la libertà non ha appartenenza, è conoscenza, è rispetto per gli altri e per sé

"Chi riceve di più, riceve per conto di altri; non è né più grande, né migliore di un altro: ha solo maggiori responsabilità. Deve servire di più. Vivere per servire"
(Hélder Câmara - Arcivescovo della Chiesa cattolica)

venerdì 5 giugno 2015

Cristo teorico dell'uguaglianza. La corrente calda del cristianesimo - di Diego Fusaro

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Ven 05.06.2015 - Un video di Diego Fusaro, consiglio di sentire anche altri interventi dello stesso autore, persona che reputo degna di nota.

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martedì 13 gennaio 2015

La verità sulle torri gemelle - Video completo - Inganno globale 11 Sett...

Video



Mar 13.01.2015 - Vi invito a prendervi un'ora e mezzo di tempo e vedere questo video ricostruttivo dei fatti del 11 settembre 2001, non è "cervellotico/complottista", purtroppo è supportato da percorsi logici chiari, e stringe il cuore pensare al mondo in cui viviamo.

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martedì 6 gennaio 2015

PRESCRIZIONE DEI REATI, non è evento naturale ineludibile


Mar 06.01.2015 -

---Mi piacerebbe che un giorno qualche giurista spiegasse a noi tutti come la PRESCRIZIONE non sia qualcosa di ineludibile, al pari di una malattia virale, di un terremoto, ma debba invece essere la scelta dell'ordinamento giuridico di non perseguire più REATI CHE, per la loro natura e per il lungo lasso di tempo trascorso da che sono stati commessi, NON SUSCITANO PIÙ' INTERESSE PUNITIVO NELLA SOCIETÀ'.

---L'esatto contrario di quanto accade oggi da noi, con la prescrizione maldestramente (o furbescamente) prevista per temi caldissimi, e rispetto ai quali la Società risulta molto sensibile ancora, e particolarmente esposta e colpita, tanto da provocare indignazione nei Cittadini.

---Una normativa equilibrata, equa, sulla prescrizione, andrebbe ad essere applicata solo a fatti percepiti ormai, dalla collettività e dalle parti offese dal reato, come lontani e privi di interesse.

---Vorrei insomma che qualcuno iniziasse a parlare della ratio, della logica giuridica e sociale che presiede all' "Istituto della Prescrizione", per smontarne alla radice l'assurdo uso che l'attuale ordinamento italiano ne fa, ghiotta e pretesa opportunità per il reo di sottrarsi alla punizione, lasciando gli onesti nello sconforto dell'impotenza, come appunto si rimane di fronte ad un terremoto.

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sabato 3 gennaio 2015

Talk show, la degradazione della verità di fatto a mera opinione, e dunque la correlativa santificazione di ogni menzogna a opinione che vale quanto l’altra


Sab 03.01.2015 - E' da molto che mi ripromettevo di scrivere qualcosa sull'argomento indicato nel titolo del post, qualcosa che dicesse che oltre alle opinioni esistono i fatti oggettivi, e che le affermazioni completamente avulse dai fatti, e con essi confliggenti, non sono opinioni, ma propaganda, presa in giro del prossimo.
---Poi ho letto lo scritto di Paolo Flores d’Arcais, su "MicroMega" on line (21.10.2014), a proposito del recente scontro tra Marco Travaglio e Michele Santoro, e mi sono risparmiato la fatica di trovare le parole, ve lo propongo qui a seguire.

Marco Travaglio ha torto. Infatti ha evidenziato il motivo del suo contendere con Santoro in questi termini: “Esiste ancora nel talk show uno spazio indipendente per il talkinteso come racconto di fatti veri al riparo dallo show, cioè del pollaio gabellato per ‘contraddittorio’ e ‘ascolto’ dove chi ha torto e mente passa dalla parte della ragione e della verità? (...) Prima di domandarsi se il collaboratore fa la pace col conduttore e torna a bordo, andrebbe sciolto un rebus: cosa rimane, del giornalismo come lo conosciamo tutti, nei talk show?”. 

Nulla, ovviamente. Ma la degradazione della verità di fatto a mera opinione, e dunque la correlativa santificazione di ogni menzogna a opinione che vale quanto l’altra, non è questione che mette a repentaglio solo il giornalismo, bensì costituisce in sé un colpo durissimo e diretto assestato contro la democrazia in quanto tale.

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venerdì 26 dicembre 2014

Papa Francesco, i 15 mali della curia, ma non solo suoi


Ven 26.12.2014 - Dal sito web della Santa Sede. A questo link il  video.


PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Sala Clementina
Lunedì, 22 dicembre 2014


La Curia Romana e il Corpo di Cristo
“Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo quando ti sei fatto come noi” (Sant'Atanasio)
Cari fratelli,
Al termine dell’Avvento ci incontriamo per i tradizionali saluti. Tra qualche giorno avremo la gioia di celebrare il Natale del Signore; l’evento di Dio che si fa uomo per salvare gli uomini; la manifestazione dell’amore di Dio che non si limita a darci qualcosa o a inviarci qualche messaggio o taluni messaggeri, ma dona a noi sé stesso; il mistero di Dio che prende su di sé la nostra condizione umana e i nostri peccati per rivelarci la sua vita divina, la sua grazia immensa e il suo perdono gratuito. E’ l’appuntamento con Dio che nasce nella povertà della grotta di Betlemme per insegnarci la potenza dell’umiltà. Infatti, il Natale è anche la festa della luce che non viene accolta dalla gente “eletta” ma dalla gente povera e semplice che aspettava la salvezza del Signore.
Innanzitutto, vorrei augurare a tutti voi - Collaboratori, fratelli e sorelle, Rappresentanti pontifici sparsi per il mondo - e a tutti i vostri cari un santo Natale e un felice Anno Nuovo. Desidero ringraziarvi cordialmente per il vostro impegno quotidiano al servizio della Santa Sede, della Chiesa Cattolica, delle Chiese particolari e del Successore di Pietro.
Essendo noi persone, e non numeri o soltanto denominazioni, ricordo in maniera particolare coloro che, durante questo anno, hanno terminato il loro servizio per raggiunti limiti di età o per aver assunto altri ruoli oppure perché sono stati chiamati alla Casa del Padre. Anche a tutti loro e ai loro famigliari vanno il mio pensiero e la mia gratitudine.
Desidero insieme a voi elevare al Signore un vivo e sentito ringraziamento per l’anno che ci sta lasciando, per gli eventi vissuti e per tutto il bene che Egli ha voluto generosamente compiere attraverso il servizio della Santa Sede, chiedendogli umilmente perdono per le mancanze commesse “in pensieri, parole, opere e omissioni”.

E partendo proprio da questa richiesta di perdono, vorrei che questo nostro incontro e le riflessioni che condividerò con voi diventassero, per tutti noi, un sostegno e uno stimolo a un vero esame di coscienza per preparare il nostro cuore al Santo Natale.

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giovedì 2 ottobre 2014

Luigi De Magistris - La sospensione da sindaco - Il giornalismo italiano


Gio. 02.10.2014 -

---Don Lorenzo Milani sosteneva che non c'è peggior giustizia di quella che fa parti uguali tra diversi.

---L'altra sera, a "Di martedì", il nuovo programma di Floris su La7, Floris, Mentana, Stella... tutti a dire che le parole di De Magistris (presente in studio) sulla sua sentenza erano simili a quelle di Berlusconi sulle proprie che, insomma, non c’era differenza. Si ignorava la ben diversa storia dei due, i rispettivi percorsi giudiziari. Si ignorava che De Magistris non stava chiedendo la non applicazione della legge che prevede la sospensione, diceva soltanto che non sarebbe stato lui a dimettersi (cosa diversa dall'essere sospeso, che è a tempo) e che sarebbe tornato a fare il sindaco di Napoli, tutto questo per la sua storia personale (e criminale, un po’ diversa da quella di Berlusconi).

---Ma i grandi giornalisti no, per loro era più facile continuare ad insistere… come Berlusconi…, fare un semplicistico raffronto tra le due vicende, e trovarle simili.

---Avrei desiderato intervenire e dire loro: Se dopo tutti questi anni e tutte le vicende succedutesi, non avete capito la differenza tra un Berlusconi ed un De Magistris, e state alla finestra a guardare con la terzietà di un asettico arbitro…, allora peggio per voi, ... ma anche per noi che meriteremmo un giornalismo più coraggioso.

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domenica 8 giugno 2014

La trattativa indecente, Vincenzo Scotti (ex ministro dell'interno, 1990-1992): Ritratto di uno Stato-mafia



Dom 08.06.2014 - Dal sito di "AntimafiaDuemila", di Lorenzo Baldo (29.05.2014), sulla deposizione dell'ex Ministro dell'interno, Vincenzo Scotti, in carica all'epoca della strage di Capaci (dal 16.10.1990 al 28.06.1992).

---AUDIO dell'udienza del processo Bagarella ed altri (presunta trattativa Stato-mafia), integrale o per spezzoni, dal sito di Radio Radicale.it.

Palermo. E’ l’immagine di uno Stato-mafia quella che si materializza nelle dichiarazioni dell’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti. All’udienza odierna del processo sulla trattativa l’ex esponente democristiano ricostruisce il contesto politico-istituzionale prima e dopo la strage di Capaci, fino a quella che a tutti gli effetti è la sua destituzione dall’incarico di ministro avvenuta il 28 giugno ‘92. Lo stesso Scotti lo ha già raccontato più volte nelle aule giudiziarie: le ultime sue audizioni risalgono, una, al 2012 durante il processo Mori, e l’altra appena quattro mesi fa, al Borsellino quater.
L’allarme inascoltato
Uno stralcio dell’audizione di Vincenzo Scotti del 20 marzo del ’92 alla Commissione Affari Costituzionali e Interni della Camera dei Deputati, viene citato in aula dal pm Nino Di Matteo. E’ un vero e proprio allarme che non viene – volutamente – ascoltato dai vertici istituzionali. Che si assumono così la responsabilità delle successive stragi del ’92 e del ’93. “Nascondere ai cittadini che siamo di fronte a un tentativo di destabilizzazione delle istituzioni da parte della criminalità organizzata – diceva Scotti prima delle bombe di Capaci, Via D’Amelio e del Continente – è un errore gravissimo. Io ritengo che ai cittadini vada detta la verità e non edulcorata. Io me ne assumo tutta la responsabilità. Se qualcuno ritiene che questo non sia vero sono pronto alle dimissioni, ma per questa ragione, ma non cedo il passo su questo terreno, ho detto che l’allarme sociale è altissimo e la gente deve sapere queste cose. Siamo un Paese di misteri e io non intendo gestire il ministero degli Interni con una condizione di silenzio o di misteri e senza mettere su carta le cose che si fanno”. C’è anche un altro grido dell’ex ministro dell’Interno, riportato dal giornalista Giuseppe D’Avanzo (scomparso prematuramente nel 2011) pubblicato sul quotidiano la Repubblica il 21 giugno 1992, che viene ribadito durante l’udienza. “Sono convinto, e lo vado ripetendo da mesi, che il calvario non è finito – dichiarava Scotti a D’Avanzo –, che la mafia colpirà ancora e colpirà ancora più in alto, tanto più in alto quanto più efficace diventerà l' azione dello Stato. Non tutti vogliono capirlo. C’è chi fa orecchie da mercante, chi ha la tentazione di sottovalutare il mio allarme, chi colpevolmente sussurra che la mia apprensione è soltanto allarmismo che nasconde voglia di potere. Bene, a questi signori ho già detto che io non andrò più a Palermo a raccogliere insulti e monetine per loro e al loro posto.

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sabato 17 maggio 2014

Questione morale, l’ex responsabile giustizia del Pci: “Il M5S è l’erede di Berlinguer”



Sab 17.05.2014 - Dal sito di "MicroMega", www.micromega.net, intervista a Giuseppe Zupo (15.05.2014).

 “A miei tempi l’onestà era un dna che andava preservato accuratamente, oggi è un optional fastidioso. Il pensiero di Berlinguer è attualissimo e l’unico erede della questione morale è il Movimento 5 Stelle”. E Renzi? “E’ il nulla e sul niente c’è poco da dire”. Mentre Vendola? “Sull’Ilva di Taranto ha fatto uno scivolone terribile e avrebbe dovuto trarne immediatamente le conseguenze, non si ride con i padroni che hanno inquinato una città e prodotto morti su morti”. A parlare né Grillo né altro attivista pentastellato ma l’avvocato Giuseppe Zupo, 73 anni, responsabile nazionale giustizia del Pci ai tempi di Berlinguer e del caso Moro.

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mercoledì 30 aprile 2014

Il fango del potere per fermare il Papa


Mer 30.04.2014 - Da "il Fatto Quotidiano" del 29.04.2014, di Dario Fo.

Venerdì 25 aprile durante la registrazione televisiva di Otto e Mezzo diretta da Lilli Gruber – nella quale presentavo il mio primo romanzo sulla vita dei Borgia e in particolare su Lucrezia “figlia del papa” – è esploso un vivace contenzioso fra me e l’ospite in studio, Pietrangelo Buttafuoco, noto giornalista de il Foglio.
   Il pretesto del conflitto d’opinione nasceva dalla mia lettura del discorso che riproponeva l’intervento tenuto nel 1498 da Papa Borgia al Concistoro di tutti i cardinali e vescovi riuniti ad ascoltarlo mentre dava notizie dell’assassinio del proprio figliolo Juan, rinvenuto galleggiante senza vita all’alba di qualche giorno prima sulle acque del Tevere.
   Il papa esprime il suo sconvolgimento lacerante e dichiara d’essere convinto che quella morte sia la giusta condanna al suo operare. Quindi avverte che tutto da quel momento cambierà nella chiesa: “Basta con le banche e gli affari personali di ogni gruppo d’affari dentro il Vaticano. Basta con l’accumulo di poteri, terre e denaro! Cessiamo con l’esibizione di prebende e stipendi da nababbi! Che abbiamo noi, così legati al potere economico, a che fare con il Vangelo di Cristo e le sue regole?”.

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lunedì 31 marzo 2014

Papa Francesco contro i politici corrotti, omelia ai parlamentari del 27.03.2014


Lun. 31.03.2014 - da "il Fatto Quotidiano" del 28.03.2014.

“Dio perdona i peccatori ma i corrotti... no” Questo è il testo dell’omelia del pontefice, Jorge Bergoglio, per la messa privata, tenutasi ieri mattina (27.03.2014) nella Basilica di San Pietro, davanti a 518 politici fra presidenti di Camera e Senato, ministri, sottosegretari, deputati, senatori, europarlamentari ed ex cariche istituzionali.

di Papa Francesco
   Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. È sempre lo stesso: “Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…”. “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle” (Ger 7,23-24). È la storia dell’infedeltà del popolo di Dio.
   E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù.
   E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”. Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: “Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul” (Mt 11,15). È lo stesso che dire: “È un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana”, è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla : erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come “pecore senza pastori”, così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: “Ma questo parla come uno che ha autorità!”, parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là…
   AVEVANO abbandonato il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori : il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “È meglio che un uomo muoia per il popolo”.
   Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: “Dovete fare questo, questo, questo…”. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, “sepolcri imbiancati”.
   Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio. “Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama”. “Ritornate a me con tutto il cuore – ci dice – perché sono misericordioso e pietoso”. Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore.
   IN QUESTA STRADA della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada? Una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi “dottori del dovere”, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. “Aprimi la porta. Il resto lo faccio io”. Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. Così sia.

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Carta costituzionale - "Verso la svolta autoritaria" - Appello al Paese


Lun 31.03.2014 - Dal sito di "Libertà e Giustizia" (27.03.2014).

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.
Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.
Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.
Primi firmatari:
Nadia Urbinati
Gustavo Zagrebelsky
Sandra Bonsanti
Stefano Rodotà
Lorenza Carlassare
Alessandro Pace
Roberta De Monticelli
Salvatore Settis
Rosetta Loy
Corrado Stajano
Giovanna Borgese
Alberto Vannucci
Elisabetta Rubini
Gaetano Azzariti
Costanza Firrao
Alessandro Bruni
Simona PeverelliSergio MateriaNando dalla ChiesaAdriano ProsperiFabio EvangelistiBarbara SpinelliPaul GinsborgMaurizio LandiniMarco RevelliBeppe GrilloGianroberto CasaleggioGino StradaPaola PatuelliTomaso MontanariAntonio CaputoPancho PardiUbaldo NannucciMaso NotarianniCristina ScalettiRaniero La ValleDario Fo

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venerdì 31 gennaio 2014

Imu-Bankitalia: se il governo e le banche diventano soci in affari



Ven 31.01.2014 - Dal sito de "il Fatto Quotidiano", un articolo di Loretta Napoleoni (30.01.2014).

Questa settimana l’Italia ha regalato al mondo un bellissimo esempio di economia occulta. Il decreto approvato su Bankitalia ed Imu sembra uscito da un manuale di dietrologia economico-finanziaria. Gli elementi ci sono tutti: un accordo tra classi politiche e banche, che viene fatto passare per una manovra per evitare che i cittadini paghino una tassa odiosa, imposta da Bruxelles: la tassa sulla casa; un sistema di informazione al servizio di questi stessi politici, che ha sapientemente insabbiato la verità e divulgato informazioni false; un Parlamento, fatta eccezione per il Movimento 5 Stelle e dei Fratelli d’Italia, che ha fatto gli interessi propri, corporativi e di casta, invece che quelli della popolazione che dovrebbe rappresentare; individui preposti ad istituzioni democratiche che le rendono strumenti di potere nelle proprie mani ed in quelle del governo.
Vediamo di analizzare per una volta tanto i fatti.

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domenica 29 dicembre 2013

Nichi Vendola, cade la maschera

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video
Dom. 29.12.2013 - Video tratto dal sito de "il Fatto Quotidiano" (15.11.2013).
---Fa impressione il tono servile nei confronti del potere economico, da parte di un uomo politico che pretendeva di essere una voce di libertà. Meglio pochi minuti di telefonata che una biografia intera. E siamo all'interno della tragedia dell'ILVA di Taranto, con assolutamente nulla di cui ridere, e semmai non certo con chi di quella tragedia risulterebbe parte attiva e arrogante.

---A questo link, de "il Fatto Quotidiano" (15.11.2013), la registrazione integrale, senza interruzioni, con l'esatta successione delle frasi.

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domenica 25 agosto 2013

I saggi della Costituzione - Lettera a Nadia Urbinati


25.08.2013 - Dal sito de "il Fatto Quotidiano", uno scritto di Pierfranco Pellizzetti (24.08.2013).

Cara Nadia, l’ultima volta che ti ho sentita è stata la sera del 5 giugno scorso. Il giorno dopo dovevamo discutere insieme nel Palazzo Ducale di Genova il mio ultimo libretto, quando mi arrivò per telefono la tua voce concitata annunciandomi il forfait: «mi ha telefonato or ora Enrico Letta. Devo andare domani a Roma. Faccio parte della commissione per le Riforme Istituzionali. Scusami…». Ti risposi con un laconico «come ti pare» sentendoti tutta eccitata dall’imminente permanenza nelle stanze dorate del Palazzo. Anche se per un compito già in partenza esecrabile, quale quello di mettere mano alla Carta costituzionale (in un contesto dominato da retropensieri e obiettivi che una politologa scafata non poteva non percepire come altamente sovversivi).

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Comunione e liberazione, la dura vita sotto Papa Francesco


25.08.2013 - Dal sito de "il Fatto Quotidiano", uno scritto di Marco Politi (23.08.2013).

Nell’estate dello spappolamento istituzionale dell’Italia, il Meeting di Cl celebra lo stanco rituale della sua parata di Vip. Sempre dalla parte dei potenti, sempre applaudendo i signori del vapore, gli epigoni di don Giussani non si accorgono che il clima, nella Chiesa cattolica, è radicalmente cambiato e che il loro festival, tradizionalmente omogeneizzatore di interessi politici, economici e religiosi, si sta inesorabilmente allontanando dal binario, su cui papa Francesco sta collocando il cattolicesimo contemporaneo.

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giovedì 15 agosto 2013

Berlusconi, storia dell’evasore-corruttore da Craxi a Mills


Gio. 15.08.2013 - Dal sito de "il Fatto Quotidiano", uno scritto di Marco Travaglio (08.08.2013), preziosa memoria storica, nella nostra società incline a ricordare solo quanto accaduto il giorno prima, e non oltre.

Secondo Angelo Panebianco, editorialista del Corriere (e non solo lui), la condanna definitiva di B. per frode fiscale non dipende dal fatto che B. è un frodatore fiscale, ma dallo “squilibrio di potenza fra magistrati e politica”. Perché in Italia la politica sarebbe “un potere debole e diviso” che non riesce a riformare il “potere molto più forte e unito” della magistratura. Solo separando le carriere, abolendo l’azione penale obbligatoria, trasformando il pm in “avvocato dell’accusa”, spogliando il Csm, cambiando la scuola e il reclutamento delle toghe e rimpolpando i poteri del governo nella Costituzione si eviteranno sentenze come quella del 1° agosto. Forse Panebianco non sa che in tutte le democrazie del mondo, anche quelle che hanno da sempre nel loro ordinamento le riforme da lui auspicate, capita di continuo che uomini politici vengano condannati se frodano il fisco, con l’aggiunta che vengono pure arrestati e, un attimo prima, cacciati dalla vita politica. Ma soprattutto il nostro esperto di nonsisachè ignora la carriera criminale di B., che froda il fisco da quando aveva i calzoni corti. E se non fu scoperto all’epoca è perché con i fondi neri corrompeva politici, Guardia di Finanza e giudici che avrebbero potuto scoperchiare le sue frodi fin dagli anni 70. Chi conosce il curriculum del neo-pregiudicato non si stupisce per la condanna dell’altro giorno, ma per il fatto che un tale delinquente matricolato sia rimasto a piede libero fino a oggi.

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La Costituzione rigida e gli ‘scippatori della democrazia’


Gio. 15.08.2013 - Dal sito de "il Fatto Quotidiano", uno scritto di Marco Emilio De Rossi (07.08.2013), i cui contenuti condivido integralmente; e mi stupisco di aver sentito solo da lui evocato, per ora (e forse per mia distrazione), un concetto basilare come quello della rigidità della nostra Carta costituzionale, associato al colpo di mano che, lor signori, stanno tentando sull'art. 138 della stessa Carta.

Nel lontano 1803 la Corte Suprema americana, presieduta dal giudice John Marshall,  nella celeberrima sentenza della causa “Marbury vs Madison” stabilì che “O la Costituzione è una legge superiore prevalente, non modificabile con gli strumenti ordinari, oppure è posta sullo stesso livello della legislazione ordinaria e, come le altre leggi, è alterabile quando il legislatore ha piacere di alterarle [...]“, con la logica conseguenza che, nel secondo caso, le Costituzioni scritte sarebbero state solo  ”[...] un tentativo assurdo, da parte del popolo, di limitare un potere per sua stessa natura illimitabile”. Tale dottrina consacrava il principio della cd. “rigidità” delle Costituzioni, e proprio ad essa si ispirò l’Assemblea che nel 1946-48 elaborò la nostra Carta fondamentale.
I padri e le madri costituenti, infatti, reduci della tragica esperienza fascista, ben conoscevano i rischi corsi da una Costituzione “flessibile“, come lo Statuto Albertino: era stato proprio per l’insufficiente protezione dello Statuto del 1848 che Mussolini aveva potuto facilmente e rapidamente sopprimere le libertà fondamentali dei cittadini, imprigionando l’Italia in una brutale dittatura. Per evitare che ciò accadesse nuovamente, la Costituente stabilì un processo di revisione costituzionale rafforzato, che garantisse ai posteri delle modifiche costituzionali adeguatamente ponderate e discusse dai loro rappresentanti: così nacque l’articolo 138 (che prevede un iter, comunque, molto più agile rispetto a quello previsto in altri paesi europei).

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mercoledì 31 luglio 2013

Assalto alla Carta costituzionale, l'ultima infamia


Mer. 31.07.2013 - Dal sito de "il Fatto Quotidiano", uno scritto di Paolo Flores D'Arcais (30.07.2013).

L’Italia è ormai in macerie: economiche, culturali, morali. La povertà delle famiglie è diventata una piaga di massa, mentre i più ricchi diventano più straricchi e più evasori, e il bottino all’estero è ormai dismisura. I monumenti che tutto il mondo ci invidia vengono lasciati cadere a pezzi (con gli immaginabili vantaggi per il turismo), la scuola è trattata peggio di Cenerentola (con gli immaginabili vantaggi per l’innovazione e l’economia), ma boss e gregari della partitocrazia non mollano neppure un euro delle loro prebende di Casta.
Mafie e altre criminalità spadroneggiano ormai ovunque, dalla Valle d’Aosta alla Calabria, mentre il dittatore kazako colonizza il ministero degli Interni.
L’informazione conosce un tasso di servilismo (e relativa disinformacija) che renderebbe raggiante anche Putin. Si finisce in galera (fatiscente) per il furto di qualche mela, e in parlamento per il furto di qualche milione. 

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martedì 28 maggio 2013

I valori della Sinistra senza rappresentanza politica


Mar. 28.05.2013 - Dal sito de "il Fatto Quotidiano", di Lorenzo Fazio (27.05.2013).

Adesso ho capito, quelle 6000 persone che erano a Genova e le molte altre che da lontano hanno salutato per l’ultima volta Don Gallo non c’entrano nulla col Pd. Ecco il dramma della sinistra in Italia. Un patrimonio umano, ideale, politico immenso e ricchissimo che una volta trovava espressione nel Pci di Enrico Berlinguer, ora è rimasto solo, senza che nessun partito riesca veramente a rappresentarlo. Il presidente della Regione Burlando era presente ma non ha parlato,nessuno del partito ha detto qualcosa, quella società, quelle persone che hanno un’anima, un sentimento, dei valori in cui credono e che si chiamano giustizia sociale, verità, onestà, libertà sembrano lontani dalla cultura politica del Pd, anzi la cosidetta società civile fa paura, è pericolosa, a D’Alema addirittura “fa orrore”.

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domenica 28 aprile 2013

“Banca del Vaticano e giudici corrotti nelle mani di Cosa Nostra”


Dom. 28.04.2013 - Dal sito di "Antimafia 2000".
Intervista esclusiva al pentito Gaspare Mutolo
di Giorgio Bongiovanni - 26 aprile 2013
Non è la prima volta che nel corso del mio lavoro di cronista giudiziario mi trovo faccia a faccia con alcuni collaboratori di giustizia, i cosiddetti pentiti. Personaggi che hanno fatto la storia della mafia e scritto tra le più buie pagine della storia d'Italia. Un'esperienza che mi ha permesso di capire profondamente quel che rappresenta Cosa Nostra per il nostro Paese, e quale ruolo ha avuto, da Portella della Ginestra ad oggi, nel definire anche gli equilibri politici ed economici. Alcuni collaboratori di giustizia sono diventati pentiti per convenienza, solo dopo aver firmato un contratto con lo Stato Italiano (un fatto che comunque condivido in quanto i collaboratori di giustizia ci hanno permesso di far luce sui misfatti compiuti da Cosa Nostra e da chi era colluso con la criminalità organizzata), altri si sono pentiti veramente nel senso umano-laico, ed altri ancora nel senso umano-spirituale. La sensazione che ho avuto incontrando Gaspare Mutolo, ex mafioso del mandamento di Partanna-Mondello, che gestiva parte del grande narcotraffico ed era sicario per i suoi capi, Saro Riccobono, ma soprattutto il “capo dei capi” Totò Riina, è stata quella di essere di fronte ad un collaboratore di giustizia che si è pentito veramente. Un collaboratore di giustizia che ha raccontato e ancora oggi sta raccontando tutto quello che ha fatto o che ha avuto modo di conoscere all'interno della più feroce organizzazione criminale: Cosa Nostra. E' stato forse l'ultimo pentito ad incontrare Paolo Borsellino e che, anche in seguito alla morte del giudice, ha rilasciato importanti rivelazioni sui rappresentanti delle istituzioni collusi con Cosa Nostra, dal giudice Signorino al numero 3 dei servizi segreti in Sicilia, Bruno Contrada, dall'on. Salvo Lima al sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, e tanti altri. Dal nostro incontro sono emerse novità agghiaccianti ed inquietanti che se riscontrate potrebbero aprire anche nuovi scenari investigativi.

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sabato 6 aprile 2013

Emma Bonino - Presidenza della Repubblica - Qualche riflessione in più


Sab. 06.04.2013 - Dal sito di "Megachip", un articolo di Marco Travaglio, pubblicato su "il Fatto Quotidiano" (06.04.2013).

Molti italiani vorrebbero Emma Bonino al Quirinale. Perché è donna, perché è competente, perché è onesta e mai sfiorata da scandali, perché ha condotto battaglie spesso solitarie per i diritti civili e umani e politici in tutto il mondo, forse anche perché è sopravvissuta a Pannella e perfino a Capezzone. Insomma, un sacco di ottimi motivi, tutti veri e condivisibili. Ma della sua biografia, in questo paese dalla memoria corta, sfuggono alcuni passaggi politici che potrebbero indurre qualcuno, magari troppo giovane o troppo vecchio per ricordarli, a cambiare idea e a ripiegare su candidati più vicini al proprio modo di pensare. A costo di essere equivocati, come ormai accade sempre più spesso, complice il frullatore del web, li ricordiamo qui per completezza dell’informazione, convinti come siamo che di tutti i candidati alle cariche pubbliche si debba sapere tutto. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi, cuneese come lei.

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mercoledì 6 marzo 2013

Poco prima della rivoluzione - Dario Fo

Dal Blog di Beppe Grillo (06.03.2013)


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martedì 26 febbraio 2013

La forza delle parole che liberano



Mar. 26.02.2013 - Dal Blog di Beppe Grillo, uno scritto di Ida Magli (24.02.2013).

Tutti i giornali sono d’accordo: Grillo ha riempito con i suoi ragazzi la fatidica Piazza San Giovanni. Sono giovani, sono inesperti, sono entusiasti: si torna a vivere. E’ questa l’umanità che ha fatto la storia: quella che si è lanciata nella vita ingenuamente, forte soltanto del proprio entusiasmo, della sicurezza che essere uomini significhi sognare, sperare, amare, godere, gioire, e credere di riuscirci lavorando strenuamente per realizzare il sogno.

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giovedì 4 ottobre 2012