Dom. 03.01.2010 - Il video riguarda un intervento pubblico di Paolo Borsellino a Bassano del Grappa, il 26 gennaio 1989 (all'epoca si preferiva che a tacere fossero i mafiosi, e non i magistrati che li combattono!! Che strani tempi!).
A seguire, di Sandra Amurri e Rino Giacalone, "L'onorevole sorvegliato speciale in udienza da Berlusconi", un articolo apparso su "il Fatto Quotidiano" del 02.01.2010, e ripreso dal blog "l'AnteFatto".
" Durante la convalescenza - coincisa con le feste natalizie - Berlusconi nella sua villa di Arcore ha ricevuto, ovviamente, molte visite. Compresa quella di un "sorvergliato speciale", cioè di un soggetto ritenuto dal Tribunale per le misure di prevenzione socialmente pericoloso a causa delle sue relazioni con una serie di soggetti mafiosi. xxx
Trattasi dell’onorevole Bartolo Pellegrino di Trapani, ex vicepresidente della Regione Sicilia ai tempi di Totò Cuffaro, ed ex assessore al Territorio, agli arresti domiciliari per 20 mesi, prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto gli elementi a suo carico non sono stati ritenuti sufficienti, mentre l’accusa di corruzione aggravata per mafia è caduta in prescrizione, da non confondere con un’assoluzione. Ad attestare la sua visita al premier è la carta di permanenza dove vengono registrati i suoi spostamenti di cui vengono muniti i sorvegliati speciali, e dove tutte le sere entro le 21 i carabinieri appongono il bollino di avvenuto controllo. Pellegrino, infatti, è obbligato a recarsi alla stazione dei carabinieri del luogo dove si trova per comunicare i suoi spostamenti e l’indirizzo di dove dormirà in quanto deve essere rintracciabile in ogni momento.
Ma il 29 dicembre scorso, l’ex deputato regionale, preso da un moto di orgoglio politico, ha fornito alla compagnia dei Carabinieri di Arcore anche la ragione per cui si trovava lì: gli auguri natalizi al presidente Berlusconi. Atto che è stato trasmesso per competenza al Tribunale delle misure di prevenzione attraverso la Questura della città dove il sorvegliato risiede, cioè Trapani. Mentre il 30 dicembre ha firmato presso una stazione dei carabinieri di Roma - dove tra l’altro ha denunciato lo smarrimento della carta di permanenza - mentre la sera di San Silvestro è andato a controllarlo la Polizia in un albergo di Livorno. Il solo fastidio è che l’on. Pellegrino ha dovuto salutare il premier, diversamente da Cenerentola, molto prima della mezzanotte, per andare a firmare dai carabinieri e ritirarsi nel luogo dove alloggiava entro le 21.
Disguidi dei tempi moderni in cui un presidente del Consiglio riceve a casa sua anche politici con obbligo di firma. Persone come Pellegrino che nel 2000, quando occupava la seconda poltrona di Palazzo d’Orleans e quella di assessore al Territorio, fu costretto a dimettersi perché definì "sbirri" i poliziotti. La nobile espressione venne carpita da un’intercettazione telefonica nell’ambito dell’inchiesta sulla "famiglia" mafiosa di Monreale che portò all’arresto di una decina di persone. Il suo nome emerse in una conversazione in cui si faceva riferimento ad un incontro con un indiziato mafioso in cui l’allora vicepresidente regionale definì, appunto, "sbirri" gli investigatori. Durante l’interrogatorio di fronte al pm Salvo De Luca, Pellegrino confermò di aver partecipato a un pranzo nelle campagne di Monreale a cui sarebbe stato presente anche Benedetto Bongusto - un meccanico poi arrestato per associazione mafiosa - ritenuto vicino al boss latitante Giuseppe Balsano spiegando di aver accettato l’invito in quanto amico del padrone di casa, Salvatore Sciortino: "Sciortino lo conoscevo da quando era assessore comunale nella giunta di centrosinistra guidata da Salvino Pantuso" aggiungendo che "sbirro ha un significato positivo, sta ad indicare la devozione con cui i carabinieri onorano la loro divisa".
Finì con un’archiviazione, giuridicamente parlando, mentre il senso oltraggioso di quell’espressione e la sua grave valenza politica conservano tutto il loro peso, non sufficiente per non essere ammessi alla Villa di Arcore abituata a ben altri "eroici" servitori delle stalle.
Quando l’on. Pellegrino venne arrestato era il 2007. Accusato di corruzione aggravata dalla mafia e concorso esterno in associazione mafiosa. A dicembre scorso è stato assolto per il primo "reato". La corruzione, senza l’aggravante mafiosa (i giudici hanno ritenuto "non provato il fatto che aveva coscienza di aver appoggiato gli interessi di Cosa Nostra trapanese") è stata prescritta. Mentre per lo stesso reato, consumatosi in una speculazione edilizia - come ha raccontato il collaboratore di giustizia Nino Brrittella e altri quattro tra cui l’ex sindaco di Trapani, l’architetto Mario Buscaino - sono stati condannati a 5 anni il boss Francesco Pace e l’ing. Leonardo Barbara. "Alice nel Paese delle meraviglie" lo ha definito il pm Andrea Tarondo durante la requisitoria per i suoi contatti con il boss Francesco Pace, con Francesco Orlando e con Mimmetto Coppola che hanno fatto parte della sua segreteria politica, il primo condannato per mafia, il secondo fratello di Filippo, condannato definitivamente per associazione mafiosa. Ma anche per i rapporti con l’imprenditore Tommaso Coppola, condannato in Appello per mafia in quanto regista degli appalti pilotati e rinviato a giudizio per "intestazione fittizia dei beni" perché dal carcere continuava ad occuparsi di lavori pubblici e a tessere rapporti con la politica.
Dalle intercettazioni emergono sollecitazioni di Coppola ad un suo nipote affinchè contatti il senatore del Pdl, Antonio D’Alì e un esponente di FI Camillo Iovino (ora sindaco di Valderice) perché si occupino della sorte delle sue imprese. Impianto accusatorio, quello a carico dell’on. Pellegrino non ritenuto sufficiente per supportare una condanna, ma che avanza, o meglio dovrebbe avanzare, per emettere un giudizio politico. Invece, dopo l’assoluzione e la prescrizione, come svela egli stesso, all’emittente Canale 2, è pronto per tornare nell’agone politico con tante idee per la fondazione di un nuovo partito che dovrebbe nascere dalla fusione di Nuova Sicilia e Democrazia Cristiana per le Autonomie, del Ministro per l’attuazione del Programma Rotondi, con uno sguardo interessato a Bossi, definito da Pellegrino "un politico sensitivo" che in fusione con il mago di Arcore darà vita ad una nuova pozione miracolosa per l’Italia e utile per opporsi al governo Lombardo.
Argomento di punta della conversazione natalizia con Berlusconi con cui l’on. Pellegrino si era già incontrato nel 2001 quando gli portò in dono il "ribaltone" alla Regione Sicilia. Pellegrino, ex socialista, ai tempi assessore con casacca "diniana" della Giunta del diessino Angelo Capodicasa, concordò con FI la fine di quel governo, ritrovandosi, al termine della cena a Palazzo Grazioli, vice presidente nel governo Cuffaro. " xxx
domenica 3 gennaio 2010
Contiguità mafia-politica, oggi come ieri, alle spalle (e sulle spalle) di noi tutti
mercoledì 30 dicembre 2009
Più dell'inciucio potè D'Alema - Inciucio continuo
Mer. 30.12.2009 - Dal "Passaparola" di Marco Travaglio (28.12.2009), sul Blog di Beppe Grillo. Segue trascrizione.
" Buongiorno a tutti, mi scuso, ma sono giù di voce e un po’ raffreddato. Credo che, per riuscire a capire quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere nell’anno prossimo, dobbiamo focalizzare alcuni personaggi e credo che lo faremo nelle prossime settimane.
xxxIn realtà quello che serve ogni tanto è qualche compromesso, possibilmente non al ribasso, ma al rialzo, in nome di valori e infatti D’Alema si riferiva al compromesso fatto da Togliatti con il mondo cattolico al tempo del concordato, anzi della conferma del concordato di Mussolini, che fu inserito nella Costituzione italiana, d’accordo con i comunisti: una scelta che si può discutere, io per esempio sono contrario ai concordati e sono per il principio cavouriano, libera chiesa e libero Stato, senza che ci siano particolari accordi né privilegi tra il potere temporale della chiesa e lo Stato italiano, ma insomma questo non era certamente un inciucio che salvava gli interessi di bottega di qualcuno, l’accordo tra comunisti e cattolici a proposito dei rapporti tra Stato e chiesa. Quello di cui stiamo parlando oggi non c’entra niente con i principi, non c’entra niente con la religione, non c’entra niente con le idee: c’entra con la bottega, la solita o le solite, perché qualcuno un giorno o l’altro magari ci spiegherà che cosa ci guadagna la bottega del centrosinistra a darle tutte vinte a Berlusconi.
D’Alema poi, dato che ormai è regolarmente il primo sospettato di ogni inciucio e ci mancherebbe altro, se ne è uscito, in un’intervista, in una chiacchierata con il vicedirettore de L’Unità, con questa frase: “ quali sarebbero in tutti questi anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”, evidentemente ha un principio di Alzheimer, speriamo di no! Non si ricorda più quello che ha fatto fino a poco prima e allora questa rubrica, questo Passaparola è felice di rinfrescare la memoria sbiadita e annebbiata di Massimo D’Alema.
La carriera di Massimo D’Alema è iniziata nella notte dei tempi, come tutte le carriere di tutti i politici italiani, che sono lì poco poco da venti anni, quando non da trenta. Lui è nato nel 1949 a Roma, aveva un padre che era un grande personaggio, che ha fatto parte delle Commissioni Consiliari d’inchiesta sia sulla P2 e sia sul caso Sindona, esattamente l’opposto di come è venuto poi fuori il figlio: il padre era uno che combatteva contro i poteri occulti, con i rappresentanti dei quali poi il figlio si è spesso messo d’accordo e sta nuovamente per mettersi d’accordo. Maturità classica, giornalista, non si è laureato, anche se ha studiato un po’ a Pisa, ha detto lui di aver tirato delle molotov, ma c’è chi dubita perfino di quello: si pensa che se ne sia vantato, ma che poi non le abbia tirate davvero, come se quello fosse un vanto, tra l’altro; è deputato dal 1987, è stato vicesegretario del PDS subito dopo che Occhetto cambiò il nome e la natura del Partito Comunista dopo il crollo del muro di Berlino e poi fu segretario nel 94, dopo che il centrosinistra perse rovinosamente prima le elezioni politiche di marzo contro Berlusconi e poi ulteriormente le elezioni europee di giugno. Occhetto si dimise: caso piuttosto raro un politico che perde le elezioni e si dimette, infatti è stato subito raso al suolo Occhetto, proprio perché chi si dimette per aver perso le elezioni va fatto scomparire, di modo che non dia il cattivo esempio agli altri, che invece di elezioni ne hanno perse dieci o dodici, ma ci hanno fatto sopra una carriera. D’Alema diventa segretario nel 94 e poi nel 97 diventa Presidente della bicamerale, nel 98 Presidente del Consiglio fino al 2000 e poi, con il ritorno di Prodi al governo nel 2006, D’Alema diventa Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri. Dunque è in Parlamento da.. legislatura 87, legislatura 92, legislatura 94, legislatura 96, legislatura 2001, legislatura 2006, legislatura 2008, sono sette legislature al Parlamento italiano, più una legislatura al Parlamento europeo, non male. “Quali sarebbero in tutti questi anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”.
Rapidamente, la carriera di D’Alema è così composta: disastri su disastri dal punto di vista personale, non ne ha mai azzeccata una e, nello stesso tempo, vantaggi su vantaggi dal punto di vista di Berlusconi, per cui D’Alema è una specie di Re Mida che tutto quello che tocca diventa oro per Berlusconi, invece diventa letame per quanto riguarda il centrosinistra e anche il povero D’Alema, che ha collezionato più fiaschi di una cantina.
E’ in questo momento che c’è il primo accordo sottobanco, come lo chiama D’Alema e forse è anche l’unico accordo sottobanco: forse è in quell’occasione che Silvio e Max si mettono d’accordo con un accordo inossidabile, un patto d’acciaio che, incredibilmente, sopravvivrà all’usura del tempo e delle intemperie e che dura ancora oggi. E’ un accordo che resta segreto fino a quando Luciano Violante, il più furbo della compagnia, se lo lascia sfuggire in un dibattito parlamentare nel febbraio del 2002, quando si sta discutendo della Legge Burla di Frattini sul conflitto d’interessi, siamo durante il secondo governo Berlusconi, e c’è un bel tomo di Alleanza Nazionale, un certo Anedda, il quale osa perfino accusare il centrosinistra di voler espropriare le televisioni di Berlusconi. Pensate, il centrosinistra! Giustamente risentito, Violante si offende, il suo discorso credo che molti di voi lo conoscano, perché grazie a Sabina Guzzanti, che l’ha inserito nel film “ Viva Zapatero”, è diventato celeberrimo: celeberrimo per le cose che dice Violante e per le facce che fanno gli altri leaders del PDS, o dei DS, all’epoca credo si chiamassero già così, intorno a lui, non perché non sapessero la cosa, ma perché Violante se la stava facendo scappare in pubblico. Violante che cosa dice? “ Onorevole Anedda, piano con le parole esproprio etc., chieda a Silvio Berlusconi e, per conferma, all’Onorevole Letta, che cosa è successo quando è caduto il primo governo Berlusconi; noi - dice - abbiamo assicurato all’Onorevole Berlusconi e era presente anche l’Onorevole Letta, che non gli avremmo toccato le televisioni”. Il contesto è quello che vi ho detto, c’è una sentenza della Corte Costituzionale che dice che Berlusconi deve scendere da tre televisioni a due, cioè deve prendere probabilmente la più piccola, Rete Quattro, venderla o spedirla sul satellite, o comunque va spenta e le frequenze vanno date a un altro, perché bisogna garantire il pluralismo, ci sono troppi pochi soggetti che hanno le mani sulle televisioni, bisogna allargare il ventaglio, questo dice la Corte Costituzionale. E loro, in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale, che cosa fanno? Vanno da Berlusconi e Letta, che è l’altro grande protagonista degli inciuci di questi anni, è l’altro grande punto di riferimento dell’inciucio D’Alema /Berlusconi, è lo sherpa, è il pony express che va a viene tra i due, e gli dicono “ a noi della sentenza della Corte Costituzionale non ce ne frega niente, ti garantiamo che non ti tocchiamo le televisioni e che quindi non tradurremo in legge la sentenza della Corte Costituzionale” e badate, in quel momento fare una legge antitrust sulle televisioni che tenesse l’impostazione appena data dalla Corte Costituzionale, che non era facoltativo, ma era obbligatorio fare, avrebbe avuto un’amplissima maggioranza in Parlamento, perché quello è il periodo in cui Bossi diceva che bisognava spegnere i ripetitori di Fininvest per ricostituzione del Partito Fascista, era il momento in cui Bossi parlava di Berlusconi come del mafioso di Arcore e lo accusava di trafficare in droga; era il momento in cui le televisioni Fininvest stavano pestando mediaticamente Bossi e la Lega Nord, perché avevano osato far cadere Berlusconi e sostenere un governo come non piaceva loro con il centrosinistra, conseguentemente era un momento in cui, oltre al centrosinistra, una legge sul conflitto di interessi - e è un’altra cosa - e soprattutto una legge antitrust sulle televisioni avrebbe ottenuto un’amplissima maggioranza in Parlamento; è lì, in quel momento che, come dirà Violante nel 2002 vantandosene, il centrosinistra, anzi che il vertice dalemiano del PDS promette a Berlusconi che se ne infischierà della sentenza della consulta e non gli toccherà le televisioni, perpetuando un sistema incostituzionale.
Dall’altra parte il centrosinistra, invece di sostenere il referendum, non fa praticamente campagna: perché? Perché crede o finge di credere che Berlusconi sia favorevole a fare una legge condivisa, bipartisan, trasversale e che stia per vendere le sue televisioni, anzi c’è pure qualche idiota del centrosinistra che dice “ no, per l’amor del cielo, non venderle a Murdoch, non venderle all’estero! E’ meglio che rimangano italiane anche nelle tue mani”, perché questi sono dei geni! Risultato: la campagna elettorale la fa solo Berlusconi per il no, quella del sì non c’è, anche perché il sì non ha soldi, mentre il no è Berlusconi, alla fine Berlusconi fa saltare il banco, non si fa nessuna legge condivisa, lui non vende nessuna televisione, vince il referendum, perché ha fatto da solo la campagna elettorale e così D’Alema il giorno dopo dice “ eh, adesso ha vinto il referendum, non possiamo più fare una legge che gli tolga almeno una televisione, come dice la Corte Costituzionale”: perché? Perché gli italiani hanno appena votato contro la prospettiva da togliergliene due; a parte che la logica non c’entra niente, perché può benissimo darsi che la gente sia favorevole a togliergliene una e non due e, in secondo luogo, che cosa dice o non dice la gente non c’entra niente, la Corte Costituzionale ha stabilito una cosa e tu la devi fare. E D’Alema dice “ da questo momento con il referendum non potremo più fare una legge a maggioranza senza i voti di Berlusconi sulle tv di Berlusconi”, ossia o Berlusconi vota una legge che gli toglie le tv, oppure noi non la possiamo fare. L’accordo del 94 dura, a quel punto cade il governo Dini e si dovrebbe andare alle elezioni, anche perché Berlusconi sono mesi che urla “ elezioni anticipate, elezioni anticipate! Un colpo di Stato, è il governo Dini che ci impedisce di andare alle elezioni, Scalfaro golpista”, c’era già il Partito dell’Amore all’epoca, Berlusconi insultava il Presidente del Consiglio che non era lui, cioè Dini, il Capo dello Stato chiamandolo golpista, serpente, etc., ma insomma è il Partito Dell’Amore, no? Quando lui fa questi insulti è il dolce Stilnovo! Per cui si pensa, dice “ beh, cade il governo Dini alla fine del 95 e si va alle elezioni, Berlusconi vuole le elezioni” e invece no, Berlusconi ha cambiato idea: perché? Perché deve quotare in borsa le sue televisioni e quindi ha bisogno di stabilità politica, in più non può certo rischiare di perderle le elezioni, in più i giudici di Milano hanno pure scoperto, finalmente, di chi è la famosa All Iberian, che pagava miliardi su miliardi a Craxi, il quale prendeva i soldi per fare le stesse leggi che poi D’Alema farà gratis, o almeno così si pensa.
D’Alema e Berlusconi dunque vanno avanti, compaiono per la prima volta insieme a Porta a Porta a braccetto e Vespa, sensale di matrimonio, presenta per la prima volta la coppia Silvio /Max in televisione, i due cinguettano che è una meraviglia, un amore proprio, purtroppo per loro il tentativo va a catafascio, perché Fini da una parte e Prodi dall’altra spingono per le elezioni, fanno saltare il banco e quindi Silvio e Max rimangono promessi sposi. Si va alle elezioni e infatti le vince Prodi, D’Alema a quel punto è destinato a rimanere disoccupato, è talmente sdegnoso nei confronti di Prodi che decide di non entrare neanche nel governo Prodi, anche perché il progetto dell’Ulivo non gli piace, il progetto dell’Ulivo piace a Veltroni, mentre D’Alema lo considera un abominio, D’Alema è per un partito socialdemocratico di tipo ottocentesco e quindi non vuole sentir parlare di Ulivo, ma soprattutto non vuole sentire parlare di società civile, quello è il momento in cui nascono i circoli dell’Ulivo, che vanno oltre i partiti: liste civiche, i club dell’Ulivo, era il momento in cui la gente sperava di essere protagonista, di potercela fare anche all’interno della politica tradizionale. D’Alema non entra nel governo e comincia subito a scavare la terra sotto i piedi a Prodi, inventandosi insieme a Berlusconi una bicamerale per riformare addirittura la Costituzione. L’accordo viene fatto nel luglio del 96, il governo Prodi è appena insediato, gli elettori naturalmente sono gabbati, anche perché nessuno li ha avvertiti che il centrosinistra, se avesse vinto le elezioni, si sarebbe messo d’accordo con Berlusconi per riscrivere la Costituzione, con uno così: Berlusconi in quel periodo era indagato a Milano per corruzione giudiziaria e corruzione semplice, a Palermo per mafia e riciclaggio, indagini poi archiviate e era addirittura indagato già a Firenze come possibile complice delle stragi del 93 insieme a Dell’Utri. Con uno così D’Alema si mette d’accordo per riscrivere non il Codice della strada, ma bensì la Costituzione repubblicana. Nello stesso giorno in cui a luglio fanno l’accordo per la bicamerale passa una legge che proroga sine die le tre reti della Fininvest: che cosa è successo? E’ successo che, entro la fine di agosto, il Parlamento deve fare qualcosa per dare risposta a quella sentenza della Corte Costituzionale, Fininvest da tre reti a due; il Parlamento ha avuto un anno e mezzo per fare qualcosa, non ha fatto una beneamata mazza e adesso c’è la scadenza: l’hanno lasciata arrivare apposta la scadenza, naturalmente, per potersi fingere colti alla sprovvista e giustificare ciò che nessuno giustificherebbe, ossia una proroga per fare in sei mesi ciò che non si è fatto in un anno e mezzo e infatti non lo faranno neanche nei sei mesi successivi. Maccanico dà la proroga affinché Rete Quattro continui a trasmettere fino alla fine del 96 e alla fine del 96 che cosa succede? Niente, un’altra proroga. Dopodiché, nel 97 verrà fatta una leggina nella quale si dice che vale il principio antitrust fissato dalla consulta, ma che a farlo rispettare, nel caso in cui non fosse rispettato e a applicare le sanzioni previste dovrà essere un’autorità per le comunicazioni, che entrerà in funzione solo quando ci sarà stato un congruo sviluppo tecnologico delle televisioni. Che cosa vuole dire “un congruo sviluppo tecnologico”? Può voler dire tutto e niente e infatti non vuole dire niente, è un modo come un altro per dire “ decidiamo la settimana dei tre venerdì”, che non arriva mai, perché ogni settimana di venerdì ne ha uno solo. Infatti da quel momento non ci sarà più neanche bisogno di proroghe, è una proroga sine die, tant’è che nel 2002 la Corte Costituzionale dovrà nuovamente intervenire per dire “ ve l’abbiamo già detto nel 94 che questa situazione non può andare avanti, adesso avete un anno di tempo” e infatti nel 2003, alla scadenza dell’ennesimo ultimatum fissato dalla consulta, Berlusconi, che nel frattempo sarà tornato al governo, si farà il suo decreto salva Rete Quattro. Vogliamo aggiungere ancora “quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”?
Ne aggiungiamo ancora un paio: il primo, Berlusconi è ineleggibile in base alla famosa legge del 1957, quella che rende ineleggibili i concessionari pubblici, chi ha la concessione per l’attacchinaggio dei manifesti non può fare il Sindaco e neanche l’Assessore, chi fa il medico in un’A.S.L. e è dirigente in una A.S.L. non può fare il Consigliere o l’Assessore regionale, sono incarichi incompatibili in quanto sono in conflitto di interessi. La faccenda del medico è una storia di conflitto di interessi tra cariche, la faccenda di televisioni è una storia proprio di concessioni: esattamente come ci sono le aziende di telefonia che operano in concessione dello Stato e i loro proprietari ovviamente non possono essere eletti, allo stesso modo chi ha una radio e ha la concessione per trasmettere o ha una televisione e ha la concessione per trasmettere non può, secondo la legge del 57, ricoprire cariche elettive. Chi stabilisce l’ineleggibilità della persona una volta eletta? La Giunta per le elezioni della Camera, se si è un Deputato, o del Senato, se si è un Senatore, quindi decide la maggioranza parlamentare. Quando quello ineleggibile appartiene alla maggioranza è ovvio che la sua maggioranza lo dichiara eleggibile, anche se è ineleggibile, visto che siamo in Italia! In un altro Paese le regole sono sacre e quindi valgono per gli amici come per i nemici, in Italia, come è noto, per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano: infatti nel 94 Berlusconi vince le sue prime elezioni e la Giunta per le elezioni della Camera lo dichiara eleggibile, anche se non lo è, con un éscamotage, ovvero stabilisce che la concessione non è sua, cioè non ce l’ha il proprietario del gruppo Fininvest, ma la concessione ce l’ha il manager, al quale il proprietario ha affidato l’incarico manageriale, quindi praticamente rimane ineleggibile Confalonieri che, non essendosi candidato, non ha mai chiesto di essere eleggibile, mentre il proprietario è eleggibile perché la concessione viene accollata al manager, che non è il proprietario. E’ una truffa naturalmente, vidimata con il timbro della maggioranza parlamentare che però, nel 96, perde le elezioni e diventa minoranza. Nel 96 finalmente Berlusconi, ineleggibile, eletto ma ineleggibile, finisce davanti alla Giunta per le elezioni della Camera dove la sua maggioranza non ha più la maggioranza, perché la maggioranza adesso ce l’ha l’Ulivo. E che cosa fa l’Ulivo? La stessa cosa che ha fatto il Polo due anni prima: continua a dichiarare ineleggibile Confalonieri, che non ha mai chiesto di essere eleggibile perché non si è mai candidato e continua a dichiarare eleggibile Berlusconi, che non lo è e questa scena si ripeterà nel 2001, con Berlusconi nuovamente in maggioranza, nel 2006 con Berlusconi nuovamente in minoranza e nel 2008, con Berlusconi nuovamente in maggioranza. Cambiano le maggioranze, ma l’ineleggibile viene sempre dichiarato eleggibile.
“Quali sarebbero in tutti questi anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”. L’ultimo, alleno per oggi, è quello che succede nel 1999, ma questo un po’ lo conoscete e quindi lo riepilogo per sommi capi: il governo D’Alema ha bandito la gara per le nuove concessioni televisive, per rimettere ordine nella giungla dell’etere, ciascun titolare, ciascun aspirante editore televisivo tra quelli già presenti sul mercato (Mediaset, Telemontecarlo, Videomusic etc. etc. e quelli nuovi, Europa Sette 1 e Europa Sette 2) presentano le loro credenziali, vengono tutte accolte queste domande, tranne quella di Rete Quattro, perché? Perché è eccedente rispetto al principio antitrust della Corte Costituzionale e quindi Rete Quattro perde la concessione e ottiene la concessione Europa Sette. Che cosa fa il governo D’Alema? Invece di prendere le frequenze di Rete Quattro, spegnerla e cedere le frequenze a Europa Sette, che ha vinto la gara, mentre Rete Quattro l’ha persa, concede un’abilitazione provvisoria a Rete Quattro a continuare a trasmettere anche se non ha più la concessione, lascia le frequenze a un soggetto che non ha la concessione, mentre quello nuovo che ha avuto la concessione non ottiene le frequenze, perché quest’abilitazione provvisoria prosegue nel corso degli anni, fino a quando poi Berlusconi va al governo e sistema le sue pendenze con la Legge Gasparri 1 e, bocciata quella, con la Legge Gasparri 2.
“ Quali sarebbero in tutti questi anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”, il resto alla prossima puntata, intanto ovviamente su Il Fatto Quotidiano seguiremo ogni giorno l’evoluzione dell’inciucio, cercando di smascherare che cosa nasconde e quali altri accordi sottobanco sono celati in questo nuovo inciucio, anche se ormai sono talmente evidenti che avvengono alla luce del sole, sopra il banco. Passate parola. " xxx
martedì 22 dicembre 2009
lunedì 21 dicembre 2009
Spatuzza, il penultimo a parlare - Marco Travaglio
Lun. 21.12.2009 - Dal "Passaparola" di Marco Travaglio, sul Blog di Beppe Grillo. Segue trascrizione.
" Buongiorno a tutti, intanto vorrei ringraziare i tantissimi che mi hanno dato la solidarietà questa settimana: una solidarietà che è nata dal killeraggio che è stato fatto contro di me a causa proprio di alcune cose che ho detto qua a Passaparola lunedì scorso; prima uno della P2, il Vice, perché il titolare era ricoverato in quel momento, ma adesso sta recuperando, per fortuna e poi l’altro, l’insetto televisivo, quello che ha fatto un montaggio furbetto nella trasmissione “Porta a Porta” per farmi apparire come uno dei colpevoli, uno dei mandanti. xxx
xxx Il titolo era “Di chi è la colpa?”, il problema è che quelle cose le ho dette il giorno dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio, ma può darsi che esistano anche mandanti postdatati, come esiste la guerra preventiva esistono anche i mandanti che arrivano dopo un certo atto.
Ebbene, quel pomeriggio alle 18: 00 - “Porta a Porta” va in onda intorno alla mezzanotte - stavo scrivendo e ho ricevuto una telefonata da una giornalista collaboratrice di Vespa, la quale mi ha detto: “Dott. Travaglio, il Dott. Vespa chiede se lei vuole intervenire in diretta a “ Porta a Porta” per replicare alle accuse” e io ho chiesto: “perché, hanno spostato Porta a Porta al pomeriggio? State andando in onda adesso”, dice: “no, no stiamo registrando per stasera” e “che cosa state registrando?” ho chiesto io, “sa, abbiamo montato alcune frasi del suo Passaparola dal blog e poi ci sono i Ministri Matteoli e Bondi che hanno detto delle cose” e io ho risposto: “non ho la più pallida idea di quello che voi avete montato: mi auguro...” anche se sapevo, ovviamente, dove stavano andando a parare, non c’era bisogno di vederla la trasmissione, che per altro non potevo vedere, perché la stavano registrando in uno studio, era ovvio che cosa volevano fare; dato che ho detto che la gente a casa sua ha il diritto di odiare chi le pare, allora quella è la dimostrazione che io c’entro con l’attentato. Comunque le ho detto: “spero che abbiate montato una delle dieci o quindici condanne dell’attentato che ho fatto durante il Passaparola”, ricorderete che le avevo disseminate in tutta la mezz’ora proprio per evitare che, con qualche taglio, riuscissero a farmi apparire come un fomentatore dell’odio, ma ci sono riusciti lo stesso e poi credo che uno dei due squisiti ospiti di centrodestra abbia addirittura chiesto un intervento della magistratura contro di me, per istigazione a non si sa cosa. E’ quello che ha appena scampato un processo grazie a un voto dei suoi amichetti e dei suoi finti oppositori sull’immunità parlamentare.
In ogni caso ho risposto, dicendo “non ho idea di che cosa state facendo vedere e non ho idea di che cosa hanno detto contro di me, perché non c’ero e perché non avrei mai potuto vederlo, per cui a che cosa dovrei replicare? Con chi dovrei parlare, se non ho seguito il dibattito? Se mi volete la prossima volta mi invitate in studio e mi mettete alla pari di tutti gli altri, visto che non è così cantatevele e suonatevele come vi pare”, clic, così sono andate le cose. Per cui alla sera Vespa ha anche potuto fare il bel gesto e, mentre mi stava facendo linciare da quei due signori e stava facendo un montaggio tendenzioso di quello che ho detto la settimana scorsa, ha pure potuto farsi bello dicendo “abbiamo offerto a Travaglio la possibilità di replicare, ma ha preferito di no”, lasciando intendere che non avevo argomenti per replicare e che quindi, di fronte alle poderose argomentazioni di Bondi e di Matteoli, non sapendo che cosa dire non avevo voluto rispondere e questo è lo stile del signor Bruno Vespa, è bene che lo si sappia quando sentite parlare di correttezza dell’informazione, quando parlate di contraddittorio, di par conditio e altre stronzate di questo genere, sappiate come questo signore intende l’informazione, la correttezza e il contraddittorio, capito? Ecco.
Adesso qualcuno dirà “sì, ma a Annozero si parla spesso di Berlusconi quando non c’è”, Berlusconi viene sempre invitato a Annozero: è lui che non vuole venirci, è una cosa diversa. Quando abbiamo parlato di Dell’Utri ed è stato invitato Dell’Utri è lui che non ha voluto venirci, non gli abbiamo telefonato registrando la trasmissione al pomeriggio per dirgli “vuole dire una frasetta?”, perché tra l’altro Annozero va in diretta e quindi, chi vuole sapere quello che accade e intervenire, come già è avvenuto, lo può fare seguendo la trasmissione. In ogni caso, quando parliamo di un personaggio, quel personaggio è invitato o in quella trasmissione o in una trasmissione successiva. Io è da tredici anni che va in onda “Porta a Porta” e non sono mai stato invitato, che è un cosa legittima, naturalmente decide il conduttore e non è certo il mio sogno quello di partecipare a quel bel programmino, ma se uno si occupa per mezza puntata di me forse magari dirmelo prima poteva essere carino, ma questo, ripeto, è il senso della libertà di informazione che ha il signor Vespa, che tra l’altro va in giro con la scorta e con l’auto con la sirena sopra, è una Vespa lampeggiante, è il primo caso di Vespa lampeggiante nella storia, mentre invece la persona che ha linciato quella sera se ne esce tutte le mattine di casa per andare a lavorare e, naturalmente, non ha alcun tipo di protezione. Chiusa questa parentesi, grazie a tutti quelli che mi hanno dato la solidarietà, lo dico perché ovviamente è impossibile rispondere a tutti, visto che sono arrivati migliaia e migliaia di commenti, di fax, di mails e di telefonate anche redazione a Il Fatto Quotidiano, per cui colgo quest’occasione per ringraziare tutti, a cominciare da Beppe Grillo, che ha dedicato a questa vicenda miserabile un bellissimo post l’altro ieri.
E poi ha detto che, a questo punto, tantovale lasciar passare una leggina ad personam per salvare Berlusconi dai processi, purché si salvi solo lui, ossia purché sia veramente una legge ad personam che non valga per gli altri. Una volta l’obbrobrio erano le leggi su misura, visto che in questo Paese, come in ogni Stato di diritto, le leggi sono disposizioni generali e astratte che, o valgono per tutti, o non valgono per nessuno; adesso invece il pregio della legge è proprio quello di essere ad personam, cioè D’Alema dice “ o è ad personam o non la vogliamo, che a nessuno venga in mente di applicarla anche ad altri, quella legge si applica solo a lui”, questi sono i nuovi liberali, no? E l’altra cosa è che bisogna dialogare sulle riforme e cioè sull’unica riforma che naturalmente interessa al Cavaliere, il quale se ne stracatafotte del federalismo, delle riforme elettorali etc., l’unica cosa che gli interessa è avere più poteri per fare ancora di più i suoi porci e loschi comodi.
L’altro scopo della strumentalizzazione e dell’aggressione di domenica scorsa è quello che ormai, visto che Berlusconi è stato aggredito con le conseguenze cliniche che avete saputo, allora non bisogna più parlare dei processi e, possibilmente, non bisogna neanche più farglieli, come se ad una persona che sta sotto processo capitasse un incidente, si ripresentasse con il cerotto in faccia e il giudice le dicesse: “ah, va beh, visto che lei ha il cerotto in faccia, allora lasciamo perdere e aboliamo il processo” e i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria non dovessero più occuparsi dei processi solo perché uno ha subito un incidente o un’aggressione. E’ evidente che non è così: se uno subisce un’aggressione si processa quello che l’ha aggredito, ma se anche l’aggredito aveva un processo, il processo appena quello sta meglio ovviamente segue. Invece dei processi non bisogna più parlarne e anzi, possibilmente non bisogna più farli, questa è la nuova regola, quindi in Parlamento stanno lavorando all’ennesimo inciucio per salvargli le chiappe e intanto si pretende anche che l’informazione la smetta di dire che Berlusconi è un piduista, che Berlusconi ha avuto rapporti con la mafia, che è un corruttore di giudice e di testimoni, l’ha detto proprio ieri, dice: “se continuano a dire che sono legato alla mafia, corruttore di giudici, corruttore di testimoni e cose di questo genere, è evidente che poi a qualcuno viene in mente di tirarmi qualcosa”, ma proprio per niente! Intanto non c’è nessun nesso tra quelli che raccontano i processi a Berlusconi o ai suoi amici per rapporti con la mafia e l’aggressione, come non c’è nessun nesso tra il raccontare che c’è un processo per corruzione di un testimone e che ce ne è già stato uno per corruzione di un giudice, quello della Mondatori, e il fatto che lui ha subito un’aggressione, altrimenti tutti quelli che hanno dei processi e finiscono sui giornali dovrebbero ricevere una statuetta del duomo in faccia: è assolutamente folle l’idea che la cronaca giudiziaria produca aggressioni e, in ogni caso, anche se le producesse bisognerebbe continuare a fare la cronaca giudiziaria, anche perché è un bel ricatto morale quello di dire ai giornalisti “ voi ignorate i processi al Presidente del Consiglio, perché altrimenti potrebbero tirargli qualcosa”, beh, allora che ci stiamo a fare noi giornalisti?! E’ evidente che stiamo assistendo a un replay della follia che è seguita all’aggressione al Premier.
Per cui, dato che tutti quanti stanno decidendo di mettersi d’accordo, salvo rarissime eccezioni quali la sinistra che sta fuori dal Parlamento e Di Pietro, che sono gli unici che hanno detto che non c’è alcun nesso tra l’aggressione al Premier e le riforme istituzionali, e ci mancherebbe altro, ci mancherebbe che Massimo Tartaglia diventasse la levatrice della nascita di una nuova costituente, ma siamo impazziti?! Affidiamo a uno squilibrato la decisione di quando e come bisogna fare le riforme? Diamo i numeri, no? E’ evidente che Tartaglia è contagioso soprattutto a sinistra, per altro.
Ma visto che il tentativo è questo, mettere la sordina ai processi, penso che sia giusto fin da oggi ricominciare a parlare dei processi al Cavaliere e delle inchieste sul Cavaliere e sui suoi cari, perché oggi vedete, anche un commentatore molto posato e molto moderato come Edmondo Berselli ha scritto su Repubblica una cosa che è di un candore come sempre è candida la verità: uno la legge e dice “beh, effettivamente è così”; dice, Berselli, “ignorare la realtà è una delle migliori specializzazioni del PDL- aggiungerei anche il PD- di fronte a ogni contestazione sui fatti in base a notizie circostanziate i portavoce della destra rispondono strillando contro i fomentatori di odio e i celebri mandanti morali, quando in realtà, di fronte a ciò che dicono - che so? - Marco Travaglio o Antonio Di Pietro, si tratterebbe solo di capire se è vero o se è falso, al di là della loro aggressività possono essere smentiti o no? Da parte dei combattenti della destra come Lupi o Cicchitto - mi scuso per i termini soprattutto con le signore in ascolto - non si è mai ascoltata una contestazione seria su fatti e episodi concreti. In questo modo la retorica nazionale sull’odio è diventata un dato di fatto, una specie di incontestata realtà ambientale. Berlusconi, che ha fabbricato una carriera politica proprio dividendo in due la società italiana, separando i nemici, i comunisti, dai cittadini perbene (il Partito dell’Amore), oggi può consentirsi di fare il benevolo padre della patria, augurandosi che da un male nasca un bene e che l’odio svanisca dalla politica”. Ecco, dobbiamo ricominciare a raccontare cose circostanziate, perché sappiamo che è quello che dà più fastidio a questi fascistelli che, questa settimana si sono scatenati con rastrellamenti mediatici, spedizioni punitive, manganellate a destra e a sinistra e liste di proscrizione. Sono i nuovi fascisti, quelli che marciano sulla televisione invece di marciare su Roma, così nessuno può loro neanche rispondere.
Eravamo rimasti, due settimane fa, al caso Spatuzza: quando sentono Spatuzza è come quando si sventola il drappo rosso davanti al toro, quindi ritorniamo a parlare di Spatuzza, perché secondo una certa vulgata Spatuzza è stato smentito da Filippo Graviano e conseguentemente è totalmente non credibile, ormai Spatuzza è archiviato. Naturalmente non è così: non è così, ma la settimana scorsa ci è mancato il tempo, proprio per il sopraggiungere delle notizie da Milano, per spiegare il perché. Per cui vorrei ripartire di lì, proprio perché ce l’eravamo già detta una cosa, cioè che Dell’Utri è stato condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa prima che parlasse Spatuzza, quindi non c’è bisogno di Spatuzza per condannare Dell’Utri anche in appello, se i giudici riterranno di farlo, perché il collegio di primo grado l’ha già condannato a nove anni di reclusione con l’interdizione dai pubblici uffici, risarcimenti alle parti civili etc., sulla base non di Spatuzza, che stava zitto e irriducibile in carcere, ma sulla base di altri 32 collaboratori di giustizia, 32, corroborati da una serie di prove documentali quali intercettazioni telefoniche, documenti, testimonianze di gente non mafiosa e quindi non pentita, di gente normale che ha visto o sentito delle cose, da perizie e consulenze tecniche sui flussi di denaro e cose di questo genere.
Spatuzza è la ciliegina sulla torta di un quadro probatorio già molto, molto, molto nutrito: il processo Dell’Utri è forse il processo più pieno di prove, un processo dove forse si potrebbe addirittura fare a meno dei pentiti e ottenere lo stesso una condanna, è il processo ideale per il magistrato che deve fare un dibattimento contro un colletto bianco legato alla mafia, esattamente come il processo Mills è il processo ideale per un processo di corruzione, perché? Perché hai già la confessione di uno dei due imputati, Mills , che aveva confessato davanti al suo commercialista per iscritto, quando non sapeva che quella lettera sarebbe finita, ovviamente, nelle mani dei giudici di Milano.
Poi c’è Filippo Malvagna, che è un altro mafioso catanese della famiglia clan Pulvirenti, alleati dei Santa Paola, il quale dice che in una riunione della cupola tenuta a Enna tra la fine del 91 e l’inizio del 92 Riina spiegò che stavano saltando tutti i referenti politici della mafia, e che bisognava in qualche modo sostituirli. E poi c’è Giovanni Brusca, il quale sostiene che nel 93 la mafia informò Berlusconi di avere messo una bomba a Firenze, la famosa bomba di Via Dei Georgofili alla Torre dei Pulci e di avergli anche fatto sapere che della trattativa tra lo Stato e la mafia che era in corso da un anno sapeva anche la sinistra, la sinistra era il centrosinistra Prima Repubblica, che faceva parte del governo Amato, sotto il quale si svolse appunto la trattativa tra i Ros dei Carabinieri all’epoca, quando era Ministro dell’Interno Nicola Mancino.
Questo è un po’ il quadro nel quale si inserisce, buon ultimo, Spatuzza, quindi capite che non c’è bisogno di Spatuzza, perché abbiamo - poi lo vedremo nelle prossime settimane - anche intercettazioni: non soltanto quelle famose della bomba gentile e affettuosa che, secondo Berlusconi, Mangano gli aveva messo in casa due volte, una nel 75 e una nell’86, ma anche le intercettazioni recentissime del 99 e del 2001, dalle quali risulta che c’erano i mafiosi attivissimi nella campagna elettorale pro Dell’Utri, e non perché gli stesse simpatico, ma perché c’era proprio un input della mafia a votare Dell’Utri, addirittura per salvarlo dall’arresto, visto che nel 99 pendeva sulla sua testa un ordine di cattura del Tribunale di Palermo che il Parlamento bloccò, maggioranza di centrosinistra - ripeto: maggioranza di centrosinistra - che disse no all’arresto di Dell’Utri, che stava inquinando le prove del suo processo per mafia, andando addirittura a contattare personalmente i pentiti, pentiti che in quel periodo stavano architettando un complotto proprio per screditare i pentiti veri, che accusavano Dell’Utri nei vari processi.
Che c’entra Berlusconi in tutto questo? Sapete che una delle tecniche più efficaci è quella di esagerare fino al parossismo un’accusa in modo da renderla non credibile e poi presentarla in quell’esagerazione con il sorriso sulle labbra. Spatuzza dice che Berlusconi è il capo della mafia e ha messo le bombe nel 92 e nel 93: ah, ah, ah, vi pare possibile che Berlusconi sia il capo della mafia e abbia messo le bombe? E’ un po’ come quando dicevano che, secondo i pentiti, Andreotti era il capo della mafia o che aveva baciato Riina, dice “ ma come fa a baciarlo con quella bocca, che non ha neanche le labbra?”, nessuno ha mai raccontato che Andreotti abbia baciato Riina, il racconto del pentito Di Maggio è che Riina ha salutato Andreotti baciandolo, ovviamente sulle guance, che è un segno rituale di vicinanza tra il mafioso e il quasi mafioso, tra il mafioso e l’amico della mafia, è un segno di riconoscimento, tant’è che Ciccio Ingrassia, che non è soltanto un grande attore comico, ma è anche un grande attore drammatico e, soprattutto, era un profondo conoscitore dei rituali della sicilianitudine, disse “ non so se si sono incontrati Riina e Andreotti, ma se si sono incontrati sicuramente Riina ha baciato Andreotti, perché è così che si fa in quegli ambienti”. Ebbene, ci raccontarono che Andreotti aveva baciato Riina e ci raccontarono che qualcuno diceva che Andreotti era il capo della mafia, ma non l’ha mai detto nessuno, l’accusa diceva che Andreotti partecipava all’associazione a delinquere chiamato a Cosa Nostra, perché a un certo punto, all’inizio degli anni 70, fino sicuramente agli anni 80 e poi a scemare con una progressiva presa di distanza, aveva utilizzato la mafia e era stato utilizzato dalla mafia per rafforzare sé stesso e la sua piccola corrente, che in Sicilia aveva il massimo dei consensi e, dall’altro lato, aveva contribuito a rafforzare la mafia con incontri tra lui e alcuni boss, quali Riina, Badalamenti, Stefano Bontade e altri. Questa era l’accusa che, alla fine, si è rivelata credibile almeno fino al 1980, come sapete.
Dopodichè, come vuole la prassi, al processo vengono sentiti i fratelli Graviano tutti e due: perché? Perché Spatuzza parlava anche di Filippo, con il quale lui non aveva rapporti di dipendenza, però lo incontrò in carcere a Tolmezzo dopo che Filippo aveva avuto un infarto. Filippo si lamentò per il 41 bis e poi gli disse “ guarda - siamo tra il 2003 e il 2004, cinque anni fa - o arrivano le cose che devono arrivare da dove devono arrivare per noi (cioè benefici, qualcuno che allevii quel trattamento penitenziario duro) oppure dovremo cominciare a parlare anche noi con i giudici, dillo a Giuseppe”. Quando sentono al processo Dell’Utri Filippo, gli chiedono se lui ha parlato a Tolmezzo con Spatuzza e lui dice “ sì”, dice “ gli ha detto quella cosa, per cui se non arrivano..” e lui dice “ no, non gliela ho detta”, dopodichè aggiunge di non doversi pentire di nulla e di non essere un collaboratore di giustizia, è un mafioso irriducibile come Riina, come Provenzano, come Bagarella etc.. Che valore può avere la parola di un mafioso irriducibile, rispetto a quella di un collaboratore di giustizia? Lo decideranno i giudici, ma sicuramente vale meno la parola di un boss, altrimenti Falcone e Borsellino non avrebbero mai processato un mafioso, perché ogni volta che parlavano con Buscetta avrebbero dovuto andare a chiedere conferma a Pippo Calò o a Luciano Liggio, dice “ signor Liggio, signor Calò, che ne dite di quello che ci ha raccontato Buscetta?”, “ tutte minchiate”, “ ah, va beh, buttiamo via tutto”, è evidente che i processi non si fanno così. E’ chiaro che la parola del collaboratore di giustizia, se è riscontrata, è una prova, mentre invece la parola del mafioso irriducibile che smentisce il pentito è assolutamente naturale, ci mancherebbe che fosse il contrario! Vanno poi a chiedere al Graviano giusto se quelle cose dette da Spatuzza su Dell’Utri e Berlusconi sono vere o false, perché quando Filippo dice “ non conosco Berlusconi e Dell’Utri”, quella non è una smentita a Spatuzza, perché quest’ultimo non ha mai detto che Filippo ha conosciuto Berlusconi o Dell’Utri o abbia parlato loro di Berlusconi o Dell’Utri, ha detto “ Giuseppe”, infatti vanno da Giuseppe e quest’ultimo, tramite l’Avvocato, potrebbe subito smentire Spatuzza dicendo “ le dichiarazioni di Spatuzza sono tutte balle”, chiuse le virgolette, punto e fine, “ non intendo aggiungere altro”. Invece che cosa fa Giuseppe? Dice “ non sto bene a causa del 41 bis, spero di stare meglio”, cioè spero che me lo levino, “ se me lo levano sarà mio dovere parlare”, quindi non ha affatto smentito Spatuzza: chi ha detto “ non conosco Berlusconi e Dell’Utri” è il Graviano sbagliato, cioè Filippo, Giuseppe ancora non ha detto né se è vero né se non è vero, dopodichè quello che dirà lui non varrà quanto quello che dice Spatuzza, perché? Perché anche Giuseppe Graviano in questo momento non è un collaboratore di giustizia, è uno che fa capire che potrebbe diventarlo e sta avviando una trattativa a cielo aperto, sotto la luce del sole. In tv abbiamo visto la trattativa: Dell’Utri che si affretta a elogiare Filippo, dicendo “ in questo uomo vedo un segnale reale di ravvedimento”, e per forza, non parla! Mentre invece Spatuzza che parla è un infame che racconta minchiate, mentre Mangano che non parlava è un eroe! Dall’altra parte c’è Giuseppe Graviano che ha messo il governo in una situazione difficilissima, perché? Perché dice “ parlerò se mi levate il 41 bis”, ma potrebbe anche decidere di parlare se non glielo levano di questo passo e conseguentemente, se glielo levano, lui che cosa dirà? Mettete che parli, finché parla e conferma Spatuzza o lo smentisce vale poco, se non si pente, ma se portasse qualche elemento di riscontro alle parole di Spatuzza? Vedete che c’è una trattativa sotto la luce del sole, sotto i riflettori tra lo Stato e la mafia e in televisione che cosa ci tocca sentire? Vinzolini che dice che ora che ha parlato Graviano quelle di Spatuzza sono tutte balle! Non so se vi è chiaro il teorema, ma ci stanno dicendo che Berlusconi e Dell’Utri non c’entrano con la mafia perché l’ha detto Filippo Graviano, cioè perché l’ha detto la mafia, pensate che alibi sono riusciti a trovare! Dobbiamo sentirci tutti veramente molto tranquilli! Dopodichè qualcuno ci dice che, poiché Graviano ha parlato dopo Spatuzza e ha detto “ non conosco Dell’Utri e Berlusconi” (Filippo), allora ha smentito Spatuzza e se invece li facevano parlare all’incontrario, ossia facevano parlare prima Filippo Graviano e poi Spatuzza, che cosa avrebbero detto i giornali e i telegiornali: che Spatuzza, essendo arrivato per ultimo, aveva smentito Filippo Graviano che aveva parlato per primo? Ma guardate che i processi non sono una gara a chi arriva ultimo e ha l’ultima parola, i processi sono dichiarazioni giustapposte che poi spetterà ai giudici soppesare a seconda del loro valore e dei loro riscontri, è di questo che non vogliono che parliamo più e voi lo capite perché non vogliamo che ne parliamo più, perché purtroppo sono cose altissimamente probabili, visto che quello che hanno già stabilito i giudici di primo grado, senza che neanche cominciasse a parlare Spatuzza e quindi noi, dato che loro non vogliono che le diciamo, continueremo a dirle nonostante tutte le intimidazioni. Mi raccomando, ricordatevi che è in edicola l’intervista nascosta di Paolo Borsellino con le telefonate tra Berlusconi e Dell’Utri a proposito degli attentati attribuiti a Mangano e ricordatevi anche che adesso, dalla fine di quest’anno e con l’inizio del prossimo, c’è sul blog di Grillo la possibilità di acquistare il Democrazya, cioè democrazia scritto con il crazy, che è una specie di riassunto dell’anno 2009, dell’anno politico del 2009 con pezzi di Passaparola e, soprattutto, filmati di attualità sui principali avvenimenti dell’anno che si sta concludendo. Passate parola e buona settimana. " xxx
domenica 20 dicembre 2009
L'inciucio in agguato, oggi come ieri - Sabina Guzzanti - il "D'Alemone" - Pippo Chennedy Show
Dom. 20.12.2009 - Il pezzo di D'Alema inizia a 4'10''del filmato. [fine post] xxx
xxxProsecuzionexxx
sabato 19 dicembre 2009
“Due follie”. Don Farinella commenta l’aggressione a Berlusconi

Sab. 19.12.2009 - Dal sito di MicroMega, uno scritto di Paolo Farinella, prete (15.12.2009).
" Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo. E’ successo nel modo più consono alla realtà perché è un colpo ««omeopatico». Un uomo malato, da dieci anni seguito dai servizi psichiatrici pubblici, armato di un souvenir della sua città, il simbolo della Milano civile e religiosa, il Duomo in miniatura pesante con guglie e Madonnina incorporati, aggredisce e colpisce un folle che per due ore sul palco ha gridato guerra contro tutti, aggredendo lo Stato, scagliando corpi contundenti contro la Repubblica, demonizzando i «suoi» nemici comunisti e di sinistra che ha presentato come «nemici» di tutto il popolo, presente in piazza, istigando non solo all’osanna di giuggiole demenziali, ma all’aggressione contro chi gli vuole –secondo lui – impedire di governare. xxx
xxx Un uomo senza Legge e senza Stato aizza gli animi di psicolabili sui quali si erge come nano, formato tascabile, con un linguaggio da guerrafondaio, da comunista breshneviano, da estremista barricadiero, da folle. Cosa si aspettava? Un malato ha risposto in maniera uguale e contraria, facendogli assaporare con un colpo di duomo quello che aveva appena finito di predicare. Pura omeopatia.
Tutto si consuma tra due pazzie, ma con una differenza. L’uomo malato è in cura psichiatrica da dieci anni; il folle sul palco è al governo dell’Italia. Il Malato è armato solo di un duomo souvenir, il folle al governo è ricco e circondato da un servizio d’ordine da sceicco con trenta persone super-pagate che non hanno saputo nemmeno fermare un oggetto volante: soldi pubblici sprecati inutilmente. Soldi nostri. Il malato fantastica nel suo mondo di frustrazione e cerca una rivincita. Il folle grida contro tutti e contro tutto, accreditandosi come «unico», «migliore», «vittima sacrificale». Pretende la salvezza giudiziaria a furor di popolo solo perché lui è «il capo». Ha avuto la risposta: un uomo malato, ascoltandolo, lo ha preso di parola e ha messo in atto il suo insegnamento: abbattere il «nemico». Sì, un malato ha riconosciuto il folle «ufficialmente» come vittima, trasformandolo in vittima. Non c’è vittima senza sangue. Il volto botulinato e rifatto cento volte, sanguinante e trasformato in maschera, svela davanti a tutti la vera consistenza della pazzia: lo sguardo sperso, terrorizzato, lui che ha sempre creduto di essere in cima ai sogni degli Italiani, ma specialmente delle Italiane, è stato costretto a svegliarsi da un colpo secco, sferrato con un souvenir «religioso». Si era accreditato come «Messia» per ritrovarsi detronizzato da un malato con un colpo secco di «Tempio», quasi a dire: «Tu sei spurio, sacrilego». L’uomo oscenamente ricco, per furto, evasione, riciclaggio è atterrato da un oggetto dozzinale da pochi euro. Nèmesi violenta. Nèmesi trasparente.
Altri, e da tempo, avrebbero dovuto scacciare il «folle» dalla soglia del Tempio, in nome di una verecondia che non tollera culti di personalità. Altri, addetti alla religione del sacro, avrebbero dovuto dire «Adesso, Basta!». Non lo hanno fatto, perché impegnati in scambi di valuta pregiata e simoniaca. Chi è stato zitto per mesi davanti al dilagare dell’immoralità istituzionale, etica e umana di un satrapo malato di priapismo e di megalomania diarroica, non doveva mandare un telegramma di consolazione, ma doveva semmai mandargli a dire che tutti i Golia sono caduti per mano di piccoli Davide. Non ci è piaciuta, a ferita ancora calda e a duomo ancora insanguinato, la corsa del papa e del suo segretario di Stato a rimboccare le coperte di un indecente presidente del consiglio. Non ci è proprio piaciuta. Zitta di fronte alle aggressioni alla verità (caso Boffo); zitta di fronte alla manipolazione di ogni decenza; zitta di fronte agli assassini di Stato (migranti); zitta di fronte alla violenza mortale (carcerati morti per violenza diretta), la gerarchia cattolica, avrebbe dovuto dire una parola di verità e di consolazione verso il malato mentale che è stato indotto a compiere un gesto sconsiderato, ma coerente in quel contesto e in quella fucina di odio e di terrore che è il berlusconismo. Ancora una volta papa e cardinali hanno perso l’occasione di schierarsi dalla parte dei deboli per sistemarsi accanto ai ricchi e potenti. Eppure lo dice anche la Madonna: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,52).
La Storia, che è una maestra che non insegna nulla, ha mandato un uomo malato a fermare la ferocia omicida di un pazzo folle che non esita a trascinare la sua parte politica e succube a dichiarare guerra preventiva con invettive di violenza inaudita contro la Costituzione, contro il Capo dello Stato, contro la Corte Costituzionale, contro il Consiglio Superiore della Magistratura, contro i giudici chiamati a giudicarlo per delitti eversivi, contro la Legge, contro tutti coloro che pretendono che sia «uguale» a tutti i cittadini, sottoposto alla Sovranità della Legge. Pur di salvare se stesso da crimini che ha commesso in tutta la sua vita con la complicità di servi, schiavi e manutengoli,non esita a distruggere il tessuto civile dell’intero Paese, vittima egli stesso della sindrome di Sansone: «Muoia Sansone con tutti i Filistei». Il giudice Sansone però uccise se stesso per salvare il suo popolo. La maschera di uomo invece non esita a uccidere il popolo pur di salvare se stesso. Eppure c’è una giustizia insita nelle cose: per la mano forte di un uomo debole di mente, il potente, ubriaco di sé e della sua megalomania, ha sbattuto contro il muro della realtà. Ora deve sapere che chi semina vento raccoglie tempesta.
La canèa si è scatenata, gridando contro il clima di odio e chiedendo, guarda caso, così per non nominare alcuno, all’opposizione di «abbassare i toni» e di «smettere il clima di odio che sta infestando la vita politica». Mistificazione pura. No! Non ci sto e canto fuori dal coro! Berlusconi e i suoi servi non hanno diritto di chiedere di abbassare i toni perché da 15 anni hanno rubato toni e semitoni, suonando solo loro la musica dell’aggressione a chiunque gli si oppone. Si dice che lo scontro deve ritornare alla politica; c’è un solo modo, non due, non tre: Berlusconi si faccia processare e dia le dimissioni; se fosse un vero capo di Stato darebbe l’esempio e rispetterebbe la Legge; egli invece vuole affossare ogni Legge, ogni decenza, ogni contrarietà alla sua logorroica esigenza di priapismo politico e mediatico. Sì! Abbiamo il coraggio di dire che quello che è successo è frutto della sua stupidità politica, della sua insipienza etica, della sua inconsistenza umana, della sua protervia di ricco mafioso che schiaccia chiunque gli attraversa la strada. Per lui tutti sono sotto di lui, formiche da schiacciare alla bisogna. Un uomo, un folle pericoloso.
Le truppe a libro paga del Napoleotto brianzolo sono ignoranti, ma sanno far di conto quanto a mistificazione. Un esempio per tutti: Spatuzza accusa Silvio Berlusconi di fare affari con la mafia, ancora prima di diventare presidente del consiglio. Anzi, diventa presidente del consiglio in forza di quell’accordo e per onorare quell’accordo, secondo il quale la mafia è la “mamma” da amare secondo il comandamento cristiano: «Onora il padre, ma specialmente mamma santissima». Il giorno dopo due capibastone si presentano davanti ai giudici: uno, Filippo Graviano, mai nominato da Spatuzza, parla e dice che lui non conosce B. Apriti cielo: il mafioso diventa l’oracolo, la trasparenza della verità. Peccato! Pochi si accorgono che Spatuzza parla di Giuseppe Graviano, il quale, in puro stile mafioso, manda a dire al B., attraverso i giudici, davanti alle tv: «Io non parlo. Se devo proprio parlare lo farò quando dico io, per cui chi ha orecchi da intendere intenda». La corte brianzola, in trasferta permanente a fare da piedistallo al capo «a prescindere», lo assolve per ieri, per oggi e per domani e invoca la salvezza definitiva per legge, per sempre.
Ora avviene lo sceneggiato si ripete: un uomo malato ha colpito col duomo volante il presidente del consiglio? I mandanti morali sono la sinistra e Di Pietro. La sinistra la vedono solo loro, perché non ci pare che all’orizzonte vi sia qualche segnale di fumo di sinistra; Di Pietro ha detto una lapalissiana verità: «E’ lui l’istigatore». Chi può contestarlo? Solo chi è in malafede e su questo piano, il più pulito ha la rogna. Occorre una legge retroattiva che dichiari Di Pietro «assassino consecutivo». In queste ore assistiamo alla corsa della marcia longa per dichiarare solidarietà al colpito, cioè al potente caduto dal predellino. Viene voglia di dire: chi di predellino colpisce, da predellino sbatte in terra.
Non vi sono più le mezze stagioni, non c’è più religione e non c’è più neanche la sana follia di una volta! Ora tutto è capovolto, il pazzo formato tascabile in statura e morale, diventa il capo saggio e lungimirante al di sopra della Legge perché altrimenti non può stare al governo e fare sfoggio della sua illimitata follia; il malato in cura psichiatrica da dieci anni diventa il nuovo Gavrilo Princip, il bosniaco che il 28 giugno 1914 a Sarajevo attentò a morte l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria e Ungheria e sua moglie Sofia, accendendo la miccia che fece scoppiare la 1a guerra mondiale. Per rendere ancora più drammatico il momento e farlo fruttare in termini di consenso e di adesione, i corifei venduti e prezzolati sproloquiano di guerra civile e il ministro in similpelle dell’interno parla come mangia, ventilando l’ipotesi che poteva essere ucciso il suo presidente del consiglio. Ha appena ammesso il suo fallimento come ministro e avrebbe dovuto rassegnare subito le dimissioni. Roba seria, le dimissioni! AH, Maroni,m Maroni che porti il programma già nel tuo nome!
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio: il brianzolo che si crede il Messia, infatti, colpito a sangue e ancora col botulino disfatto, ma con i capelli perfettamente incollati, sogna per un momento di essere il papa. Infatti non era ancora giunto in ospedale che dichiara, come Giovanni Paolo II, dopo l’attentato di Ali Agca (1981), di essere «miracolato», lui il prescelto dal Signore per schiavizzare e sodomizzare l’Italia. Questa ce la poteva risparmiare. Cosa ci aspetta? L’inimmaginabile! Da capo di governo perseguitato, diventa capo di governo martire della libertà e vittima della sinistra sempre più comunista e violenta che non vuole le riforme e lo scudo illegale e fiscale, una sinistra (che solo lui vede) antidemocratica che impedisce all’Unto del Signore di raggiungere il trono di Dio in terra, in mare e in cielo. Seconda tappa: appena si sarà fatto e rifatto, prima che scada il tempo delle emozioni, andrà in pompa magna in qualche santuario a ringraziare qualche Madonna disponibile e qualche chilo di clero servile e, giuro, farà incastonare il duomo che lo ha colpito nella corona dalla Madonna a perpetua memoria. Intanto l’Italia piange il suo destino, mentre i cani, i randagi, i coyotes e le iene imperversano e infestano le foreste e le piazze cercando di spaventare chi non ha perso la lucidità per dare ai fatti il senso misurato dei fatti: un pazzo ha colpito un folle e se misuriamo il quoziente di pazzia/follia, siamo certi che il secondo supera di gran lunga il primo.
P.S. 1. Vogliono chiudere alcuni siti di Facebook perché l’indignazione incontrollata fa paura e senza controllo loro non possono e non sanno governare. Hanno bisogno di popolo osannante, ingannato, ma osannante. Tutti coloro che inneggiano a «Meno male che Silvio c’è…» sono da ricoverare con diagnosi disperata. Napoleonetto non sa perché «lo odiano»: venga, «sciur», che glielo spiego io con un disegnino.
2. Ricoverato al San Raffaele dal suo amico di intrallazzi, don Verzè, è stato subito accudito e assistito come si conviene con medici personali e il pellegrinaggio ininterrotto di tutti gli essere inutili che popolano la Nazione e si credono importanti. Intanto in Italia, negli ospedali si muori di parto e per negligenza; chi ha bisogno di una tac deve aspettare un anno, chi va al pronto soccorso aspetta ore e anche giorni, salvo che non abbia la carta di credito in bocca come lasciapassare. Allora tutte le emergenze si risolvono. Tutte. Non ho mai chiesto un dono a Gesù Bambino, ma quest’anno faccio un’eccezione e chiedo che quel Bambino nato di straforo e di nascosto, extracomunitario senza permesso di soggiorno, irregolare e per giunta palestinese ebreo, possa liberarci una volta per tutte dalla peste civile e politica che si chiama Silvio Berlusconi. Anzi Shilviush Berluskonijad. Grazie Gesù e non avere paura di avere pietà di noi!
(15 dicembre 2009) " xxx
giovedì 17 dicembre 2009
Le verità di Gioacchino Genchi sulla nascita di Forza Italia
Gio. 17.12.2009 - Dal Blog di Beppe Grillo, una intervista a Gioacchino Genchi (a seguire la trascrizione).
" La fine della Prima Repubblica
"Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania, da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di Silvia Melis e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il cosiddetto “Caso Genchi”. xxx
xxx Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, ma non solo, si è impedito a dei magistrati di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è cercato di far fuori me. Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti. Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con Giovanni Falcone e proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi da quelli che sono stati individuati finora.
Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere del mio nemico. Perché le cose che avevo detto e scritto diciassette anni fa si stanno avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il pentito Scarantino. Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.
Le indagini che furono fatte nel '94, '95, '96 e 97 a Palermo nelle indagini di mafia su Dell’Utri, su Berlusconi, sulla nascita della Fininvest ci hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è accaduto in Italia nei primi anni '90, sulla fine della Prima Repubblica e su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi leaders, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tommasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto resti come è ogni cosa deve cambiare. C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che nasceva da Mani Pulite, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come Democrazia Cristiana, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla Democrazia Cristiana.
L'ala stragista di Cosa Nostra e Forza Italia
La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini, iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento. Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa Nostra, appartenenti all’ala stragista di Cosa Nostra, che certamente ha consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta Italia. Viene varato un primo tentativo di creazione di una lega siciliana, Sicilia Libera e, proprio dalla ricostruzione dei dati di traffico telefonici, si è potuto accertare con certezza processuale che uomini di Costa Nostra direttamente collegati a Leoluca Bagarella, il più sanguinario tra i criminali di mafia che siano mai esisti nella storia della mafia da quando esiste la mafia in Sicilia, proprio il gregario di Leoluca Bagarella era in contatto con esponenti romani appartenenti alla massoneria, collegati alla P2, con i quali si sono fatte delle riunioni a Palermo e in Sicilia in date ben precise, tra Palermo e Catania e ci sono dei contatti telefonici con questi soggetti e, immediatamente dopo, a stretto giro questi soggetti hanno chiamato direttamente a casa di Silvio Berlusconi. Ma non finisce qua, perché quando il progetto separatista o il progetto del partito Sicilia Libera, che nasceva un po’ come clonazione di quelli che erano stati il successo e l’esplosione della Lega, che prende lo spazio della frantumazione, dell’annientamento dei partiti tradizionali al nord, quando questo progetto viene abortito, viene abortito nel nome della costituzione di un partito unico che, da associazione nazionale Forza Italia, diventa partito Forza Italia con la creazione dei club di Forza Italia. E lì ci sono delle date che sono indimenticabili, che sono certe: la data con cui nasce il partito di Forza Italia e la data in cui si organizzano i primi clubs a Palermo e si tengono le prime riunioni, una delle quali viene tenuta, non a caso, all’Hotel San Paolo di Palermo: l’Hotel San Paolo, costruito dai costruttori Ienna per conto della mafia, per conto dei Graviano, un Hotel San Paolo nel quale i Graviano pensavano di allocare, all’ultimo piano, nell’attico di un grattacielo per le altezze dei palazzi di Palermo l’appartamento giardino della loro madre, dei loro genitori. In quell’albergo si tiene la prima riunione a cui partecipano gli esponenti mafiosi di Brancaccio e gli esponenti mafiosi di Misilmeri: uno di questi, che è stato sentito nel 1994, si chiama Lalia. Lalia conferma che il club Forza Italia di Braccaccio e quello di Misilmeri sono stati creati a febbraio. Noi vedremo poi dal traffico telefonico che la sezione di Forza Italia, il club Forza Italia di Palermo viene attivato in Via Sciuti appena a marzo, quindi nasce prima quello di febbraio e poi quello di marzo. Ho effettuato la ricostruzione del traffico telefonico di Lalia in un’indagine di mafia, un indagine di omicidio a Misilmeri, l’indagine dove viene trovato il bunker con i lanciamissili con i quali doveva essere fatto l’ulteriore attentato a Caselli, da quegli uomini che poi vengono fatti uccidere tutti da Bernardo Provenzano. Nel telefono di La Lia ci sono i contatti telefonici con Pietro Benigno, condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, ci sono i contatti telefonici con Spatuzza, con lo stesso cellulare con cui Spatuzza, come ho accertato nel 1992, si sentiva e utilizzava il giorno 23 maggio della strage di Capaci e il 19 luglio 1992, la strage di Via d’Amelio.
Partendo da quei contatti telefonici, si ricostruisce la catena dei rapporti del cellulare di Lalia, che è uno dei tanti soggetti che si sentono con parlamentari di Forza Italia, persone che diventeranno senatori, persone che diventeranno deputati regionali, persone che diventeranno esponenti locali del partito di Forza Italia e le chiamate sono perfettamente sequenziali: prima Lalia chiama queste persone, queste persone immediatamente dopo chiamano a casa di Silvio Berlusconi.
Tutto si può pensare, ma i numeri telefonici, i contatti telefonici non sono opinioni, sono dati oggettivi." Gioacchino Genchi " xxx
