine di migliaia di persone, tra cui degli esperti. xxx
Il primo che si espresse pubblicamente fu Andreas Von Bülow, ex ministro delle comunicazioni tedesco, un parlamentare autorevole che in un articolo sull’Herald Tribune disse che per un’operazione del genere era necessario l’impegno di più di un servizio segreto.
Io invece ho scritto un libro chiamato La guerra infinita, uscito a marzo 2002, in cui ho messo assieme queste informazioni. Insomma, ho fatto quello che dovrebbe un giornalista degno di questo nome, cioè trovare una spiegazione a fatti inspiegabili. Quando i fatti sono palesemente inspiegabili, bisogna trovare una spiegazione razionale. Se il racconto che viene offerto non sta in piedi, è evidente che qualcuno mente. Questa è la metodologia utilizzata. In seguito, ho fatto tesoro della ricchezza di informazioni che sono iniziate a uscire sui media alternativi, perché l’altra cosa che mi ha colpito subito è che c’era una congiura del silenzio. Di fronte all’evidenza, come dimostrato in seguito, dell’infondatezza della versione ufficiale, si sarebbe potuto immaginare che ci sarebbe stata una grande quantità di inchieste e di indagini, mentre invece il mainstream mondiale ha tirato giù la saracinesca e ha smesso di occuparsene, nonostante fosse evidente (e lo è ancora oggi) che la versione ufficiale ha come minimo dei giganteschi problemi di incongruenza.
Domanda: come mai l’intero mainstream mondiale a metà del 2002 aveva già smesso di occuparsi di questo problema e non lo ha mai riaperto, in nessun caso, se non di fronte alla costrizione provocata da alcuni eventi? In alcuni casi la notizia è talmente forte che non la si può tacere e quindi esce, ma poi viene immediatamente richiusa, perché il mainstream lavora al servizio di chi ha fatto l’11 settembre.
Per il mainstream, la corrente funziona al servizio delle stesse persone, non da ieri, ma da 25-30 anni, questa è il contesto debordiano in cui noi viviamo. Io, prima di conoscere Debord, l’avevo definita la grande fabbrica dei soldi della menzogna, rappresentata dal mainstream mondiale, altro che villaggio globale…
In questo senso, è stato difficile vendere il documentario?
E’ stato impossibile vendere il documentario per le stesse ragioni espresse sopra. Comunque, io ho lavorato per molto tempo, poi sono arrivato a una conclusione. Siccome avevo fondato un’associazione che si chiama Megachip – Democrazia nella comunicazione, con svariate decine di amici abbiamo lavorato a un’analisi di certi aspetti e sono arrivato alla conclusione che raccontare l’11 settembre a parole sarebbe stato impossibile, perché le parole non possono competere con gli occhi. L’ispiratore di questo cambio di marcia operativo è stato Sartori, che ha scritto un libro bellissimo intorno al 2002-2003, Homo videns, che io da allora reclamizzo sempre. Il libro parlava giustamente di una mutazione antropologica, in cui l’homo videns ha un’altra natura rispetto all’homo legens, che è razionale, come quello che ascolta la radio. Invece, l’homo videns non è più razionale, non può esserlo per ragioni neurofisiologiche, e chi ha capito questo cambiamento ha capito la politica nuova e ha costruito la politica nuova del mondo. Chi ha dato vita all’11 settembre conosce perfettamente l’homo videns e ha organizzato tutto perché fosse visto.
Quindi, ho cominciato a pensare che avrei potuto scrivere quanti libri volevo e raccogliere tutte le informazioni possibili, ma non avrei cavato un ragno dal buco se non fossi riuscito a farlo vedere. Per questo abbiamo deciso di realizzare un film. Come farlo, visto e considerando che non ci sarebbero stati finanziatori? L’unica possibilità era raccogliere i soldi tra gente che condivideva il senso di questa ricerca. Quindi lo abbiamo fatto, arrivando a circa 450.000 euro, io ne ho messi di mio 30-40.000 euro in qualità di europarlamentare, e complessivamente circa 400 persone ci hanno dato dei soldi. Quasi tutti quelli che ci hanno lavorato lo hanno fatto gratis.
A livello tecnico si tratta di un documentario notevole, a differenza di altri prodotti italiani c’è una regia forte e un bella fotografia…
C’è una bella fotografia e un ottimo montaggio, che secondo me in alcuni punti è stato decisivo. Ma quasi tutti hanno lavorato gratis. A cosa ci è servita quella piccola somma? A parte le spese tecniche inevitabili, come i viaggi quando siamo andati a Chicago, la cosa essenziale era l’acquisto di immagini, dove abbiamo investito la maggior parte delle risorse. Siamo andati alla ricerca di tutte le immagini che ci sembravano funzionali al ragionamento e abbiamo acquistato i diritti. Era l’unica condizione per poter uscire nei cinema e poi vendere il prodotto alle grandi catene.
In questo senso, voi avete anche fatto dei cambiamenti nelle varie versioni…
E’ evidente, perché alcune cose sono apparse più forti, altre più deboli. Altri argomenti non erano affrontabili soltanto citandoli, perché se li affronti devi approfondirli e spiegarli. Noi prima abbiamo fatto un piccolo esperimento per trovare la metodologia da adottare con un documentario che si chiamava Sette domande sull’11 settembre, tutto composto di materiali commentati da noi, ma presi dai media. Lì c’era anche l’United 93. Io l’ho usato nella fase precedente al film per sapere quanta gente conoscesse l’esistenza di questo problema, non tanto per mostrare la mia versione dei fatti. Abbiamo svolto una verifica attraverso una procedura sperimentale, dopo aver fatto tutto questo percorso e conoscendo le difficoltà del problema, le reticenze e le preoccupazioni, come per esempio il fatto che tutta la sinistra, parlamentare e non, su questo problema abbia taciuto completamente, una cosa singolare. Ho capito che c’erano degli ostacoli politico-psicologici molto forti e quindi cosa ho fatto?
Ho realizzato questo documentario con i miei collaboratori mettendo insieme le informazioni che ritenevamo più interessanti, con sette domande, e le abbiamo mostrate in 6-7 riunioni, con una ventina di persone per volta, un centinaio in tutto. Erano tutti miei amici, gente che si fidava di me, non tirata dentro per i capelli, c’erano scrittori, uomini di cultura, intellettuali, qualche politico e soprattutto giornalisti. Facevamo vedere le sette domande, c’era anche materiale apparso su Internet e quindi non era tutto condivisibile. Noi prendevamo e chiedevamo se conoscevano queste cose. La curiosità più straordinaria è che quasi nessuno aveva visto questo materiale, eppure era disponibile da un anno o due. Ho capito che c’era un blocco enorme e da lì è nato il film. Ci siamo detti di farlo noi, ma che dovesse essere per un pubblico esterno, normale e che non sapesse nulla, un pubblico che vede i telegiornali e che va al cinema.
Se vuoi fare un film, non può essere di sei ore. La nostra idea era di fare un film per il pubblico che guarda la televisione e che va al cinema. Internet è una cosa speciale, ma è una nicchia che non raggiunge il grande pubblico. Quindi, se vuoi fare un film che sia fruibile e commerciale, devi tenerti su tempi accettabili. Ci hanno detto di non andate oltre i 100 minuti, noi comunque siamo arrivati a 108 minuti. Quindi, devi fare una scelta su un materiale gigantesco che va sfrondato, depurato e ripulito.
Per restare nei tempi, abbiamo fatto delle scelte drastiche. Se avessimo dovuto mostrare il volo caduto in Pennsylvania avremmo dovuto rinunciare a una cosa che nel film è fondamentale e che abbiamo solo noi, ossia l’analisi dei 19 terroristi. Non c’è in nessun altro film, neanche in Loose Change. Noi siamo andati a pescare chi erano, da dove sono venuti e come sono stati seguiti. Penso che sia una delle cose più originali e fruttuose per il futuro, quindi abbiamo deciso di tagliare quel pezzo sull’United 93.
Uno dei grandi problemi di fare questo lavoro di informazione è il fatto che per acquistare questi materiali bisogna avere dei capitali non indifferenti. Il ragazzino che volesse fare una cosa del genere non lo potrebbe fare, altrimenti rischierebbe una causa legale…
Gli avvocati ci hanno detto che se volevamo fare un film, bisognava avere i documenti di proprietà. Mi piange il cuore di aver dovuto togliere, rispetto alla versione presentata al Festival, due o tre passaggi che sono assolutamente decisivi per documentare quello che diciamo e che non abbiamo potuto acquistare, ma le catene televisive americane a cui ci siamo rivolti per avere i materiali ci hanno negato la vendita. Quindi, abbiamo dovuto toglierle, non c’era via di mezzo. Così come abbiamo dovuto fare con un pezzo molto bello, Black Dawn, ‘l’Alba nera’, in cui ho potuto vedere direttamente la manipolazione dell’immagine di Bin Laden da parte di uffici che lavorano per questo. Era un Power Point che venne presentato all’Ufficio di sicurezza e difesa europeo realizzato dal CSIS, Center for International Strategic Studies di Washington, in cui ci veniva mostrato l’attacco nucleare contro la sede Nato di Bruxelles con il servizio di un telegiornale, tutto fatto a livello professionale. Era fantastico, perché a un certo punto compariva Osama Bin Laden e anche se l’immagine era chiaramente presa altrove, era manipolata in maniera fantastica. Bin Laden annunciava, con un’ottima voce, di essere stato lui l’autore dell’attacco nucleare alla sede Nato di Bruxelles, che ovviamente non è mai esistito. Allora io l’ho preso e l’ho messo nel film, nell’ambito del ragionamento “chi è che manovra Bin Laden? Chi è questo Bin Laden? Da dove viene, dove si trova e perché non l’hanno mai beccato?”. Quando abbiamo messo questo estratto, che c’era nella versione presentata a Roma, arrivato il momento dell’uscita uno dei nostri avvocati ci ha chiesto se avessimo l’autorizzazione degli autori, visto che era un film realizzato da un istituto professionale. Io stesso ho chiamato a più riprese e la cosa divertente era che non ci hanno neanche detto di no, ma ci rimandavano da una parte all’altra. Magari ci dicevano di andare dal produttore, che invece ci diceva di rivolgerci a uno degli autori. Poi abbiamo chiamato tutti e alla fine disperati abbiamo chiesto che almeno ci dicessero di no, mandandoci una mail in cui si vietava l’utilizzo, ma non hanno fatto neanche questo. Tuttavia, di fronte al rischio di vederci bruciata la pellicola, l’abbiamo tolto.
Per dirla in maniera semplice, il documentario non crede alla versione ufficiale, non crede che le Torri gemelle siano cadute per il duplice effetto della collisione degli aerei e del calore, non crede che al Pentagono si sia abbattuto quell’aereo. Prendendo per buone queste tesi, non risulta difficile rendere credibile le tesi alternative? Per esempio, nel caso delle Torri gemelle, se è stato l’esplosivo a far crollare le Torri, perché ci sarebbe stato bisogno di far dirottare degli aerei, di farli schiantare delle Torri e non semplicemente far esplodere queste strutture?
Perché ci volevano dei terroristi…
Ma si poteva dire che c’erano dei terroristi che hanno messo delle bombe, sarebbe stato più semplice…
E’ un’obiezione che ho sentito molte volte. La fantasia di coloro che organizzano questi attentati è molto superiore a quella degli scrittori più creativi. Io non competo con loro, so soltanto che sono degli specialisti di alto livello. Hanno scelto quella perché evidentemente era la soluzione più spettacolare…
Ma non era una complicazione rischiosa?
Ma secondo me far crollare le Torri senza farle vedere in diretta a milioni di persone non avrebbe funzionato altrettanto bene.
Comunque si trattava di un luogo che era già stato coinvolto in un attentato terroristico con dell’esplosivo, anche se di natura molto diversa…
Non sarebbero state viste perché non ci sarebbero state le telecamere, bisognava creare il contesto. Bisognava che ci fossero le telecamere di tutto il mondo.
Anche solo vedendo le macerie e con migliaia di morti sarebbe stato un bell’effetto…
Le migliaia di morti sono un’inezia per questi signori, che hanno già fatto operazioni del genere…
Ma per gli americani comunque non è certo una cosa già vista…
L’incidente del golfo del Tonchino ha provocato 52.000 americani uccisi, in una guerra che è stata totalmente inventata in modo incontrovertibile, quindi questi signori hanno inventato una guerra, provocando 52.000 soldati e ufficiali americani uccisi e due milioni di vietnamiti morti. Insomma, si può fare molto di più di 3.000 morti, queste sono inezie. Comunque, la risposta a questa domanda dovete porla a quelli che hanno organizzato tutto quando li scoprirete, non fatela a me. Noi siamo di fronte a un evento, che cosa avrebbero potuto immaginare, pensare o fare loro non lo so. Questo evento ci è stato raccontato con una serie di palle clamorose, questo evento è falso. Noi stiamo lavorando perché ci sia una nuova indagine, fatta da una nuova amministrazione politica americana che ci dica la verità, ma dubito che questo avverrà.
Visto il modo in cui è stato utilizzato questo evento, ossia per colpire Afghanistan e Iraq, perché in un’eventuale cospirazione non sono stati inseriti afgani o iracheni tra i dirottatori, ma erano quasi tutti sauditi?
Perché i servizi segreti sauditi erano migliori di quelli iracheni, visto che a questa operazione hanno partecipato i servizi pachistani, sauditi e probabilmente il Mossad per alcuni aspetti, forse anche rilevanti. Hanno preso quello che avevano. I servizi segreti preparano queste operazioni con largo anticipo.
Non credo sarebbe stato difficile inventarsi dei passaporti falsi iracheni o afgani, visto che voi mettete anche in discussione l’identità dei dirottatori…
C’era una discussione in corso negli Stati Uniti in quel momento e non tutti quelli che partecipano a queste operazioni fanno parte degli stessi livelli di direzione politica. Comunque, non commettiamo un’ingenuità. Un’operazione del genere non la fa la CIA, sono dei corpi separati che agiscono all’interno dei servizi segreti. E se qualcuno vuole contestare questa cosa, si rivolga a Seymour Hersh che l’ha documentata a più riprese. Questo è cosa nota. La perfezione in questi casi non esiste, un’operazione del genere la si conduce con le forze che si possono mettere in campo e basandosi sul fatto che dentro l’establishment americano ci sono diverse opzioni. Alcuni di questi lo hanno anche rivelato. Ci fu uno scambio di battute nel corso di una trasmissione di Ballarò, tra me e il professore americano Michael Ledeen, in collegamento dagli USA mentre io ero in studio. E la curiosità dell’episodio fu che, mentre era in corso la guerra contro l’Iraq, cominciata da poco, lui disse, in piena trasmissione, qualcosa del genere: “Io l’avevo sempre detto, fin dall’inizio che bisognava attaccare subito
l’Iran, non l’Iraq”. Non giuro sulla citazione alla lettera, ma giuro sul significato precisissimo di ciò che disse.
E’ indubbio che questo evento sia stato sfruttato per esigenze ben definite, ma un conto è dire che è successo un incidente ed è stato sfruttato, un conto è crearselo da soli…
Ovviamente, ma non è nelle mie competenze dire perché hanno fatto così. Certo che ho la mia versione dei fatti, ma quello che posso dire sicuramente è che quello che ci hanno raccontato non è vero, questo lo sosterrei di fronte a qualunque tribunale, in qualsiasi circostanza e senza esitazione. Non ho esitato a mettere a repentaglio trent’anni di lavoro giornalistico per dire queste cose, se le posso dire e se mi offrono l’occasione per farlo, altrimenti me la offro da solo. Io sono certo di quello che dico. Poi se qualcuno mi chiede di interpretare il loro comportamento, io dico che è molto variegato, tante cose sono veramente difficili da spiegare perché siamo di fronte a gente sul filo della pazzia, considerando che chi fa queste cose non è gente normale. Chi a tavolino costruisce una guerra è molto intelligente e sa sfruttare i media, ma non è normale. E’ gente che ha di fronte a sé problemi di carattere politico e religioso sconvolgenti, quindi mettersi a fare un ragionamento razionale su qual è l’ipotesi migliore secondo me significa un po’ sottovalutarli. Di fronte a un evento di questo genere, bisogna sapere che chi l’ha ideato è un criminale di raffinata intelligenza, nel caso specifico gente che, tra le altre cose, ha una forte connotazione religiosa. Quindi, io mi trovo di fronte a un signore che dovrebbe stare in una clinica psichiatrica. Pretendere di interpretare razionalmente i suoi comportamenti è impossibile…
Nel caso del Pentagono, se non è stato colpito da quell’aereo, che fine ha fatto le persone e l’aereo stesso?
Nel film abbiamo sentito i pareri di un certo numero di esperti che conoscono meglio di me sia il funzionamento di quegli aerei specifici, sia la dinamica degli eventi. Noi sappiamo che quell’aereo è sparito dall’osservazione dei radar per 36 minuti. Non lo dico io, quell’aereo a un certo punto è sparito dall’osservazione…
Su questo però c’è chi dice che in realtà loro non riuscivano a rintracciare qual era l’aereo esatto perché era stato spento il trasponder…
Questo molto tempo prima, l’aereo ha spento il trasponder, ha cambiato rotta, è stato seguito per un po’ e, a un certo punto, per 36 minuti le tracce radar sono scomparse…
Ma poi a posteriori non si è riusciti a definire la sua rotta?
No, mai stata trovata la rotta. Noi lo sappiamo con certezza perché sta scritto nel 9/11 Commission Report, questa è la verità ufficiale e sta scritta lì, si dice che quell’aereo è stato perduto dai radar per 36 minuti. Dove è andato a finire? Io non lo so, ma per far sparire dai radar un aereo che vola ci sono solo due possibilità. Una è che cada da qualche parte, l’altra è che voli talmente basso da non essere più rintracciabile, cioè a pochi centimetri da terra.
Questo comunque presuppone che i passeggeri sono stati uccisi in un altro modo o facciano parte di un’eventuale cospirazione, perché non ci sono più…
Queste persone possono essere state uccise altrove o l’aereo potrebbe essere caduto da un’altra parte. Noi non sappiamo nulla di questo. Possiamo fare delle ipotesi…
Ma ci sono anche delle telefonate di queste persone…
No, assolutamente, questo lo smentisco categoricamente. Lo posso dire perché abbiamo fatto uno studio apposito con Yukihisa Fujita, deputato giapponese, che ha scritto una lettera a Hamilton e Kean, i due presidenti della Commissione, chiedendo se loro conoscevano l’esistenza di un documento dell’FBI, finora mai smentito, in base al quale si dichiara che nessuna telefonata in uscita sia stata registrata dai quattro aerei.
Quindi quelle trascrizioni sono tutte false?
Esatto. E’ quello che scrive l’FBI. Abbiamo chiesto a Hamilton e Kean se erano a conoscenza di questo documento, ma non ci hanno mai risposto. Ma comunque esiste, l’abbiamo registrato e lo metteremo nel nostro secondo film…
Quindi ci sarà un secondo film?
Ci sarà perché lo stiamo preparando, da allora sono venute fuori molte cose che saranno nel secondo capitolo. Voglio sottolineare che le telefonate sono tutte false, anche quelle della moglie del diplomatico che avrebbe telefonato due volte. Non risulta, perché il telefonino ha cercato di collegarsi, ma non ce l’ha fatta. Loro hanno trovato la telefonata e la sua durata era di zero secondi, il che vuol dire che c’è stato il tentativo, non ha agganciato la rete ed è finita lì. La domanda è: chi ha autorizzato queste telefonate?
In questa seconda parte della nostra intervista con Giulietto Chiesa approfondiamo le tesi legate all’aereo caduto sul Pentagono.
Comunque, ci sono 55 testimoni oculari che sostengono che sia caduto un aereo sul Pentagono…
Anch’io attualmente penso che sia caduto un aereo sul Pentagono, ma non quello che ci hanno detto.
Un aereo militare come qualcuno ha suggerito?
C’è un bellissimo documentario che è disponibile su YouTube, che io ho registrato e che useremo. E’ stato fatto da un gruppo di giovani americani, una cosa che avrei voluto fare anch’io, ma che non mi è stata possibile vivendo qui. Loro hanno studiato la rotta per arrivare sul Pentagono e sono andati a chiedere a tutti gli abitanti della zona, casa per casa, cosa avessero visto quella mattina. Dalle loro testimonianze emerge che un aereo bimotore di grandi dimensioni è passato bassissimo, ma che non aveva la carlinga argentata. I racconti sono più o meno tutti coincidenti sul fatto che fosse un aereo bimotore, poteva essere un Boeing 737 o 757, ma anche questo non è sicuro. Era bianco, aveva una riga sola sulla fiancata. Nessuno riferisce di scritte, ma tutti riconoscono che è un aereo bimotore bianco, mentre qualcuno dice che sulla fiancata aveva una riga marrone, qualcuno azzurra, ma sono errori facilmente comprensibili. Quindi, è probabile che fosse un aereo, ma non quell’aereo. Poteva essere un aereo pilotabile dall’esterno in automatico o un altro, ma non era certo quell’aereo. Quindi, i passeggeri non erano lì, ma da un’altra parte.
Nel documentario c’è Dario Fo che parla di un foro di cinque metri, come se si volesse puntare ancora sull’ipotesi missile. Mi sembra che questa tesi sia basata sostanzialmente su alcune foto con dei getti d’acqua che non permettono di vedere bene lo squarcio che è stato provocato dall’impatto di ‘qualsiasi cosa’ abbia colpito il Pentagono…
Conosco a menadito questo genere di obiezioni, ma c’è un piccolo dettaglio. Quando dicono che il buco è di 37 metri, dimenticano di affermare che un buco dovrebbe essere un buco. Eppure, in quei 37 metri che loro dicono di vedere, ci sono le colonne. La feritoia può essere anche più larga di 5 metri, ma nella fotografia che loro mostrano ci sono le colonnine ancora in piedi, mentre se fosse entrato un oggetto di quelle dimensioni non avrebbero potuto rimanere al loro posto. Io dico semplicemente che forse il buco non era di cinque metri, ma che magari è stato provocato da un missile che si trovava nascosto nella punta dell’aereo e che era stato preparato per tempo. Quindi l’aereo c’era, perché se vuoi fare una cosa la devi fare in modo intelligente, ma era senza passeggeri e aveva al suo interno, magari nella fusoliera, un missile che nello spazio di poche frazioni di millesimo di secondo ha sparato apposta. In effetti, l’unica spiegazione del buco esterno rotondo che c’è nel terzo cortile è che ci fosse anche un missile, attaccato o parallelo all’aereo non ha importanza. Non c’è una spiegazione logica per quel buco con nessuna delle versioni che vengono fornite. Visto che sono state trovate delle ruote di un aereo e presumo che questo sia vero, possono essere sia ruote di un Boeing 757 o di un 737, quindi è possibile che abbiano utilizzato un Boeing 737 predisposto preventivamente.
Anche in questo caso perché far finta che c’era un altro aereo con dei passeggeri, mentre si poteva semplicemente scagliare un aereo e dire che era stato pilotato da un terrorista?
Non sarebbe arrivato, perché un aereo delle dimensioni di un 757 a quella velocità all’altezza di 7 metri dal suolo non può farcela. Ci sono tutte le testimonianze tecniche, alcune anche di piloti, che poi magari hanno ritrattato, ma come si dice voce dal sen fuggita, richiamar non vale. Tutte dicono che la traiettoria ufficiale descritta per questo aereo non è praticabile. Non si vola a 750 chilometri all’ora a 7 metri dal suolo, non lo puoi fare con un aereo normale, figuriamoci con un aereo passeggeri. Devi avere un aereo speciale, che è stato opportunamente procurato per questa operazione.
Ma anche qui non sarebbe stato più semplice creare questo aereo speciale, lanciarlo contro il Pentagono…
Ma ci volevano i terroristi…
Si poteva dire che lo avesse pilotato un terrorista e che dietro ci fosse Al Qaeda…
Un conto è dire che hai dirottato un aereo con dei passeggeri, un altro è assegnare ad Al Qaeda la possibilità di dotarsi di un aereo speciale dotato di missili e allora non sta in piedi la teoria dei terroristi dotati di temperini. Bisognava mostrare i 19 terroristi. Tutta una serie di obiezioni che mi vengono fatte mostrano di non capire la visione d’insieme del problema. Il problema nell’insieme doveva essere l’inizio della guerra contro il mondo islamico e senza i terroristi non puoi farlo, ma allo stesso tempo non puoi dire che sono talmente raffinati da avere delle tecnologie così potenti.
Si può dire che un terrorista si è impadronito di un aereo di questo tipo…
E’ più difficile spiegare quella che qualunque altra. Mi sembra un po’ difficile da immaginare…
E’ anche difficile spiegare come sia scomparso un aereo con dei passeggeri…
Non è nulla di eccezionale, è semplicemente il piano Norton. E’ stato descritto in tutti i dettagli, non è una novità. Il piano Norton è esattamente quello che abbiamo visto applicato l’11 settembre, ci sono i documenti filmati. E’ un piano che McNamara ha avuto sul suo tavolo, per poi destituire i comandanti delle forze armate americane che lo avevano proposto. Prevedeva l’uso di un aereo finto che avesse il compito di accompagnare un aereo vero, riempito preventivamente di studenti americani e che doveva essere abbattuto sui cielo di Cuba, per accusare poi i cubani…
Questo in teoria potrebbe anche aver ispirato Bin Laden …
Ma per fare questa operazione Bin Laden avrebbe dovuto agire sul territorio degli Stati Uniti con un’intera squadra di terroristi, con informazioni dettagliate, dotati di aerei, in grado di farli partire da un aeroporto, di farli cadere, atterrare in un altro aeroporto e di far sparire un intero equipaggio. Queste sono cose che può fare solo un servizio segreto che ha la sua base negli Stati Uniti, tutte le altre interpretazioni non stanno in piedi. Il piano Norton ci dice che nell’aviazione degli Stati Uniti era stato deciso un progetto che doveva portare ad abbattere sul cielo di Cuba un aereo pieno di studenti americani. Nei minimi dettagli, il piano Norton descrive come avrebbero fatto per far sparire questo aereo sostituendolo con uno identico, che sarebbe esploso senza gli studenti, i quali sarebbero scesi in un altro aeroporto. Attraverso una modifica dei sistemi di identità l’intera operazione sarebbe stata completamente dimenticata nel clamore mondiale dell’accusa a Cuba di aver abbattuto un aereo americano pieno di studenti. Tutto questo è scritto, pubblicato su Internet a più riprese, ci sono foto e documenti. Se uno mi dice che è incredibile quello che è avvenuto, rispondo che era talmente incredibile da essere stato organizzato.
Beh, magari è una cosa che è stata proposta, poi riuscire veramente a farla…
E’ arrivata sul tavolo del segretario alla sicurezza nazionale, Robert McNamara. I responsabili poi sono stati cacciati, anche se uno di loro successivamente è stato promosso. Ha guidato il comando della Nato in Europa, quindi lo hanno punito fino a un certo punto.
In merito alla manovra di inversione dell’aereo per dirigersi verso il Pentagono, si fa vedere questa manovra in maniera molto rapida. Ma in realtà la manovra non era più lenta, intorno ai due minuti e mezzo, e poi non è stata tentata con successo da vari simulatori?
Che sia stata tentata da vari simulatori non ne ho notizia, a me non risulta che sia stata tentata da nessuno. Francamente ritengo che questa notizia sia destituita di ogni fondamento. Chi l’avrebbe fatto? Quando? L’aviazione militare americana?
Ma è vero comunque che la manovra sarebbe durata due minuti e mezzo? Perché nel documentario risulta magari un po’ fuorviante mostrarla in maniera rapidissima…
Noi abbiamo semplicemente riferito quello che dice la 9/11 Commission Report. Loro hanno fatto il calcolo e ci hanno fornito i dati, dicendoci che questo aereo è arrivato a Washington all’altezza di 2.000 metri con una velocità di 750 chilometri orari e che è sceso da 2.000 metri a terra nello spazio di 37-38 secondi.
Io mi riferisco alla manovra di inversione…
Noi abbiamo le testimonianze di quelli che parlano nel film e quelle scritte dei Controllori di volo, che dicono tutti, mi sembra fossero tre, di aver pensato che fosse un aereo militare quando lo hanno visto su un radar, perché quella manovra velocissima non poteva essere compiuta da un aereo civile, che non è attrezzato. Quindi noi abbiamo delle testimonianze, abbiamo il dato ufficiale relativo all’inversione di rotta, abbiamo la singolare circostanza che un aereo di quel tipo che doveva colpire il Pentagono arriva su Washington a 2000 metri d’altezza…
Più che testimonianze, nel film si vedono persone che riferiscono di testimonianze. Queste persone non le avete intervistate e mostrate…
Ci sono tre esperti che parlano di questo.
Mi riferivo alle persone che parlano di un aereo militare…
No, quello l’abbiamo preso dai documenti scritti, poi ci sono le interviste che abbiamo fatto con gli esperti, uno dei quali è un addetto ai servizi di controllo, un altro è un militare di lunga data…
E c’è anche Barbara Honegger…
Lei dà un’altra versione che noi abbiamo riferito, sostenendo che dentro il Pentagono ci fosse stata un’esplosione anche prima dell’arrivo dell’aereo…
In questo senso, possiamo chiarire il suo ruolo? E’ veramente l’ufficio stampa del Pentagono? Alcuni sostengono che abbia lavorato solo con l’amministrazione Reagan. Ovviamente, se lo dice l’ufficio stampa del Pentagono ha un valore perché conosce bene la situazione; se lo dice una persona che ha lavorato nell’amministrazione Reagan magari è competente, ma è un altro conto…
Ho intervistato personalmente la signora Honegger, quando è arrivata mi ha fatto vedere il pass che aveva attaccato alla giacca del Pentagono. In effetti, all’epoca lei lavorava al servizio stampa del Pentagono e le ho chiesto se temeva per la sua sorte, ma lei mi ha risposto che finché poteva farlo lo avrebbe fatto. Lei ha lavorato con Reagan e poi ha lavorato come addetta ai lavori di informazione. Lei sostiene che le testimonianze che ha raccolto riferissero di un’esplosione che ha preceduto l’arrivo dell’aereo. Noi non avevamo nessuna prova, salvo la sua testimonianza, ma essendo quella di una persona che stava all’interno l’abbiamo data. Qualcuno si è lamentato di una contraddizione tra quello che dice la signora Honegger e altre cose che sono mostrate in altre parti del film. Certo che c’è una contraddizione tra tutte le versioni, ce ne sono due o tre, tutte diverse dalla versione ufficiale e tutte comunque che smentiscono in una forma o l’altra la versione ufficiale…
Si dice che quello del Pentagono dovrebbe essere uno spazio ultraprotetto…
Lo è…
Ma nei pressi del Pentagono non c’è un aeroporto?
Sì, l’aeroporto Reagan, che si trova a circa un chilometro e mezzo.
Quindi in realtà non sarebbe un po’ difficile proteggere un luogo in cui quotidianamente passano degli aerei, che magari in un attimo possono uscire fuori dalla loro rotta? Se un aereo arriva, al di là del fatto che il Pentagono sia stata colpito dall’aereo ‘ufficiale’, da un altro aereo o da un missile, che protezione ci può essere?
E’ un’osservazione pertinente a cui ho pensato anch’io, siccome ho lavorato a Washington e conosco bene l’aeroporto. Andavo a cena a Georgetown, dove passavano gli aerei sul fiume Potomac e si vedevano benissimo. Peraltro, mi ero posto la questione anche prima dell’11 settembre. Come scendevano, almeno a quell’epoca, gli aerei sull’aeroporto Reagan? Per arrivare sulla pista bisogna seguire le anse del fiume Potomac, c’è un corridoio e tutti gli aerei fanno la stessa traiettoria, tanto che quando si andava la sera a cena li si vedeva passare. E’ un corridoio che gli aerei devono seguire in maniera rigorosa. Lei dice che uscire da questo corridoio in pochi secondi è facilissimo e c’è tutto, anche la Casa Bianca è a pochi chilometri, e quindi non ci sarebbe il tempo di reagire. Per questo loro hanno messo in piedi un sistema automatico di abbattimento degli aerei che dovessero eseguire questa operazione. C’è chi ci contesta anche questo, perché dice che non abbiamo mostrato le rampe di lancio, ma le abbiamo disegnate.
Forse l’obiezione era sulle prove che si forniscono, a parte far vedere questo cartone…
Anche in questo caso abbiamo tre testimoni, che ci dicono che questo sistema esiste ed è automatico. La signora Barbara Honegger, che non è l’ultima arrivata perché è una dipendente del Pentagono, ci dice che questo sistema c’è ed è automatico. Gore Vidal, che è figlio di un ministro dell’aviazione e che un po’ di cose le conosce anche lui, sostiene che ci sono dei sistemi di difesa automatici che non richiedono neanche un’autorizzazione. Il terzo è l’assistente di una deputata, che ci illustra dettagliatamente i tre ordini di difesa esistenti. Certo, è molto difficile, siccome gli aerei passano molto vicini alla zona è immaginabile che possano uscire dalla loro rotta. Ma nel caso specifico questo aereo non è passato dal Potomac, ma a 2.000 metri di altezza, fuori da qualunque territorio, ed è entrato nei tre anelli che circondano la protezione di Washington nel suo complesso, senza avere a disposizione il transponder militare speciale. La spiegazione qui è chiara, quell’aereo non ha seguito la rotta prevista, è arrivato sul cielo di Washington fuori da ogni criterio normale e non avendo il transponder militare. Dal punto di vista della difesa, quelli che stanno alla Torre di controllo dell’aeroporto Reagan di Washington e quelli che seguono la difesa militare dei punti vitali del Pentagono sanno esattamente quali sono gli aerei che devono arrivare, a che ora devono arrivare e la loro rotta.
Se le norme vengono rispettate, tutto è a posto. L’aereo entra nel corridoio e anche se non ha il transponder militare, finché rimane dentro il corridoio non c’è problema. L’obiezione su come avrebbero potuto fare, funzionerebbe solamente se questo ipotetico aereo fosse sceso su Washington seguendo questo corridoio, ma non lo ha fatto.
Quindi tutti gli aerei di linea devono seguire questo corridoio?
Sì, quelli che arrivano all’aeroporto di Washington devono farlo, senza eccezioni. Supponiamo che il pilota di uno di questi aerei ammattisca, esca di rotta e vada a colpire la Casa Bianca. E’ possibile, considerando come sono stretti i tempi. Quello che non è possibile è che loro non abbiano previsto una cosa del genere. Quindi nel caso ci sia l’uscita del corridoio, l’aereo viene abbattuto, su questo non ho dubbi, me l’hanno confermato tutti quelli con cui ho parlato, anche persone non presenti nel film.
Ma possibile che non ci siano dei progetti su questo sistema di difesa e delle persone che ci hanno lavorato ne parlino? Mi pare che ci sia solo questa Barbara Honegger che ne parli concretamente…
In realtà, sono tre persone che parlano in varie forme del sistema di difesa nel film. Tutti dicono che l’aereo non corrisponde ai criteri normali, perché entra nello spazio aereo che è composto da tre noccioli, uno a 50 miglia, l’altro intorno alle 20-25 miglia e l’ultimo a 7 miglia. Questa è l’ultima fase, quella di atterraggio, che può essere superata solo se l’aereo ha il sistema di rilevazione militare, altrimenti o rimane nel suo corridoio o verrà abbattuto. La domanda che io faccio a chiunque mi pone questa obiezione, è: in una situazione del genere è ragionevole per un Paese come gli Stati Uniti, con risorse tecnologiche infinite, non rendersi conto del pericolo che corre il suo Presidente e non adottare delle misure di sicurezza? Io non sono talmente cattivo verso gli Stati Uniti da stimarli così poco.
Ma nel 1994 mi sembra che un Cessna si abbatté sul prato della Casa Bianca…
Un Cessna può essere un incidente…
Forse è anche più facile da abbattere…
Ma perché gli Stati Uniti non avrebbero dovuto dotarsi di sistemi di sicurezza…
Almeno nel 1994 la Casa Bianca non li aveva…
Ma tra il 1994 e il 2001 è passato del tempo. Nel 1994 non c’erano ancora gli aerei drone, adesso sì. Ieri guardavo con mio figlio come si può guidare a distanza un aereo drone e fargli sparare quanti missili si vuole. Negli ultimi 10-15 anni sono accadute tante cose che allora non esistevano e ora invece sì.
Per concludere la parte sul Pentagono, una cosa che mi aveva impressionato è che nelle riprese filmate non si vede l’aereo che arriva sul Pentagono e ho pensato che fosse un filmato con 24 fotogrammi al secondo. In realtà, si trattava di un filmato che scattava un fotogramma ogni secondo e quindi in quello spazio è ragionevole non vedere l’aereo. Forse sarebbe stato meglio specificarlo nel documentario, perché da come viene presentato risulta impossibile, mentre con un fotogramma al secondo è possibile…
Ma noi non lo diciamo che è a 24 fotogrammi al secondo…
Infatti non lo dite e forse sarebbe stato meglio specificare, perché rischia di essere fuorviante e di sembrare una prova inequivocabile, cosa che in realtà non è…
Noi non affermiamo che sia una prova inequivocabile, diciamo soltanto che non si vede l’aereo. Poi abbiamo fatto delle analisi, che magari saranno presenti nel secondo film, svolte da un fotografo italiano che ha lavorato sul dvd contenente le immagini ufficiali della Commissione d’inchiesta. Si è fatto mandare la documentazione e ha lavorato all’analisi di questi quadri. Lui sostiene che tra le due telecamere, una che sta dietro e una più avanti, c’è la stessa ripresa. Queste immagini sono state manipolate e c’è la prova, perché mancano dei quadri. In una delle due, che è la meno felice, ci sono questi quadri, nell’altra invece non ci sono. Allora la domanda è: chi ha messo le mani anche sull’unico sistema di vigilanza filmata? Questo lo inseriremo, anche se è difficile, considerando che si tratta di un lavoro di 30-40 cartelle, secondo per secondo, un’analisi fatta da un professionista che afferma che c’è stata una manipolazione. Noi per fare una cosa del genere avremmo dovuto impiegare sei-sette minuti del documentario e non l’abbiamo fatto, perché come detto un documentario non è un saggio scientifico, ma un tentativo di fornire un’interpretazione. In ogni caso, per queste obiezioni c’è la seconda domanda: dove sono andate a finire le altre 67 telecamere?
Io avevo letto altre cifre, di cui per il Pentagono ne esistevano 13, di cui alcune nei dintorni…
Facciamo pure 13, dove sono andate a finire, perché sono tutte bloccate e a 8 anni di distanza non sono ancora uscite? Qual è il segreto militare da nascondere?
Da quello che ho letto io, perché erano semplicemente delle telecamere che stavano nei dintorni e non erano puntate direttamente sul Pentagono…
Lei pensa davvero che sulle facciate del Pentagono non ci siano delle telecamere? Qui vicino c’è una sede della Banca d’Italia, che ovviamente conta molto meno del Pentagono, le ha contate le telecamere che hanno?
Però dipende anche da dove sono rivolte, magari erano verso il basso e quindi non riprendevano l’aereo che arrivava…
Ma allora perché le hanno bloccate e non le tirano fuori? Non risulta che siano state mostrate…
Si diceva che alcune di queste sono state bloccate perché facevano parte di un processo e quindi dovevano aspettare…
Aspettiamo alcuni anni. A quanto risulta, non è ancora stato fatto alcun processo, se non quello a Moussawi…
Esattamente quello a cui mi riferivo…
A 8 anni di distanza non è stato fatto neanche un processo, una cosa singolare. La giustizia italiana fa schifo, ma quella americana no. L’unico processo che è cominciato è quello a Khaled Sheikh Mohammed. Si tratta di un Paese che pubblica i documenti con grande rapidità e ci consente di leggere dei segreti di stato, ma su questa questione non ci ha detto nulla. L’unica cosa che abbiamo saputo è che i presidenti della commissione Kean e Hamilton sono stati privati di importanti documenti che avrebbero consentito di accertare meglio la verità. Lo hanno detto loro e l’ha riferito pubblicamente anche Zelikow, che è l’organizzatore di questa storiella. La domanda è: tirate fuori questi nastri, fateci vedere che non c’è assolutamente niente e così saremo tutti contenti. Se io vedessi che in questi nastri non c’è niente, dopo un’opportuna analisi lo direi tranquillamente, ma finora li hanno tenuti nascosti. Lei dice che ci sono 13 nastri, il materiale di 13 telecamere dovrebbe essere interessante. Io escludo che qualsiasi centimetro quadrato del Pentagono non sia sorvegliato permanentemente da una telecamera. Lo escludo, perché stimo troppi i servizi segreti americani e i servizi dell’esercito per non immaginare che non ci si possa avvicinare al Pentagono senza essere rilevati.
Nella terza e ultima parte dell’intervista con Giulietto Chiesa, parliamo delle Torri gemelle, dell’identità dei dirottatori e delle loro nozioni di volo.
Ritornando invece alle Torri gemelle, mi pare che nel documentario Dario Fo citi un progettista (che peraltro non era proprio tale) che riteneva sicure al 100% le Torri in caso di scontro con un aereo, ma altri progettisti che hanno parlato del WTC pensavano che potesse essere sicuro in caso di incidente aereo solo se questo non avesse avuto molto carburante a bordo, perché altrimenti si sarebbe scatenato un incendio violentissimo. Insomma, non erano così convinti della sicurezza del WTC di fronte a un evento del genere…
Non ha rilevanza, può darsi, che ne so. Noi abbiamo la testimonianza di Frank DeMartini, che dice queste cose. Anche qui, se uno pretende da noi, che realizziamo un film, di eseguire un’analisi scientifica per risolvere tutti i problemi, non lo posso accettare. Chiunque faccia un film dice delle cose che servono per dare un’illuminazione, poi se uno vuole può approfondire. Pretendere che noi esauriamo l’argomento in un film di cento minuti non ha senso. Avevamo queste testimonianze, ragioniamo sulla base di quello che sapevamo.
Però dando solo quella testimonianza uno ha l’idea che il progettista ha detto una cosa sicura, mentre magari le cose sono un po’ più discordanti…
Dire che la costruzione è stata pensata per reggere all’impatto di uno o anche più aerei, non smentisce che in altre circostanze possano esserci altri effetti o che ci siano opinioni diverse in materia. Io penso che quando uno costruisce un grattacielo di 400 metri di altezza al centro di Manhattan abbia fatto un po’ di ragionamenti sulla tenuta. Trovo normale che i costruttori abbiano detto una cosa del genere, mentre non è normale che una Torre di questo genere colpita da un aereo al 96° piano crolli alla velocità di caduta libera, questo non è normale.
C’è chi contestava questo discorso della caduta libera e parlava di una caduta reale intorno ai 16 secondi…
No, questa è una sciocchezza, la storia dei sedici secondi è un falso. Se non erano 8 secondi sono 9,5, non fa nessuna differenza.
Si diceva che si erano fatti calcoli con le immagini televisive che non permettono di vedere gli edifici completi, mentre se si vanno a vedere i sismografi e altre rilevazioni la durata è maggiore…
No, noi l’abbiamo calcolato, così come hanno fatto decine di persone da tanti punti di vista. Tutti sono arrivati alla conclusione che sono passati tra gli 8 e i 10 secondi, non cambia niente. Qualcuno mi deve spiegare perché colpendo al 96° piano un edificio che di sotto dovrebbe essere integro, invece questo si polverizza e non c’è più traccia di travi di ferro di dimensioni notevoli che vengono polverizzate. Noi abbiamo sentito un’associazione di architetti per la verità sull’11 settembre, che comprende 719 membri di tutto il mondo e che negano questa possibilità.
Una possibilità che voi avanzavate nel documentario è l’utilizzo di termite. Ma da quello che si vede semplicemente andando su Wikipedia, la termite è una miscela incendiaria, no?
Ci sono due termiti, la termite esplosiva e la termite incendiaria, questo nel film lo diciamo. Le due sono complementari, una serve per innescare, l’altra per esplodere. Si tratta di una miscela militare, di cui abbiamo anche fornito la formula. Adesso ci sono numerose analisi uscite recentemente e che saranno presentate nel prossimo film, fatte mi sembra da un’università danese e che sono comparse su una rivista scientifica di qualità, che mostrano almeno tre frammenti dove è presente il bario della termite esplosiva. Quindi, non ci sono dubbi sul fatto che ci sia la termite e del bario che non dovrebbe essere presente in questi residui e nelle polveri di metallo che sono stati trovati. Inoltre, ci sono delle palline di metallo fuso nelle polveri che sono state raccolte vicino alle Torri, in una casa di una signora che abitava lì e che ha consegnato tutto a Steven Jones. A prescindere dal dettaglio tecnico, resta il fatto, incredibile e non documentabile in nessun modo, che ci siano tre torri che si afflosciano a terra a una velocità molto simile alla caduta libera, facendo sbriciolare in polvere un intero edificio che non è stato toccato. Insomma, c’è un aereo che sbatte contro un grattacielo e che potrebbe spezzarlo in due, ma questo non avviene. Comunque, sarebbe dovuta cadere la parte superiore, non si sarebbe frantumato tutto quello che c’era sotto, quindi non c’è spiegazione, perché l’acciaio non si frantuma. E anche se uno dice che l’acciaio sopra si è ammollato, perché l’acciaio di sotto lo ha fatto, cosa lo ha ammollato? C’erano centro metri di travi di acciaio che non sono state ammollate da niente…
Ma c’era la spinta dei piani superiori…
Ma le travi non si polverizzano, come mai le travi non ci sono più? C’è soltanto la parte finale. Come si può spiegare, visto che erano delle travi molto grosse?
Alcune sono state distrutte dall’impatto con gli aerei…
Ma gli aerei hanno colpito la parte sopra. E il resto? La costruzione stava poggiata su 36 travi di metallo con una larghezza mi sembra di 40 centimetri, qualcuno mi deve dire dove sono andati a finire. Uno può dire che si sono ammollate le travi là dove ha colpito. Non è vero neanche questo, ma supponiamo che lo sia. Mi volete dire dove sono andate a finire le travi di sotto? Per quale ragione anche queste si sono sbriciolate in polvere? Siamo tutte persone ragionevoli, se qualcuno mi dice che c’è il miracolo a Lourdes, è possibile. A parte che ci sono delle fotografie abbastanza belle che mostrano che l’intelaiatura di metallo ha resistito almeno per qualche secondo, e lo avrebbe fatto anche di più se non fosse stata frantumata. Si vede che c’è in mezzo alla polvere.
Il nucleo centrale mi pare…
Il nucleo centrale ha resistito, non è vero che i piani sono caduti per l’effetto pancake, non è vero, in realtà sono stati segati con una serie di esplosioni di cui ci sono testimonianze abbondanti. Decine di persone, tra cui quasi tutti i giornalisti che erano presenti sul posto durante l’evento, hanno riferito di aver sentito decine di esplosioni. Lo dicono i pompieri e ci sono almeno trenta diverse fonti, tra cui molti giornalisti…
Le esplosioni non avrebbero potuto essere provocate da cose come un computer che brucia e poi esplode?
Un computer non provoca un’esplosione di questo tipo…
Ammetto di non aver mai provato questa esperienza e spero di non doverlo fare…
Noi abbiamo la testimonianza di Rodriguez…
A proposito di questa persona, si discuteva del fatto che nelle sue prime testimonianze non avesse parlato esattamente di esplosioni, ma di mobili che si spostano…
Quali testimonianze?
Non mi ricordo esattamente, forse alla Commissione d’inchiesta o in un’intervista…
A me non risulta. Io gli ho parlato direttamente e lui ha testimoniato di fronte alla Commissione d’inchiesta, sostenendo di aver detto le stesse cose che ha riferito a noi e che ha ripetuto a più riprese…
Il dubbio era se questa non fosse la sua versione dei fatti iniziali…
E chi lo avrebbe spinto a cambiare la versione dei fatti?
Possono essere varie le ragioni, alcune perché ti convinci inconsciamente di certe cose o magari perché potrebbe essere conveniente…
Impossibile. Conveniente direi proprio di no, Rodriguez è andato dal Presidente degli Stati Uniti, ha preso la medaglia…
Magari è un modo per rimanere sotto i riflettori. Non vuol dire che sia un bugiardo, ma le ragioni possono essere varie…
Queste sono tutte le chiacchiere da debunker, che non valgono assolutamente niente. Questo è gossip, che non produce nulla di conoscitivo e che serve soltanto a distrarre la gente, un vecchio trucco. Trovo che non sia nulla di interessante, resta il fatto che la testimonianza di Rodriguez non sia neanche stata pubblicata nel 9/11 Commission Report. Come mai? Non c’è una riga su di lui, non esiste sul rapporto ufficiale. Vuol dire che hanno avuto un’intuizione fantastica sul fatto che Rodriguez avrebbe cambiato idea in seguito…
Uno dei momenti migliori nel documentario è a mio avviso quello in cui compare di Moni Ovadia. Ci sono un paio di scene molto efficaci a livello visivo, come il passaporto che brucia e le foto dei dirottatori che vengono gettate a terra. Anche se non è una questione fondamentale, perché avete deciso di mostrare in quel modo, ripeto molto efficace visivamente, il passaporto che brucia sulla trave? Il fatto è che a uno spettatore dà l’idea che il passaporto sia stato trovato tra le macerie delle Torri gemelle e ovviamente ci si chiede come mai sarebbe intatto. Infatti, così sarebbe una cosa folle. Tuttavia, da quello che ho letto è stato trovato scagliato lontano dall’impatto, non è rimasto all’interno delle Torri, come tanti altri oggetti che sono stati trovati dei passeggeri e del personale. Al di là del fatto che uno,se lo desidera, possa pensare comunque che sia stato messo apposta, in qualsiasi punto sia stato trovato, non rischia di essere fuorviante per lo spettatore dare l’impressione che questo passaporto sia stato trovato nelle macerie delle Torri gemelle, un’ipotesi assurda?
Intanto, è stato trovato molto vicino alle Torri gemelle, forse non proprio tra le macerie…
Perché se è dentro, è naturale che debba bruciare, se è fuori si è salvato come tante altri cose che sono state trovate, come dei documenti…
Noi non abbiamo detto niente a riguardo, facciamo un film e mettiamo assieme due elementi, uno che ci dice che le travi si sono fuse e l’altro che è stato trovato un passaporto di carta, mentre il corpo che lo portava è stato completamente vaporizzato. Io penso che questo passaporto al massimo dovesse essere addosso a chi lo portava…
Però sono stati trovati altri documenti di passeggeri…
Non so quanti documenti siano stati trovati…
Documenti, oggetti, cose che sono state scagliate fuori dalle Torri…
Di oggetti pochissimi per la verità, comunque è possibile che siano state trovate altre cose. Noi facciamo cinema, se qualcuno obietta può realizzare un bel film che ci dica che la verità ufficiale è quella giusta. In realtà, lo hanno già fatto e hanno sbagliato tutto, perché questa storia delle telefonate li metterebbe in difficoltà. Ora probabilmente avrebbero dei problemi a fare il film citando le telefonate sul telefonino, si accomodino. In ogni caso vediamo che risultati otterranno, hanno dovuto fare un po’ di fiction finora, perché non c’è nessuno che ha tirato fuori una spiegazione…
La questione dei dirottatori che risultano ancora vivi è interessante. Da quello che ne so, sono stati pubblicati degli elenchi pochi giorni dopo gli attentati, in cui l’identità dei dirottatori non era ben precisa e da lì, come letto anche su Der Spiegel, ci sarebbero stati dei casi di omonimia o quasi omonimia, di persone che sono state considerate dei dirottatori e che in realtà erano persone comuni. Un po’ come se domani ci fosse un dirottatore che si chiama Mario Rossi e un altro Mario Rossi venisse scambiato per il dirottatore quando ancora non ci sono dati precisi. Poi, invece, sarebbero usciti i nomi dei dirottatori precisi, con data di nascita e il resto e sono quelli che secondo la versione ufficiale sono i dirottatori effettivi. A voi cosa risulta in questo senso?
Tanto per cominciare, la lista con i cinque nomi non è mai stata modificata. Questi cinque nomi che noi indichiamo nel film come ancora vivi, sono ancora nella lista ufficiale…
Ma magari all’inizio sono stati scambiati per altre persone perché magari non c’erano date e luoghi di nascita…
La domanda che noi facciamo è: voi avete dato una lista, a noi risulta che cinque persone sono ancora vive, volete comunicare al mondo che come minimo queste persone sono ancora vive?
Ma magari non erano quelle. Tornando all’esempio di Mario Rossi, se dico che c’è un Mario Rossi dirottatore e non fornisco dei dati precisi, ovviamente centinaia di Mario Rossi potrebbero sostenere di essere vivi e di non essere dei dirottatori…
Ma i nomi da dove li hanno presi, dai loro passaporti, no?
Credo dalle liste di imbarco all’inizio, che probabilmente non avevano tutti i dati precisi di queste persone e da quello probabilmente è nata la confusione che ha portato all’inizio a scambiare queste persone con altre che erano totalmente innocenti e diverse. Tanto che Der Spiegel ha mostrato una foto di una persona che aveva lo stesso nome di un dirottatore ufficiale e si trattava di due persone completamente diverse…
Loro hanno dato prima una lista di nomi e poi l’hanno incrociata con delle fotografie. Le fotografie corrispondono alle persone vive, che dichiarano di essere vive. Vogliamo togliere quelle fotografie dalla lista dei responsabili? Non sono mai state tolte.
Forse perché sono le fotografie dei responsabili e non delle persone confuse…
No, è il contrario, quelle fotografie si riferiscono alle persone che sono state individuate, non ha senso. Loro danno la lista dei nomi e poi anche le fotografie, non c’è più un problema di omonimia. Se ai nomi aggiungi una fotografia, uno si riconosce nella fotografia e nega di essere quella persona…
Ma non credo che loro si siano riconosciuti dalle foto, ma dai nomi…
No, si sono riconosciuti sia dalle foto che dai nomi.
Io su Der Spiegel ho visto questa persona con un volto assolutamente diverso dal dirottatore…
Ma allora sulla base di che cose si è verificato l’equivoco, se hanno identificato tutti?
Si sarebbe verificato tra i giorni in cui avevano soltanto i nomi e quelli in cui li hanno identificato anche meglio, con le foto…
A me questa cosa non risulta proprio, mi risulta molto semplicemente che l’FBI ha fornito l’elenco dei passeggeri, poi ha aggiunto ai passeggeri l’individuazione. Hanno annunciato di averli individuati, ma quelle fotografie e quei nomi corrispondono a persone viventi, quindi la cosa più logica e anche più decente sarebbe che, dopo aver fatto le scuse (cosa che in qualche caso è avvenuta), avessero cambiato l’elenco ufficiale dei dirottatori. Potevano dire: i seguenti nomi li cancelliamo o magari mettiamo un punto interrogativo accanto al loro nome perché esiste un omonimo che dichiara di non essere lui. Come minimo, gli è stato rubato il passaporto. Questo chiarimento se qualcuno me la mostra e mi dice dove è stato fatto, io ne prenderò atto, ma non ho visto nulla di tutto questo…
Ma se ci sono ancora delle persone che vengono considerate ingiustamente dei terroristi con delle loro foto e in realtà sono delle persone comuni, perché non continuano a lamentarsi, non si fanno vedere e non vanno in televisione?
Primo perché c’è bisogno che qualcuno li vada a cercare, secondo perché c’è bisogno di un arco di tempo per fare un’operazione seria in questo senso…
Ma voi per esempio perché non siete andati a cercarli?
Lo abbiamo fatto, ma non si sono fatti trovare, pur sapendo noi dov’erano. Siamo andati sulle tracce di coloro che li avevano rintracciati e intervistati, ma nessuno di loro è mai stato più rintracciato. Non so neanche dove siano e cosa stiano facendo. Non ci siamo riusciti, avessimo avuto più soldi saremmo andati e continuato l’indagine. Non è escluso che adesso tenteremo di rifarlo, avessimo avuto due o tre milioni di euro in più per fare il film, avremmo svolto altre indagini.
Moni Ovadia dice che loro prendono un volo da Portland a Boston e la considera una sorta di gita. Da quello che avevo letto nella versione ufficiale, in realtà si trattava di un test per vedere se erano stati identificati o meno. Nel caso fossero stati arrestati non avrebbero coinvolto anche gli altri partecipanti ai dirottamenti…
Chi l’ha detta questa cosa?
Credo che sia nelle varie versioni ufficiali…
No, ti devo contestare, nelle prime pagine del rapporto ufficiale si dice che il viaggio a Portland di Atta e dell’altro terrorista è inspiegabile. Lo dicono nel rapporto ufficiale. Che ci sia un’altra versione non lo so, questa versione è contenuta nel rapporto ufficiale e gli inquirenti non si spiegano la stranezza del viaggio a Portland. Qualcuno se lo sarà inventato. A me risulta che questo sia scritto nelle primissime pagine del rapporto ufficiale ed è una delle maggiori stranezze in assoluto, perché uno che deve imbarcarsi a Boston e va a finire a Portland supera la fantasia del miglior organizzatore che io possa immaginare. Resta il fatto che, come noto, le immagini che ci hanno mostrato dei due terroristi che salgono a bordo del volo sono false, perché sono le immagini del loro imbarco a Portland e non a Boston…
In realtà è stato detto che sono state considerate le immagini dell’imbarco a Portland e che non sia stato detto che si trattasse dell’imbarco a Boston…
In moltissime fonti, anche ufficiali, sono state presentate così…
Potrebbe essere stato un errore…
E noi abbiamo il diritto di non fare questo errore…
Nel documentario c’è una dichiarazione di una ragazza che affermava di essere stata la fidanzata di Mohammed Atta. Ho letto poi in alcune parti che lei ha ritrattato, rivelando che si trattasse di un altro Mohammed, un nome comune, e che in realtà non era il Mohammed Atta che consideriamo il terrorista principale del gruppo…
Se Patrizia, la signorina che sostiene di essere andata a letto con Berlusconi, a un certo punto ritrattasse, lei che cosa farebbe? La riterrebbe una cosa da prendere come oro colato?
Per sfumare ogni dubbio, chiederei alla presunta ragazza di Atta di portare delle prove come delle foto. Questa signora Patrizia dice di avere immagini e video, vedremo se è vero. Se uno sta con una persona, è presumibile che abbia delle foto insieme, che i loro amici li conoscano, credo sia una cosa facilmente dimostrabile…
Noi questo abbiamo e sembrava abbastanza buono, perché lei aveva fatto dichiarazioni del genere anche ad altri media americani che le avevano pubblicate e prese per buone. Noi riteniamo che essenzialmente lei abbia riconosciuto la persona, ma c’è sempre un margine di dubbio…
Nel documentario, la signora Marina Montesano dice che Mohammed Atta non era riuscito a far decollare un aereo durante un’esercitazione, ma in realtà si era trattato di un guasto al motore…
Questo è un errore, lo abbiamo verificato anche noi…
Poi dice che due dei dirottatori vengono considerati “scemo e più scemo” dai loro istruttori, ma in realtà queste due persone non sono state accusate di aver pilotato gli aerei. L’affermazione non è un falso, ma può risultare fuorviante per lo spettatore, che magari pensa: come hanno fatto a pilotare gli aerei se erano degli incapaci?
Sì, può essere un’imprecisione, ma non è essenziale, comunque loro in nessun caso potevano pilotare quegli aerei.
Però visto che non risulta che li hanno pilotati perché dirlo?
Sì, può anche essere un’imprecisione, ma ancora una volta è un’inezia assolutamente inessenziale, fa parte di un altro dei trucchi che si usano in questi casi per sminuire certe tesi…
Però se si porta avanti la tesi che queste persone non erano in grado di pilotare gli aerei…
Non erano in grado, perché non si pilota un aeroplano senza avere le conoscenze necessarie. Non hanno mai pilotato questi aerei, perché si esercitavano su aerei Cessna e su aerei di quelle dimensioni. Non esistono in quelle scuole aerei Boeing 757…
Simulatori magari…
Ma non risulta neanche che abbiano fatto i simulatori. Tutti i piloti con cui abbiamo parlato, io l’ho fatto personalmente con cinque di loro, che hanno avuto a che fare con questi aerei, escludono che una persona comune che si trova per la prima volta di fronte a un cockpit sia in grado di raccapezzarsi e riesca a mettere le dita sul transponder, nessuno mi ha detto che è possibile. Ci troviamo con delle persone che hanno pilotato per qualche settimana aerei di altro tipo, che arrivano a bordo dell’aereo, salgono, si impadroniscono della cloche e guidano questi aerei con una precisione micidiale in tre casi su quattro. Ma bisogna vivere in un altro mondo per crederci. Poi mi vai a dire se quella persona ha detto scemo e più scemo o se si riferiva ad altri piloti, chi se ne frega. Tutti questi quindici che abbiamo identificato hanno fatto il lavoro di istruzione dentro le basi americane, istruiti dai servizi americani, come abbiamo dimostrato abbondantemente. Quindi un dettaglio di questo genere è un’inezia.
Ma come è stato dimostrato tutto questo?
Abbiamo le testimonianze, prese dalla stampa americana e che la Montesano ha raccolto nel suo libro Mistero americano. Lei non ha inventato niente, magari ha semplicemente fatto qualche errore come capita a tutti. Ha preso tutto ciò che è stato pubblicato dalla stampa americana, che ha presentato una valanga di cose che messe assieme fanno un bel pacchetto riguardante i piloti. Sappiamo un sacco di roba, pubblicato dagli americani, mica da noi, perché io non c’ero, ma se uno vuole leggersi il New York Times, il Los Angeles Times o il Washington Post viene fuori che i giornalisti americani hanno raccolto una bella quantità di informazioni. Abbiamo un quadro chiarissimo, molti di questi terroristi sconosciuti, che sono stati identificati dopo tre giorni con assoluta precisione, erano sotto sorveglianza da mesi e lavoravano in compagnie aeronautiche che erano tutte sotto il controllo della CIA. Per alcuni di questi abbiamo le scuole dove sono passati, elencate nome per nome, come Monterey. E poi ci si attacca un microscopico, secondario dettaglio, che è esattamente uno dei trucchi con cui si fa il debunking. Io ti prendo un pezzo in cui hai fatto il minimo errore e sulla base di questo dico che tutto quello che hai detto è un errore, anche se il dettaglio è infinitesimale. E’ vero che la cacca di una mosca può rovinare un brodo, come dicono i cinesi, ma in questo caso non funziona, perché non è un brodo, ci sono centinaia di prove che sono state dimostrate come insostenibili. Ma poi basta fare un errore in un film di cento minuti… Per carità, un piccolo dettaglio può sfuggire. Se io mi dovessi fare il debunking del debunking, gli piglierei per il culo un mese intero, visto che hanno scritto tante e tali stupidaggini al confronto dei nostri due o tre piccoli dettagli. Vadano avanti, facciano pure.
Per finire, può dirci qualcosa sul nuovo documentario che farete?
Non abbiamo ancora cominciato, stiamo ancora cercando il finanziatore, perché non ho la forza di portare avanti un’altra raccolta di soldi. Se troverò un producer, non mi serviranno più soldi, sostanzialmente sarà la stessa cifra necessaria per il primo, circa 500.000 euro. Spero di trovare un secondo producer, noi abbiamo raccolto tanto materiale che potremmo fare non uno, ma tre film. E tutto questo materiale nuovo che è emerso dopo, conferma largamente quello che abbiamo detto prima e anzi lo rende ancora più forte.
FINE
La fonte dell’articolo è rappresentata da tre post pubblicati sul blog «Segnali dal futuro».
1° post
2° post
3° post " xxx
lunedì 20 luglio 2009
11 settembre, intervista a Giulietto Chiesa
lunedì 13 luglio 2009
martedì 7 luglio 2009
La legge bavaglio sulle intercettazioni e le sue ricadute pratiche
Mar. 07.07.2009 - Dal Sito "l'AnteFatto", di Bruno Tinti.
" Cari amici, sembra che tra un paio di mesi anche la legge sulle intercettazioni e sul bavaglio alla stampa sarà un delitto consumato.
La concertazione tra il Presidente della Repubblica e il Ministro della Giustizia servirà (forse) solo a smussare i profili più discutibili della legge; ma ciò che non cambierà sarà l’impostazione complessiva; che è fatta apposta per impedire alla giustizia di accertare il malaffare della classe politica. xxx
A dimostrazione di ciò pongo alcune domande e suggerisco le relative risposte.
Le intercettazioni sono un mezzo per accertare le responsabilità penali: servono per individuare gli autori di un reato e trovare le prove della loro colpevolezza (o della loro innocenza). Siccome questo fatto è incontrovertibile, la domanda diventa: ma perché questa ricerca della responsabilità penale deve essere consentita solo per alcuni reati e per altri no? Ricordiamo che l’impianto originario della legge era fondato proprio sull’esclusione dei reati societari, finanziari, contro la Pubblica Amministrazione e in genere i reati commessi dai colletti bianchi. E Berlusconi, stando a molti organi di stampa, non è soddisfatto di questa nuova legge proprio perché essa permette – in teoria – ancora le intercettazioni per i reati di corruzione e in genere per i reati contro la Pubblica Amministrazione.
Per quale motivo dunque questo mezzo di ricerca della prova non deve essere consentito per la dichiarazione fiscale infedele, per il falso in bilancio, per l’infedeltà patrimoniale degli amministratori di società, insomma per tutti i reati per cui sarebbe utilissima? Allora è evidente che escludere alcuni reati dall’elenco di quelli per cui le intercettazioni telefoniche sono possibili significa che si vuole rendere difficile accertarne la sussistenza e le responsabilità di chi li ha commessi. E siccome questi reati non li commette né l’extracomunitario né il delinquente comune, ecco che abbiamo la prova che la classe dirigente del Paese vuole impedire le intercettazioni perché vuole tutelare se stessa.
Con la stessa premessa (le intercettazioni servono per scoprire chi sono gli autori di un reato e per trovare le prove della loro colpevolezza), per quale motivo la nuova legge prevede che, nei casi in cui queste sono consentite, si possono tuttavia adottare solo in presenza di “evidenti (o gravi, non cambia nulla) indizi di colpevolezza”? Tenete conto del fatto che, al momento, le intercettazioni si fanno quando vi sono “gravi indizi di reato”; servono cioè, come ho detto, per scoprire chi ha commesso il reato. Se vi sono indizi di colpevolezza, vuol dire che l’autore del reato è già stato individuato e allora è assai probabile che le intercettazioni non serviranno a nulla. Dunque per quale motivo una stupidata tecnica come questa? Di nuovo per limitare l’uso delle intercettazioni. E chi mai può desiderare di impedire che si scoprano i reati (perché questo significa impedire le intercettazioni)? Ovviamente chi li commette, che è alla ricerca dell’impunità. Dunque ancora una volta diventa evidente che chi vuole impedire le intercettazioni lo fa a tutela di se stesso.
Perché il contenuto delle intercettazioni disposte in un processo non deve servire in un altro processo dove magari torna utile? Quale straccio di motivo può mai giustificare logicamente un’idiozia del genere? Non sto a riproporre la risposta, ché tanto sempre quella è.
Perché non si può richiedere una intercettazione portando come prova della sua necessità il contenuto di un’altra intercettazione? E se il Pubblico Ministero solo quella ha, ma riguarda un reato gravissimo che si potrebbe impedire se si disponesse la nuova intercettazione sulla nuova utenza? Niente, non si intercetta e il reato si commette.
Perché è previsto un budget per le intercettazioni; e, quando i soldi sono finiti, non se ne possono più fare? E cosa diciamo alla famiglia del figlio rapito, che non facciamo più intercettazioni perché non abbiamo soldi? Oppure economizziamo, diciamo alle donne molestate e perseguitate, alle famiglie che hanno gravi sospetti contro un maestro che forse abusa dei loro bambini che, no, non possiamo fare intercettazioni perché dobbiamo conservarci i soldi, non si sa mai capita qualcosa di più grave? Vero che si può chiedere uno stanziamento supplementare; ma, e quando arriva? E se poi non lo danno? E intanto il reato continua o viene irreparabilmente commesso.
Ma quale logica può essere invocata a sostegno di queste stupidaggini? Se non quella etc. etc. etc.
Per far capire bene cosa succederà, vi propongo parte di una relazione preparata dalla Giunta Distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati di Catania. Leggete e … preoccupatevi.
Alcune ricadute pratiche (tratte da indagini realmente condotte nel distretto di Catania):
Caso 1 – Tentato omicidio di Tizio
-in data 1.1.01 giunge in ospedale Tizio con ferita da taglio all’addome;
-Tizio dichiara di essere caduto in casa e di essersi ferito con una forbice;
-Caia, moglie di Tizio, dichiara di essere stata presente al fatto, ma di non aver visto con esattezza la dinamica dell’incidente;
-Mevio, chirurgo che opera Tizio, rappresenta al magistrato che la ferita è molto profonda ed è difficilmente riconducibile ad un colpo accidentale;
-il magistrato apre dunque un procedimento nei confronti di ignoti per il reato di tentato omicidio e riascolta Tizio e Caia che confermano la versione già fornita (incidente domestico).
Caso 1 - Sviluppo dell’indagine con l’attuale sistema
-Viene disposta perquisizione nell’abitazione di Tizio e Caia: si rinvengono tracce di sangue.
-Viene disposto il sequestro della forbice con la quale Tizio riferisce di essersi ferito, ma la stessa è incompatibile con la ferita riscontrata.
-Le incongruenze nel racconto di Tizio e le indicazioni del chirurgo Mevio integrano gravi indizi del reato di tentato omicidio e si dispone l’intercettazione sulle utenze telefoniche in uso a Tizio e Caia nonché l’intercettazione tra presenti nella stanza di ospedale (indispensabili stante la mancata collaborazione della persona offesa);
-Dalle intercettazioni emerge un vero e proprio stato di soggezione di Tizio a Caia e le lamentele di Caia nei confronti di Tizio per non aver “raccontato” una storia più verosimile dell’accaduto. In una conversazione con Caietta (figlia della coppia) Tizio le confida di essere stato colpito proprio da Caia con un coltello
-Caia viene pertanto sottoposta a misura cautelare (va in prigione) e rende piena confessione.
SENTENZA DI CONDANNA.
Caso 1 - Sviluppo dell’indagine con la nuova legge
-Viene disposta perquisizione nell’abitazione di Tizio e Caia: si rinvengono tracce di sangue.
-Viene disposto il sequestro della forbice con la quale Tizio riferisce di essersi ferito, ma la stessa è incompatibile con la ferita riscontrata.
IN ASSENZA DI COLLABORAZIONE DI TIZIO (Parte Offesa) NESSUN ALTRO ACCERTAMENTO E’ POSSIBILE
ARCHIVIAZIONE PROCEDIMENTO
Caso 2 – violenza sessuale su Mevia
Mevia, bambina di 5 anni, mostra durante la permanenza all’asilo comportamenti eccessivamente sessualizzati. La maestra contatta i servizi sociali che trasmettono alla Procura e al Tribunale dei Minori una prima relazione evidenziando la verosimile sottoposizione della bambina a molestie sessuali in ambito familiare e la situazione di estremo degrado in cui vive la minore. Il Tribunale dei minori dispone l’immediato collocamento in comunità della bambina.
La Procura iscrive un procedimento contro ignoti per il reato di cui all’art. 609 bis c.p. ed affida una consulenza sulla minore che riscontra le tracce di abuso.
Caso 2 - Sviluppo dell’indagine con l’attuale sistema
Il magistrato convoca innanzi a se padre e madre di Mevia (Tizio e Caia);
Contestualmente alla convocazione, sussistendo gravi indizi del reato di violenza sessuale, il PM dispone l’intercettazione sulle utenze telefoniche in uso a Tizio e Caia nonché l’intercettazione tra presenti nella vettura (luogo NON di privata dimora) con la quale gli stessi si recheranno in Procura;
Tizio e Caia, davanti al PM, negano di aver mai notato nulla di strano in Mevia e ne chiedono l’immediato rientro in casa;
Uscendo dagli uffici di Procura, all’interno della macchina sottoposta ad intercettazione, Caia si lascia andare ad un violentissimo sfogo verso Tizio accusandolo di aver molestato la figlia;
Caia viene riconvocata in Procura e, davanti ai risultati delle intercettazioni, crolla ammettendo di essersi accorta delle molestie poste in essere dal marito nei confronti di Mevia.
Tizio viene pertanto sottoposto a misura cautelare (va in prigione).
SENTENZA DI CONDANNA.
Caso 2 - Sviluppo dell’indagine con la nuova legge
Il magistrato convoca innanzi a se padre e madre di Mevia;
Tizio e Caia davanti al PM negano di aver mai notato nulla di strano in Mevia e ne chiedono l’immediato rientro in casa;
Il PM non è convinto e riascolta più volte Caia che tuttavia mantiene inalterata la sua versione.
ARCHIVIAZIONE PROCEDIMENTO
(stante l’archiviazione del procedimento, dopo pochi mesi, Mevia viene ricollocata in famiglia)
Caso 3 – Furti in abitazione
In una determinata zona residenziale si riscontrano nell’arco di poche settimane un rilevante numero di furti in abitazione. In un caso si è trattato di vera e propria rapina in quanto il proprietario, presente in casa, è stato legato ed imbavagliato.
In occasione di uno dei furti viene notata una vettura in sosta non appartenente a residente e intestata a pregiudicato (Sempronio).
Caso 3 - Sviluppo dell’indagine con l’attuale sistema
Vengono richiesti ed ottenuti i tabulati delle celle telefoniche della zona dei furti per riscontrare la presenza dell’utenza in uso a Sempronio, ma l’accertamento dà esito negativo.
Sussistendo gravi indizi di reato (i furti sono già stati perpetrati) e ricorrendone l’indispensabilità (l’esibizione dei tabulati non ha fornito riscontri) vengono attivate intercettazioni telefoniche sull’utenza di Sempronio ed ambientali sulla vettura dello stesso Sempronio.
L’intercettazione ambientale sulla vettura consente di seguire in tempo reale l’organizzazione del successivo furto e di arrestare Sempronio in flagranza di reato.
SENTENZA DI CONDANNA.
Caso 3 - Sviluppo dell’indagine con la nuova legge
Vengono richiesti ed ottenuti i tabulati delle celle telefoniche della zona dei furti per riscontrare la presenza dell’utenza in uso a Sempronio, ma l’accertamento dà esito negativo (tale accertamento è consentito anche dalla nuova normativa).
Non vi sono pertanto gravi indizi di reato nei confronti di Sempronio e si decide di intensificare la sorveglianza nella zona.
I furti nella zona non si ripetono, ma cominciano a verificarsi in un quartiere contiguo ora meno sorvegliato.
Dopo diversi mesi Sempronio viene arrestato in flagranza durante un colpo “sfortunato”.
SENTENZA DI CONDANNA
(…ma solo dopo la commissione di un numero rilevante di reati che non si sarebbero verificati)
Caso 4 – Le intercettazioni come garanzia per l’indagato innocente
Viene rinvenuto nella cella di un carcere il corpo esanime di un detenuto all’interno del proprio letto.
L’autopsia consente solo di individuare le cause della morte: asfissia acuta (non chiarendo se l’asfissia è stata provocata da circostanze naturali o violente).
Alcuni elementi di fatto lasciano supporre che la morte non è avvenuta per cause naturali (in particolare desta sospetto la posizione del cadavere prono, con il viso rivolto innaturalmente contro il materasso).
La morte risulta avvenuta nelle prime ore del mattino, ma i compagni di cella (principali indagati) hanno dato l’allarme solo in tarda sera: sostengono di avere pensato che il morto aveva dormito tutta la giornata.
Caso 4 - Sviluppo dell’indagine con l’attuale sistema
Vengono interrogati più volte i compagni di cella che riferiscono di un litigio intervenuto il giorno precedente tra il morto ed uno di loro (Mevio);
Sussistono gravi indizi di reato (omicidio) e vengono pertanto attivate intercettazioni all’interno della cella (che non è considerata luogo di privata dimora);
L’intercettazione ambientale consente, tuttavia di appurare la buona fede dei detenuti (compreso Mevio) e di ricondurre la morte a cause naturali.
ARCHIVIAZIONE PROCEDIMENTO
Caso 4 - Sviluppo dell’indagine con la nuova legge
Vengono interrogati più volte i compagni di cella che riferiscono di una litigio intervenuto il giorno precedente tra il morto ed uno di loro (Mevio);
Sussistono a carico di tutti i compagni di cella del morto gravi indizi di reato, ma, siccome il reato è già stato commesso, non possono essere attivate intercettazioni ambientali in cella (che, infatti presuppongono che ivi si stia ancora svolgendo l’attività criminosa);
Il PM esercita l’azione penale nei confronti di Mevio. (plausibile)
SENTENZA DI CONDANNA
Ecco le previsioni. Mi viene in mente il monologo di Antonio sul cadavere di Cesare
Anime gentili, come? piangete quando non vedete ferita che la veste di Cesare? Guardate qui, eccolo lui stesso, straziato come vedete, dai traditori.
Sicché, se ci preoccupiamo (e ci arrabbiamo, diciamo così) adesso; che faremo quando queste cose succederanno davvero? " xxx
domenica 5 luglio 2009
La bicamerale del piacere, ma soprattutto degli affari

Dom. 05.07.2009 - Dal Blog "Voglioscendere" (03.07.2009).
" di Peter Gomez e Antonio Massari
da L'espresso in edicola
Da Silvio Berlusconi agli uomini di Massimo D'Alema. Giampi li aveva sedotti tutti con le sue donne, i suoi viaggi, la sua vita perennemente sopra le righe.
È una sorta di bicamerale degli affari e del piacere quella che emerge dalle inchieste condotte dalla procura di Bari su Giampaolo “Giampi” Tarantini, il giovane imprenditore della sanità che, a partire dall'estate 2008, ha reso felice il premier presentandogli decine di escort, starlette e aspiranti dive della tv. xxx
E gli effetti cominciano a farsi sentire. Mentre il presidente del Consiglio resta asserragliato nel suo bunker contando di superare indenne anche lo scoglio del G8, in Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, azzera la sua giunta di sinistra e sventola la bandiera della questione morale.
Sotto accusa finiscono così gli uomini del Partito democratico più legati a Tarantini: l'ex assessore alla Sanità, Alberto Tedesco e il vice presidente e assessore all'Industria, Sandro Frisullo. Due potenti politici locali piazzati dai dalemiani sulle poltrone chiave del governo regionale.
Frisullo paga i rapporti con Giampi e soprattutto con le sue amiche, a partire da quelli con Terry De Nicolò, una barese da poco trapiantata a Milano, che a L'espresso dice: «No, con in giornali non parlo. Mi hanno contattata in molti, dai quotidiani ai settimanali, ma per concedere un'intervista avrei bisogno di un supporto legale ed economico. Perché se mi querela Berlusconi, io poi cosa faccio?». Terry, in ogni caso, è una delle quattro ragazze già ascoltate dagli investigatori. Poche rispetto alla reale ampiezza della corte di Giampi. L'espresso ha ricostruito un elenco di almeno altri 17 nomi. Ne fanno parte anche l'ex direttrice di un celebre locale nella Costa Smeralda, una protagonista di reality, un'addetta al casting per programmi tv, una giocatrice di tennis semiprofessionista e alcune straniere: una rumena, una polacca, una dominicana, una ballerina brasiliana e una senegalese.
Al centro di tutto, comunque, più che le storie di donne, restano gli interrogativi legati agli appalti. I più pesanti riguardano il ruolo di Tedesco. L'ex assessore è da tempo indagato. I pm lo accusano di aver brigato e fatto pressioni su funzionari regionali per favorire imprese che fanno capo a amici e familiari. E adesso tra le forniture finite nel mirino dei magistrati ce ne sono pure due, da due milioni e mezzo di euro, vinte dalle imprese di Tarantini. Per gli investigatori potrebbe non essere un caso. Secondo loro, anche negli anni della giunta Vendola, il sistema politico affaristico della sanità ha continuato a funzionare (sebbene a ritmi più blandi) secondo schemi collaudati nel periodo in cui governava l'attuale ministro del Pdl, Raffaele Fitto. Insomma stesse modalità, ma, Tarantini a parte, protagonisti diversi.
Esemplare è quanto è accaduto nel settore delle cliniche convenzionate con la regione. Qui con l'arrivo di Tedesco fanno prepotentemente ingresso una serie d'imprenditori considerati vicini ai dalemiani. Oggi, come L'espresso è in grado di rivelare, la Guardia di Finanza sta cercando di mettere a fuoco la figura di Francesco Ritella, 35 anni, ritenuto il «dominus» della Kentron, che a Putignano gestisce un centro di riabilitazione per 120 pazienti. Nel 2006 il centro, pur non avendone i requisiti, viene accreditato prima ancora che siano terminati i lavori di costruzione della struttura. Dietro tutto l'inghippo ci sono interessi economici e politici. Non per niente nel caso dell'accreditamento di un'altra clinica a essere favorita, secondo i pm, è una società che vanta tra i suoi fornitori addirittura l'azienda del fratello di Tedesco.
In questo ambiente Tarantini si trova a suo agio. Non solo perché è amicissimo dei figli di Tedesco (che come lui vendono protesi), ma anche perché una sua azienda - controllata al 50 per cento - detiene parte del capitale di una società specializzata in produzione di energia. Anche questa società, la Prod.eco, è una sorta di bicamerale: tra gli altri soci figurano un consigliere regionale dell'Udeur e una donna da sempre vicinissima a Ritella. Nell'aprile di quest'anno le quote dell'amica di Ritella vengono cedute a una compagnia di catering che proprio in quel periodo ottiene il servizio ristoro per i carabinieri che saranno di stanza all'Aquila in occasione del G8.
Sono le settimane in cui Giampi, grazie alla sponsorizzazione di Berlusconi, viene presentato ai vertici della protezione civile e di altri ministeri. È il periodo in cui, da semplice venditore di protesi, si è ormai trasformato in lobbista. Una metamorfosi rimasta impressa sui nastri delle intercettazioni telefoniche della Finanza. Intercettazioni che hanno anche permesso di ascoltare in presa diretta le visite a Palazzo Grazioli di Patrizia D'Addario, l'escort barese reclutata da Tarantini per ingraziarsi il Presidente del Consiglio. Sono quelle trascrizioni, sommate alle registrazioni e ai filmati effettuati dalla donna nella residenza del cavaliere, a rendere Patrizia una testimone attendibile. Nel suo passato, nel 1996, la escort era infatti già incappata in una condanna per truffa e concorso un calunnia, un reato che per ironia della sorte le verrà contestato dalla procura di Bari anche nei giorni della sua deposizione su Berlusconi. Ma le presunte vittime, in questo caso, non sono politici, bensì tre poliziotti delle volanti che Patrizia avrebbe falsamente accusato dopo una multa per un'auto in sosta vietata. Era il 2007 e la donna avrebbe detto tra l'altro «lasciatemi andare, chiamo i giornalisti, ve la faccio pagare cara». "
E intanto "avanti tutta" con l'associazione "Italia Decide" (i comuni mortali come me ne sanno l'esistenza da pochi giorni), la casta appassionatamente insieme, presentata addirittura al Presidente della Repubblica, in sedi istituzionali.
?Chi sono gli associati? ?Come si sono scelti? ?A che titolo e con quali finalità si sono uniti? ?Non esistono forse sufficienti sedi istituzionali, per costoro, costituzionalmente previste, dove dibattere, studiare, proporre, visto che non si tratta di sconosciuti cittadini?
Ma forse uno degli scopi è proprio questo: coalizzarsi per salvaguardare il loro futuro; inserire i propri nomi all'interno di strutture che non devono neanche passare per quel vaglio insopportabile (per loro) che è la scelta popolare, che domani, forse finalmente informata, potrebbe abbandonarli al loro destino. xxx
sabato 4 luglio 2009
Abruzzo: quello che non si può sapere

Sab. 04.07.2009 - Di Emilia Urso Anfuso, dal sito "AgoraVoxItalia" (03.07.2009).
" Potrà anche sembrare contraddittorio, ma di Abruzzo si parla, in quanto… Non se ne parla.
Saranno le nuove regole di Comunicazione. Sarà il risultato atipico di una gestione del Sistema che sempre più spesso palesa granelli nei grandi ingranaggi, tant’è: ogni bocca italiana e non, quotidianamente, parla, riflette, ragiona si arrabbia per come si sta gestendo a trecentosessanta gradi il post sisma in Abruzzo. xxx
Questa volta, l’oscuramento mediatico non porta alla dimenticanza. Questa volta tutti i cittadini italiani perpetuano il ricordo pur attraverso canali diversi da quelli della Comunicazione di Stato. Forse, ci sentiamo tutti compresi in uno stato di emergenza: ogni giorno, le cronache riportano di un qualche disastro. Ora un Boeing che crolla. Ora un convoglio di container di GPL che deraglia. Ora una nave che prende fuoco. O l’attacco dei pirati in acque somale durante una crociera. Tutti, indistintamente, tocchiamo con mano il senso dell’insicurezza totale che degenera sempre più in uno stato di ansia collettiva a livello internazionale.
Sull’Abruzzo, c’è ancora tanto da dire. Molto ancora da chiarire. Tanto da spiegare, della quotidianità di decine di migliaia di persone che ogni giorno combattono uno Stato carente, Istituzioni bloccate, carrozzoni di potere deliranti. Cominciamo col dire (come espressi tempo fa in questo articolo) che a tre mesi dal sisma, nessuno ha mai dichiarato ed aggiornato le cifre che ancora oggi italiani e stranieri versano volontariamente per soccorrere gli sfollati e cooperare alla ricostruzione delle zone terremotate. Silenzio assoluto. Nessuna cifra dichiarata. Numeri che, peraltro, andrebbero aggiunti alle somme di una certa rilevanza, messe generosamente a disposizione da Banche e grandi imprese.
Tacere su questi importi, è dichiaratamente un affronto alla Democrazia: i cittadini sono chiamati ad esprimere la loro solidarietà, ma non hanno alcun diritto di sapere come e quanto stiano realmente contribuendo. E sugli importi c’è da ricordare il famoso Decreto N° 39 creato a fine Aprile per l’emergenza Abruzzo e da poco approvato. Su un finanziamento dichiarato di otto miliardi, la realtà è – si legge chiaramente nel Decreto – una cifra di circa cinque miliardi di euro, da utilizzare da qui al 2032 ed ancora da mettere insieme. Fra le misure economiche, spicca anche la proposta di indire nuove lotterie, al fine di raggranellare – si pensa – circa cinquecento milioni di euro.
Di concreto quindi, poco e nulla. Ed i dubbi che gli stessi versamenti spontanei e mai dichiarati verso le oltre cento organizzazioni esistenti vengano utilizzati per altri scopi, non possono che essere legittimi.
Nelle giornate dei terremotati intanto, il caldo è più cocente, La pioggia più battente ed umida. La dignità calpestata di ora in ora. I segretissimi lavori che si tengono da giorni per accogliere il G8 imminente, ne sono una prova tangibile. Suites presidenziali da favola. Campo da Basket creato per i momenti liberi del Presidente Obama. Mobili ultralusso. Servizio catering a cinque stelle.
Mentre le sbobbe nelle tendopoli annacquano stomaci ed aizzano rabbie feroci, a poco può servire la promessa del Premier Berlusconi di donare – dopo il G8 – le migliaia di mobili pregiati ai terremotati. La gente vacilla fra promesse dichiarate e realtà contrapposte. E realtà sconsiderate che nessuno racconta.
Per accedere ad una tendopoli, provenendo da un’altra, è necessario pagare un ticket: dieci euro a persona. Sconvolgente: le organizzazioni preposte alla gestione delle tendopoli, lucrano sul male. Nessuno ne parla.
Migliaia di persone hanno perso il lavoro. Eppure per Decreto, i lavoratori autonomi e gli impiegati, torneranno a versare le tasse a partire da Luglio 2009. E sono molti i pensionati che dovranno attendere un bel po’ per vedersi recapitare l’importo della pensione: a quanto pare, i primi evidenti sostegni, ora presentano un conto altissimo.
Ed è lo stesso Decreto – ormai approvato – per cui molti sfollati e Sindaci, avevano manifestato il loro dissenso, in special modo per quell’articolo che rende impossibile l’accesso ai finanziamenti per chi abbia perso la seconda casa: sarà una di quelle cose che rallenterà di molto la ricostruzione di l’Aquila e dei paesi colpiti dal terremoto, soprattutto nei centri storici.
C’è anche un allarme gravissimo legato all’erogazione dell’acqua: a causa del sisma, la società pubblica che si occupa della rete idrica aquilana, rischia la bancarotta. Nessun che scriva queste informazioni. Nessuno che ne parli.
Altra situazione aberrante tenuta oscurata del tutto, è quella che vieta nelle tendopoli, qualsiasi forma di volantinaggio e di assemblea: in pratica, i terremotati non possono né parlare in gruppo né tanto meno creare tam tam attraverso il volantinaggio: tutto questo ha più i colori della persecuzione che della degna realizzazione di sistemi a sostegno di chi ha già tanto subito.
Silenzio sulla Commissione creata nel 2002 dopo il sisma di S. Giuliano di Puglia (morirono 27 bambini in una scuola) che doveva verificare le zone ad alto rischio sismico in Italia, e che individuò l’Abruzzo in cima alle classifiche: nessuna conseguente opera di miglioria e rafforzamento delle strutture architettoniche ebbe inizio.
E per finire il silenzio cade su inchieste di cui non si sa più nulla. Buio e silenzio su Impregilo s.p.a. che edificò – fra l’altro - l’Ospedale S. Salvatore senza tenere in minima considerazione le norme di agibilità ed antisismiche, e che fu aperto malgrado la mancanza di accatastamento.
Nessun diritto di cronaca. Nessun diritto di parola. Nessun diritto di dignità.
Il grande teatro del Sistema organizzativo e politico, è preso da altre e più importanti cose: la messa in sicurezza dell’area ove si terrà a breve il G8, per cui viene già chiesto ai terremotati – da parte di Guido Bertolaso – di “Avere un po’ di pazienza per i disagi che dovranno sopportare nei tre giorni della Convention”.
Disagi che si aggiungono ai disagi e che rendono scandaloso tutto ciò che il Sistema tocca e macchia con la sua mano che prende e sfrutta, sempre più, lì dove alberga il dolore e la disperazione.
E non c’è altro da capire. " xxx
Bavaglio alla Rete: chiusura del cerchio
Sab. 04.07.2009 - Di Antonio Di Pietro. Il loro peggiore incubo è il giorno in cui tutti i cittadini sapranno. Sullo stesso tema, Marco Travaglio.
Mi torna alla mente un fatto dell'estate scorsa, impastato di ipocrisia e di profetiche paradossalità: lo sfondo scelto per la sala delle conferenze stampa di Berlusconi è una copia del dipinto di Giambattista Tiepolo, "La Verità svelata dal tempo", alla quale, nell'agosto 2008, Berlusconi ha fatto nascondere un seno, nudo nell'originale. [fine post] xxx
xxx
mercoledì 24 giugno 2009
Berlusconi e la Chiesa, lettera di un prete al suo vescovo.

Mer. 24.06.2009 - Da "la Repubblica.it", di Don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova, lettera scritta al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco.
" Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città. xxx
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?
Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.
Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete
(24 giugno 2009) " xxx
venerdì 19 giugno 2009
giovedì 18 giugno 2009
Ddl intercettazioni, Scarpinato: Il Paese messo a tacere
" di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo
Le vicende emerse dalle intercettazioni in tanti processi hanno messo a nudo una inquietante trasversalità nella gestione di affari poco puliti. Credo che non sia un caso che le intercettazioni siano diventate un punto di attacco fondamentale da parte del mondo politico. Ormai si è costruito un sistema di omertà blindato. Testimoni non se ne trovano più, le poche persone che hanno osato raccontare alla magistratura i misfatti dei potenti hanno dovuto subire una via crucis che non ha risparmiato neanche i loro affetti più personali. Collaboratori di rango sono venuti meno, restano collaboratori che raccontano episodi di criminalità da strada. xxx
Magistrati che osano indagare sui potenti sono sottoposti a procedimenti disciplinari e trasferiti di ufficio con procedure discutibili.
Oggi l’unico momento di visibilità del modo in cui viene realmente esercitato il potere sono rimaste le intercettazioni;
solo le macchine (le microspie) ci consentono di ascoltare in diretta la vera e autentica voce del potere. Le intercettazioni sono rimaste l’ultimo tallone di Achille di un potere che nel tempo ha sempre più circondato di segreto il proprio operato, perché l’opposizione è venuta meno al proprio compito, il giornalismo indipendente è emarginato e non ha più spazi nella televisione, la magistratura rischia di divenire sempre più addomesticata.
Ed ecco perché la riforma delle intercettazioni deve passare, perché da quel momento in poi non sarà più possibile sapere quello che succede in questo Paese dietro le quinte: in quel fuori-scena dove, come la lezione della Storia ha dimostrato, si mettono a punto accordi segreti e inconfessabili, che riducono la politica visibile a una “messa in scena” per cittadini ignari, trattati come eterni minorenni ai quali celare la realtà della macchina del potere. La magistratura sarà privata di strumenti di indagine fondamentali e il vecchio tormentone sulle toghe rosse non ci sarà più, perché non ci saranno né toghe rosse, né toghe nere, né toghe di centro.
Io e i miei colleghi assistiamo sgomenti a quello che sta accadendo, perché ci siamo battuti in questi anni con tutte le nostre forze per arginare l’avanzare della criminalità mafiosa e della criminalità del potere, e renderci conto che si stanno facendo saltare gli ultimi anticorpi, che ci stanno disarmando, che si rischia di consegnare il Paese alla criminalità è qualcosa che ci lascia interdetti e ci fa interrogare sul senso del sacrificio di quelli che prima di noi hanno perduto la propria vita per difendere la tenuta democratica del Paese.
Vi confesso che da qualche tempo ho difficoltà a partecipare, il 23 maggio e il 19 luglio, alle cerimonie per l’anniversario della strage di Capaci e di via D’Amelio, perché quando vedo tra le prime fila a rappresentare lo Stato taluni personaggi sotto processo o condannati per mafia o per corruzione, io non mi sento di poter stare in quella stessa chiesa, non mi sento di poter stare in quello stesso palazzo. E mi chiedo: ma come potranno i nostri ragazzi credere in uno Stato che si presenta con queste facce?
Allora altro che toghe rosse. Io credo che se questa partita delle intercettazioni sarà perduta non avremo soltanto una pessima riforma processuale, ma avremo uno squilibrio dei poteri in Italia. È strano che una riforma processuale possa acquisire uno spessore di carattere costituzionale, ma ciò avviene perché siamo in una situazione di patologia della democrazia.
In una situazione fisiologica esistono tutta una serie di anticorpi che consentono di controbilanciare gli abusi del potere: c’è un’opposizione parlamentare, c’è un giornalismo libero e indipendente, c’è una separazione dei poteri.
Io credo che in un Paese come questo, in cui tutti gli anticorpi sono stati disinnescati e dove soltanto le macchine, le microspie svolgono una funzione di opposizione e di visibilità democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere, il Paese sarà messo a tacere.
(11 giugno 2009) " xxx
domenica 14 giugno 2009
Indagato per favoreggiamento di "cosa nostra" il vicepresidente della Commissione antimafia, Carlo VIZZINI, senatore PDL
Dom. 14.06.2009 - Da "la Repubblica.it" (11.06.2009).
" Indagini sul tesoro di Ciancimino
Vizzini si dimette dall'Antimafia
Il senatore Pdl è indagato per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra con altri tre parlamentari siciliani, i senatori dell'Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola e il deputato dell'Udc Saverio Romano
di Alessandra Ziniti xxx
Dovranno spiegare ai pm della Dda di Palermo a che titolo hanno intascato quei soldi provenienti dal conto "Mignon" dove Vito Ciancimino nascondeva le sue provviste. Soldi prelevati dal figlio di don Vito, Massimo, per conto di Gianni Lapis, il tributarista accusato di aver gestito il tesoro dell’ex sindaco di Palermo. Insieme all’avviso di garanzia per concorso in corruzione con l’a ggravante dell’articolo 7, cioè di aver favorito Cosa nostra, Carlo Vizzini (nella foto), del Pdl, Saverio Romano, Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, dell’Udc, i quattro parlamentari finiti nel gran calderone dell’ultima inchiesta eccellente della Procura di Palermo hanno ricevuto un avviso a comparire per il prossimo 17 giugno.
L’indagine aperta a loro carico, dopo le dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino nella sua nuova veste di collaboratore di giustizia, era stata anticipata da "Repubblica" il 14 marzo scorso. Ma alcuni degli indagati, su tutti il senatore Vizzini, aveva respinto le accuse, precipitandosi in Procura per annunciare subito dopo di aver denunciato Ciancimino e di aver ricevuto assicurazioni di non essere indagato.
Oggi, invece, dopo aver ricevuto ieri a tarda sera l’informazione di garanzia, Vizzini ha rassegnato le sue dimissioni dalla Commissione antimafia di cui era vicepresidente. "Ho la serenità di chi sa di essere estraneo ad ipotesi di reato e di potere compiutamente rispondere ai magistrati. Adesso si potrà fare luce sulle verità, mettendo fine al lungo e spesso velenoso chiacchiericcio che negli ultimi mesi mi ha accompagnato". Saverio Romano, segretario dell’Udc siciliana, appena eletto al Parlamento europeo, commenta così il provvedimento giudiziario: "L'avviso di garanzia che ho ricevuto qualche mese fa attraverso i giornalisti di Repubblica e oggi formalmente dalla Procura di Palermo mi lascia del tutto sereno perche' so di non avere mai intrattenuto rapporti di alcun genere con Ciancimino".
Secondo le accuse di Massimo Ciancimino, il denaro proveniente dal conto veniva distribuito ai capi partito o ai capi corrente, che poi avevano il compito di agevolare l'aggiudicazione degli appalti e la concessione dei lavori per la metanizzazione nei vari paesi dell'isola. A riscontro delle dichiarazioni del figlio di Don Vito, ci sono anche parziali ammissioni del tributarista Lapis, già raggiunto da avviso di garanzia due mesi fa, ma anche documenti, intercettazioni ambientali e telefoniche che sono state rilette dagli investigatori dei carabinieri di Monreale e che ora saranno trasmesse al Parlamento insieme alla richiesta di utilizzazione.
(11 giugno 2009) " xxx
L'Acqua del rubinetto, riscopriamola anche alla luce di nuove tecnologie

Dom. 14.06.2009 - Da "la Repubblica.it" (13.06.2009).
" L'acqua fai da te
Liscia, gassata o artificiale?
È la rivincita dell'acqua del rubinetto. In molte mense scolastiche ricomparsa la caraffa. Mineracqua ammette: con la crisi abbiamo avuto l'1,7% di vendite in meno
MILANO - "Mille litri, un euro". Un sorriso sotto i baffi, i soliti capelli un po' ribelli e una caraffa in mano, Massimo Cacciari - primo cittadino di Venezia - si è messo in affari. Siamo in recessione, gli italiani (e i Comuni) hanno in tasca pochi soldi. E lui ha fiutato il business: vende acqua. "Acqua Veritas, l'acqua del sindaco - dice riempiendosi un bicchierone nella pubblicità finita persino sulle pagine del New York Times. xxx
Buona, sicura e controllata ogni giorno". Oro blu che parte da sorgenti vicine ai pozzi della concorrente San Benedetto (butta lì il quotidiano Usa) e sgorga nei rubinetti di tutte le case della laguna.
Dopo una sbornia di minerale lunga quasi vent'anni, con i consumi di gasata e naturale cresciuti da 65 a 192 litri pro capite, l'Italia - Cacciari in testa - è tornata all'acqua fai-da-te. Basta bottiglie di plastica (smaltirle a Venezia costa quasi 250 euro a tonnellata).
Basta spese inutili. Il Belpaese ha rispolverato le brocche, scoperto le caraffe filtranti - "le vendite sono decollate", dicono alla Laica, numero uno del settore - ed è riapprodato all'autarchia idrica. Venezia - dove la campagna di Veritas (la municipalizzata locale) ha fatto aumentare del 4% il numero dei cittadini che bevono acqua di rubinetto - non è sola. L'Acea a Roma, l'Acquedotto Pugliese e quello lucano hanno "etichettato" il loro prodotto come fosse una "griffe" da ristorante due stelle Michelin.
Presentando sui propri siti le analisi organolettiche e il contenuto in minerali garantito da migliaia (350mila nella capitale) controlli l'anno. L'acqua naturale è riapparsa dopo un decennio sui tavoli delle mense scolastiche di Roma, Milano, Firenze e Bologna. Perugia, Abbiategrasso, Monterotondo, Cusano Milanino e tanti altri piccoli centri d'Italia hanno installato fontanelle pubbliche d'acqua gasata per placare la sete dei loro cittadini. A Torino e in Piemonte è partita la campagna Tvb. Non il melenso e abusato "ti voglio bene" da sms, ma "ti voglio bere", lo slogan che ha portato in centinaia di asili ed elementari della regione le borracce griffate e gli opuscoli che hanno accompagnato il ritorno della bevanda più vecchia del mondo a pranzo, evitando di riempire le discariche sabaude di 22 mila bottiglie di plastica al giorno.
Economia ed ecologia, in effetti, in questo ritorno al passato della tavola nazionale, vanno a braccetto. "L'acqua del rubinetto costa 500 volte in meno della concorrente industriale - dice Luca Martinelli di Altraeconomia, autore della fortunatissima "Piccola guida al consumo critico dell'acqua" - . Ma come ha capito bene Cacciari garantisce anche un enorme risparmio ambientale". L'Italia produce 12,4 miliardi di bottiglie l'anno consumando 655 mila tonnellate di petrolio, scaricando in aria 910 mila tonnellate di CO2 e in pattumiera 200 mila tonnellate di polietilene, il cui smaltimento (solo un terzo viene riciclato) "è a carico di cittadini ed enti locali". Non solo. Otto litri di minerale su 10 percorrono in camion centinaia di chilometri per arrivare dalla sorgente agli scaffali dei supermercati e sui tavoli dei ristoranti. Bruciando ettolitri di gasolio.
La qualità? "L'acqua del rubinetto non ha niente da invidiare a quella industriale - assicura Martinelli - . Ogni pozzo che garantisce da 100 a 10 mila litri, il fabbisogno di un piccolo capoluogo, è sottoposto a 70 controlli l'anno. Nelle grandi città le verifiche sono decine di migliaia. E una recente sentenza del Tar, ma non ce n'era bisogno, obbliga gli acquedotti pubblici alla trasparenza, pubblicando i risultati di tutti gli esami". I limiti di legge sono rigidi e valgono per tutti.
E non a caso oltre 1.500 ristoranti nel Belpaese hanno aderito senza alcuna remora alla campagna "Imbrocchiamola" di Legambiente, offrendo esplicitamente in menù l'acqua del rubinetto. Liscia e gasata. A garantire le bolle d'anidride carbonica fai-da-te del terzo millennio non sono più Idriz e Frizzina - le magiche polverine degli anni '60 - ma i nuovi gasificatori, diabolici marchingegni che stanno iniziando a conquistare a ritmi vertiginosi le cucine degli italiani.
"Noi abbiamo iniziato a proporli un anno fa - conferma Claudio Tagliapietra, direttore commerciale di Sodastream, uno dei leader sul mercato nazionale -. Ci eravamo posti un obiettivo di vendite che credevano molto ambizioso per il 2009 e l'abbiamo già raggiunto a maggio, viaggiando a 15 mila pezzi al mese". Merito di un mercato immaturo (in Svezia ci sono gasificatori nel 30% delle famiglie, da noi siamo a percentuali da prefisso telefonico) ma anche di una serie di accordi con le amministrazioni locali che si stanno tuffando nel business dell'acqua del sindaco. "A Venezia la Veritas vende a sconto i nostri modelli - conclude Tagliapietra - imputando a rate il costo in bolletta".
L'industria della minerale, 321 marchi, 3,5 miliardi di giro d'affari e 8 mila addetti, ha accusato - com'era inevitabile - l'uno-due della crisi e del revival del rubinetto. "Le nostre vendite sono calate l'anno scorso (-1,7%) per la prima volta in dieci anni - ammette Ettore Fortuna, numero uno di Mineracqua, l'organizzazione di settore - anche perché la gente al supermercato privilegia le etichette meno care, snobbando quelle di fascia alta".
La concorrenza degli acquedotti? "L'acqua di rubinetto e la nostra sono due cose completamente diverse - dice - : noi la recuperiamo in un giacimento sotterraneo profondo, protetto e incontaminato e la imbottigliamo alla fonte. Quella delle municipalizzate ha le provenienze più disparate. Torino la prende in parte dal Po, Firenze dall'Arno, poi la devono trattare, disinfettare e potabilizzare". Uno studio (ancora non pubblicato) commissionato dall'industria e contestato da Legambiente, sostiene Fortuna, "conferma che da un rubinetto su quattro esce acqua con tracce batteriologiche e "contaminanti di origine antropica"".
Tutti in valori ben sotto i limiti massimi previsti dalla legge, però. E nella maggior parte dei casi - dice Martinelli - per colpa della mancata manutenzione degli impianti condominiali: "Le municipalizzate garantiscono un'acqua pura fino al contatore, poi troppo spesso gli amministratori si dimenticano di trattare le cisterne e le autoclavi".
La riscossa del rubinetto non è un fenomeno solo italiano. Michael Bloomberg, sindaco di New York (forte di un acquedotto che attinge a 13 riserve e 3 laghi cristallini), ha impostato buona parte della sua campagna elettorale vincente proprio sull'addio alle minerali (negli Usa se ne beve un po' meno che da noi, anche per la concorrenza delle micidiali bevande zuccherate). Anche se nella patria di Wall Street e del business sono riusciti a mettere in commercio un'etichetta, "Tap'd NY" che vende a 2 dollari a bottiglia l'acqua del rubinetto imbottigliata (e c'è gente che la compra!).
Parigi, che aveva ceduto ai privati i suoi acquedotti, ha fatto marcia indietro pochi mesi fa. La gestione di Veolia e Suez - per il primo cittadino Bertrand Delanoe - aveva peggiorato la qualità idrica e fatto decollare i prezzi. E così il Comune ha ripreso il controllo del servizio.
Tutto il mondo è paese, insomma. L'autarchia idrica, complice la recessione, dilaga. Dalla Tour Eiffel all'Empire State Building, dalle case scandinave alla provincia italiana. Ultimo caso: l'apertura poche settimane fa di un distributore di H20 (si chiama proprio così) sulla strada Regina, due passi dalla villa di George Clooney sul lago di Como. Eroga, gratis, acqua limpida e purissima, liscia o gasata. Tutta prodotta della municipalizzata locale. Quella del comune di Acquaseria. Più di così...
(13 giugno 2009) " xxx
mercoledì 10 giugno 2009
domenica 7 giugno 2009
Piersilvio Berlusconi spiega a Mike perchè essergli grato di averlo cacciato, buon sangue non mente

Dom. 07.06.2009 - Dal "Corriere della Sera.it", di oggi, la lettera aperta di Piersilvio Berlusconi a Mike Bongiorno, dopo gli sfoghi di Mike per il modo in cui è stato cacciato da Mediaset (1 - 2, video). Leggetela, non occorrono commenti.
" Caro Mike, vorrei esprimerti ancora, anche pubblicamente, la stima, l’affetto e la riconoscenza che nutro nei tuoi confronti dopo tanti anni di lavoro comune.
Quanti incontri, quante cene, quanti tuoi programmi ho visto partire dal fondo dello studio.
Primi anni Novanta, io lavoravo già, e tu eri uno splendido settantenne che passava da una trasmissione all’altra, Tutti per uno, La ruota della fortuna, Bravo Bravissimo...
Contratti rigidissimi e rare deroghe giusto per Sanremo e dintorni. Così è stato fino al dicembre 2008. Anno dopo anno, ferree esclusive che ti compensavamo con generosità. xxx
Anche a costo, in assenza di programmi giusti, di essere costretti a tenerti in panchina. Qualche mese fa ci siamo chiesti: ma è giusto?
Non sarebbe meglio svincolare Mike, lasciandolo lavorare anche per altri, e per il 2009 negoziare volta per volta singole prestazioni alla sua altezza?
Mike merita un programma di prestigio, un programma che faccia ascolti: quando lo troveremo o quando lui ce lo proporrà accendiamo le luci dello studio e si parte.
Tutto questo ti è stato spiegato in modo trasparente. Ed ecco perché, caro Mike, nessuno ti ha consegnato targhe ricordo, nessuno ha organizzato tristi cerimonie degli addii con brindisi e regalo.
Perché Mediaset, se vorrai, sarà sempre casa tua: non ci sono sfratti. Ora sei un professionista libero, con la tua storia impareggiabile. Potrai lavorare per noi ma potrai anche non farlo se non ti va.
Non hai obblighi.
Nemmeno quello della riconoscenza.
Un abbraccio forte. " xxx
martedì 2 giugno 2009
?Libertà di non far sapere? - Vittorio Mangano "sparisce" da Matrix
Mar. 02.06.2009 - Da "PASSAPAROLA" del 01.06.2009, di Marco Travaglio, sento (e leggo):
"... Panico a Matrix
L’altra sera, fingendo di celebrare l’anniversario della morte di Falcone e Borsellino, Matrix ha messo in piedi la solita trasmissione dell’antimafia dei pupi e delle fiction dove naturalmente si faceva grande retorica, i cento passi, il film di Peppino Impastato, i film su Riina, i film su Falcone, i film su Borsellino, il procuratore Grasso con il libro da presentare, l’ex procuratore Aiala con il libro da presentare. A un certo punto in questo idillio dove non si facevano nomi di politici – per carità – questo idillio viene rotto da un magistrato collegato da Palermo, Gaetano Paci, xxx
Gaetano Paci che sta tra l’altro seguendo insieme a un’altra magistrata, Anna Maria Picozzi, il processo Addio pizzo, processo nel quale il comune di Palermo aveva annunciato di costituirsi Parte Civile e poi il giorno della costituzione si era dimenticato di costituirsi Parte Civile e poi ha avuto i tempi supplementari per farlo, perché altrimenti sarebbe rimasto escluso. Bene, Gaetano Paci, Presidente di una fondazione che ricorda le stragi, ha interrotto l’idillio dei presenti in studio e ha detto “vorrei dire una cosa, un anno fa si sentì dire che Vittorio Mangano era un eroe” sapete chi lo ha detto, lo ha detto l’editore di Canale 5 su cui andava in onda il Matrix di Alessio Vinci per la strage di Capaci. Dice Gaetano Paci “volevo fare presente che Vittorio Mangano non era un eroe, gli eroi sono Falcone e Borsellino e Vittorio Mangano era un mafioso sanguinario condannato per traffico di droga, per mafia e poi in primo grado per tre omicidi, all’ergastolo, ergastolo che poi non divenne definitivo anche perché Mangano morì prima che si arrivasse alla fase di appello”.
Chi di voi ha visto quella scena ha visto il gelo che in quel momento si è dipinto sul volto degli ospiti, tutti impietriti perché? Perché si stava parlando di corda in casa dell’impiccato, si stava parlando dell’amichetto di Berlusconi nella televisione di Berlusconi in una trasmissione che avrebbe dovuto occuparsi di mafia ma che naturalmente aveva tenuto fuori tutti i rapporti che la mafia ha al di sopra del suo livello militare. Questi si sono detti “oddio adesso questo magistrato dirà anche il nome di Berlusconi che si è tenuto Mangano in casa per due anni!” invece chiunque volesse intendere ha inteso e chiunque volesse vedere in quelle facce impietrite ha potuto vedere, Vinci naturalmente cuor di leone ha immediatamente mandato un servizio sui cento passi e su Peppino Impastato, in modo da tornare all’antimafia delle figurine e con ciò non voglio minimamente sminuire la figura di Peppino Impastato intendiamoci. È semplicemente che la creazione di queste icone dell’antimafia come Impastato, Falcone e Borsellino diventa spesso un alibi per fermarsi lì e non andare ai livelli superiori, al famoso doppio Stato che tanto poco piace a certi giornalisti e a certe alte cariche dello Stato.
Non mi risulta che la Commissione parlamentare antimafia abbia avviato accertamenti sulle dichiarazioni di Brusca, come non mi risulta che ci sia una grande mobilitazione, eppure quella era l’occasione le celebrazioni per la strage di Capaci, rispetto a una denuncia drammatica fatta dal procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato, coordinatore del pool che si occupa dei reati finanziari legati alla mafia, il quale ha detto a Il Sole 24 ore anche lui alla vigilia delle celebrazioni per il 23 maggio, che il governo nelle persone del Ministero della Giustizia e del Ministero dell’economia, Ministeri retti da Angelino Alfano presente alle celebrazioni e dal Ministro Tremonti, avevano deciso di togliere, per motivi burocratici chissà quali, l’accesso alla Procura di Palermo e a tutte le procure all’anagrafe dei conti correnti bancari, prima le procure avevano la password e poi gliela hanno tolta, non possono più entrate nella anagrafe dei conti correnti bancari e naturalmente entrare in questa anagrafe significa riuscire a recuperare enormi patrimoni di mafiosi, a dare nomi e cognomi agli intestatari di questi patrimoni per poterglieli portare via.
Casualmente è sparita la password e quindi i magistrati sono disarmati sul fronte della lotta ai patrimoni mafiosi e al riciclaggio, naturalmente per pura coincidenza questa denuncia è arrivata nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci e nessuno ne ha parlato, proprio perché non si può andare al di là del teatrino dei pupi. ..."
La notizia mi incuriosisce, cerco il video sul sito di "Matrix", puntata del 22.05.2009 (video che riesco a vedere solo con "Internet Explorer" e non con "Firefox"), la trasmissione è divisa in 5 parti, tutte sono visibili, tranne la 4°, dove viene ricaricata una breve litania introduttiva. Non riesco a trovare il pezzo che cerco, quello su Vittorio Mangano. ?Vuoi vedere che è proprio nella 4° parte, quella che non si vede?
Una breve ricerca sul web, trovo il sito "L'89": confermano, hanno fatto sparire Mangano!! xxx
lunedì 1 giugno 2009
Il Times: "Cade la maschera del clown"

Lun. 01.06.2009 - Da "La Repubblica.it".
" La stampa europea segue con attenzione i nuovi sviluppi della vicenda Noemi
Durissimo editoriale del quotidiano di Murdoch su Berlusconi: "Disprezza gli italiani"
Il Times: "Cade la maschera del clown"
E la Faz lo paragona al padre degli dei
Delle vicende del Cavaliere si occupano anche Liberation, El Pais
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Uno scandalo che non riguarda più solo gli italiani, ma anche i paesi partner dell'Italia, nell'Unione Europea, nella Nato, nel G8 che l'Italia si prepara ad ospitare. E' questo il severo giudizio di un editoriale del Times di Londra sulla vicenda che ruota da settimane attorno a Silvio Berlusconi, al suo rapporto con la 18enne Noemi Letizia, alle feste in Sardegna e al divorzio dalla moglie Veronica Lario. xxx
E non è solo il Times a occuparsi ancora una volta di questa storia, che la stampa inglese sta seguendo con particolare attenzione: ci sono nuovi articoli anche sul Financial Times, sul Daily Telegraph, sull'Independent. E uscendo dal Regno Unito, si occupano delle vicende del premier Liberation e la Frankfurter Allgemeine Zeitung.
Times. "Cala la maschera del clown", s'intitola l'editoriale del Times, il secondo su questa vicenda dopo quello altrettanto duro del 18 maggio, pubblicato al primo posto fra i tre commenti del giorno nella pagina degli editoriali. "La qualità del governo Berlusconi non è una questione privata", afferma il sottotitolo. "L'aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi non è che è un pagliaccio sciovinista, né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al Parlamento europeo", comincia l'articolo. "Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l'opinione pubblica italiana. Il senile dongiovanni può trovare divertente agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare legami che come minimo suscitano dubbi, la maschera del clown cala. Egli minaccia quei giornali, invoca la legge per difendere la propria 'privacy', pronuncia dichiarazioni evasive e contraddittorie, e poi melodrammaticamente promette di dimettersi se si scoprisse che mente".
Il Times riconosce che la vita privata di Berlusconi è appunto un affare privato, ma osserva che, come è si è dovuto rendere conto Bill Clinton, scandali e alti incarichi pubblici non vanno d'accordo. "Molti potrebbero dire che l'Italia non è l'America, che l'etica puritana degli Stati Uniti non ha mai dominato la vita pubblica italiana, e che pochi italiani si scandalizzano davanti ai donnaioli. Ma questo è un ragionamento insensato e condiscendente. Gli italiani comprendono quanto gli americani cosa è accettabile e cosa non lo è. E, come gli americani, giudicano spregevole il cover-up".
L'editoriale del quotidiano londinese nota quindi che pochi media in Italia possono fare simili affermazioni, senza timore di un castigo. "A suo merito, la Repubblica ha continuamente sollevato domande al primo ministro sulla sua relazione con Noemi Letizia, e alla maggior parte di queste domande non ci sono state risposte soddisfacenti. Quando e dove egli ha conosciuto la famiglia della ragazza? Mr. Berlusconi chiese di avere fotografie da un'agenzia di modelle per iniziare i contatti con la signorina Letizia? Che cosa c'è di vero sulle notizie di party con decine di giovani donne nella sua villa in Sardegna? Mr. Berlusconi ha promesso di spiegare tutto in parlamento. Ma non ha certo riassicurato i suoi critici con la sua iniziativa per bloccare la pubblicazione di 700 fotografie che potrebbero mostrare cosa succedeva a quei party. Né lo aiuta il suo sventurato ministro degli Esteri, che ha provato a difenderlo sottolineando che l'età per il consenso (a rapporti sessuali, ndr.) in Italia è 14 anni, come se ciò fosse rilevante".
Qualcuno potrebbe dire, si conclude l'editoriale, che tutto ciò non riguarda i forestieri. Ma gli elettori italiani, alla vigilia delle elezioni europee, dovrebbero riflettere sul modo in cui è guidato il loro governo, sui candidati selezionati per Strasburgo e sul livello di sincerità del premier. E la faccenda "riguarda anche altri", afferma il Times. "L'Italia ospita quest'anno il summit del G8, dove si discuterà di maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e al crimine internazionale. E' un importante membro della Nato. Fa parte dell'eurozona, che è confrontata dalla crisi finanziaria globale. Non sono soltanto gli elettori italiani a domandarsi cosa sta succedendo. Se lo chiedono anche i perplessi alleati dell'Italia".
Gli altri quotidiani britannici. Il Times pubblica anche una lunga corrispondenza dall'Italia, intitolata "Berlusconi blocca la pubblicazione di foto di giovani donne in bikini a un party nella sua villa". Un articolo sul Financial Times, invece, osserva che "l'ondata di gossip" e "l'odore di scandalo" intorno a Berlusconi distolgono l'attenzione dell'opinione pubblica italiana da questioni ben più gravi, come le cattive notizie sull'andamento dell'economia italiana.
Una corrispondenza sul Daily Telegraph afferma che "gli alleati di Berlusconi mettono nel mirino la moglie" per il divorzio, con la rivelazione che Veronica Lario avrebbe un partner da tempo, fatta da Daniela Santanché sul quotidiano Libero. E l'Independent riporta le pesanti critiche fatte dal premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, che hanno spinto la casa editrice Einaudi, "parte dell'impero Modandori di Berlusconi", a non pubblicare il suo ultimo libro, che descrive tra l'altro il primo ministro come "un delinquente".
Germania. La Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), in un articolo firmato dallo storico corrispondente in Italia Heinz Joachim Fischer, fa paragoni mitologici: "A Silvio Berlusconi non basta presentarsi in Italia come un principe del rinascimento. Ora si prende a modello gli dei dell'antichità. Ad esempio il padre degli dei: Giove. Costui non era conosciuto solo per fulmini e saette, ma anche per le sue visite audaci presso le donne, tanto malfamate, quanto forse amate".
Fischer parte dalla festa di compleanno di Noemi Letizia a fine aprile: da allora "in Italia è scoppiato il caos" e la ragazza di Casoria è diventata "famosa" come l'europarlamentare tedesco Martin Schulz, colui al quale Berlusconi diede del "kapò nazista" durante un intervento a Strasburgo nel luglio 2003, dopo le critiche sul conflitto di interessi e i guai con la giustizia del capo di governo italiano.
Il paragone non è "fuorviante", sottolinea Fischer, perchè fu proprio Schulz, in una lunga intervista allo Spiegel, a criticare e a non trovare per niente divertente la strada aperta a giovani bellezze per fare carriera politica, anche nel parlamento europeo: "Berlusconi trasforma sistematicamente in gossip la politica italiana", disse allora il capogruppo del Partito socialdemocratico tedesco alle europee.
Francia. Il quotidiano Libération dedica la copertina alla vicenda: "Lo scandalo alle calcagna" e nelle due pagine interne: "Rivelando la tresca il quotidiano Repubblica ha fatto vacillare la popolarità del presidente del consiglio. E' una battaglia portata avanti nel nome di una certa concezione dell'interesse pubblico".
Spagna. Il quotidiano El Pais torna a trattare la questione in una corrispondenza da Roma: "L'opposizione italiana chiede a Berlusconi che spieghi in parlamento se abbia portato nell'organizzazione elettorale del partito i suoi invitati delle feste private in Sardegna" e si chiede: "Berlusconi utilizza gli aerei ufficiali dello stato Italiano per portare gli artisti, ballerine e veline a Villa Certosa? Ha fatto uso improprio dei beni dello stato? E' l'ultimo capitolo del Naomigate che ha trasformato l'Italia in un manicomio semplicemente portando allo scoperto l'abitudinaria mescolanza tra vita privata e pubblica di Berlusconi e la sua tendenza a conquistarsi amici e amiche dell'ambiente televisivo portandoli in quello politico".
Sferzante il pezzo della Vanguardia: "La campagna elettorale per le Europee continua in Italia, astrusa e noiosissima, incapace di competere quanto a contestazioni, incanto mediatico, spessore del tema con la vita personale della stella più sgargiante della politica italiana degli ultimi quindici anni: Silvio Berlusconi. Nelle cerchia del potere si parla più di questa commediola che delle vicende poltico-continentali a Bruxelles. A volte diverte. La maggior parte delle volte preoccupa ed esaurisce tanta banale frivolezza".
(Ha collaborato Flaminia Giambalvo)
(1 giugno 2009) " xxx














