la libertà non ha appartenenza, è conoscenza, è rispetto per gli altri e per sé

"Chi riceve di più, riceve per conto di altri; non è né più grande, né migliore di un altro: ha solo maggiori responsabilità. Deve servire di più. Vivere per servire"
(Hélder Câmara - Arcivescovo della Chiesa cattolica)
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sabato 27 dicembre 2008

L'Italia del leviatano



Da "La Repubblica" del 12.12.2008 un articolo di Franco Cordero.

"L'ITALIA DEL LEVIATANO

L’ammalato grave era l’Impero ottomano, poi s’ammala l’absburgico, d’un morbo letale: affondano tutt’e due; da anni versa in allarmante climaterio la Rutulia, paese piccolo, ormai quasi trascurabile (quarantesimo nella graduatoria dello sviluppo economico planetario, dopo Estonia e Thailandia), ma trascina resti d’antiche glorie.

«Stylus» (rivista chic, sognata da EdgarAllan Poe) vuol sapere cosa succede, ed ecco le notizie.

Cominciamo dal 26 gennaio 1978.

L’ambiente soffre d’una tabe organica: la pianta uomo ne produce d’assai dotati; altrove riuscirebbero benissimo; qui soccombono perché ab immemorabili ordiscono la tela consorterie parassitarie, donde micidiali selezioni negative (remote anamnesi chiamano in causa la mancata riforma religiosa e un cinico ateismo clericocratico).xxx

Organi vitali risultano guasti: sotto maschera santimoniosa una società segreta criminal-massonica infesta servizi segreti, ministeri, banche, editoria; e quel giovedì riceve un ancora poco noto impresario edile la cui fortuna presenta aspetti bui.

I dignitari l’accolgono col solito rituale, spada e guanti bianchi.

Chiamiamolo Leviathan, nome d’un coccodrillo.

Nel dialogo del Creatore con Giobbe è una meraviglia del creato: veste squame invulnerabili, starnuta fuoco, spaventa gli angeli; impersona una potenza infraumana.

Ai caimani, formidabili nell’anima sensitiva, manca l’intellettiva: non ne hanno bisogno, tanto perfetta è la macchina biofisica coordinata alle pulsioni, né patiscono conflitti interni; il loro cervello ignora i valori (vero, buono, bello), nel cui faticoso studio l’animale fornito d’intelletto spende tanto tempo con profitto esiguo o addirittura in perdita.

Questo neofita d’una compagnia losca stava sommerso ed erompe nel mercato delle televisioni commerciali affossando i concorrenti.

L’irresistibile ascesa ricorda le mosse con cui l’alligatore avvista, punta, azzanna le prede.

Ha tre gole, come il lupo d’una favola, e stomaco senza fondo: parla, ride, canta, stordendo chi l’ascolta; nel suo lessico, «vero», «buono», «bello» significano «roba da inghiottire».

Questo meccanismo biologico gli assicura atouts determinanti nelle partite rutule, fuori delle quali i colpi gli riescono male: Satanasso teme l’acqua santa; lui sparisce dove vigano regole applicate sul serio.

Indenne da freni morali, percepisce solo bisogni e li soddisfa nella massima misura, al minimo costo: non rispetta nessuno; imbrogliai diavoli; prende Domineddio sotto gamba; se il caso lo richiede, delinque impunito, truccando i giudizi.

Definiamolo Napoleone dei lucri mediante furberia, frode, plagio. Monopolista delle televisioni commerciali, in quasi trent’anni abbassa inesorabilmente i livelli intellettuali e del gusto allevando masse in stato d’ipnosi: confondono reale e virtuale; gli credono qualunque cosa dica; perso l’uso del pensiero, chi l’avesse, ripetono formule elementari somministrate dall’organo d’una manutenzione collettiva dei cervelli; parole-esca scatenano corti circuiti emotivi, ad esempio, la paura degl’inesistenti «comunisti».

Sia chiaro: in stregoneria moderna è un capolavoro; e se lo combina nel modo più naturale, sfogando puri riflessi, mentre l’animale pensante, sensibile all’aculeo morale, dubita, esita, soffre, fatica, lungo vie tortuose quanto brevi sono le sue.

E’ una forza essere monco d’alcune costose qualità umane.

Tipico animal impoliticum: il politico capisce l’avversario, commisura gl’interessi, coglie i lati delle questioni, scova punti d’intesa, presupponendo che le regole vincolino e violarle sia atto indegno; Leviathan ascolta e vede solo l’enorme Ego.

Esce dall’utero d’un regime corrotto: caduto il quale, ne prende il posto, avendo larga riserva elettorale nel pubblico televisivo; schiera uomini dell’azienda, tutti uguali; raccoglie dei superstiti e i soliti cercatori d’ingaggio; viene anche qualche sciabola libera, male accolta perché lì dentro vale uno slogan della guerra civile spagnola («Abajo la Inteligencia», grida José MillànAstray y Terreros, generale necrofilo, in faccia al malinconico umanista Miguel de Unamuno).

Forte dell’ordigno con cui entra nelle teste, vince, perde due anni dopo, rivince, governa male, perde ancora d’una minima misura, infine rioccupai luoghi del potere, risoluto a goderselo almeno diciannove anni (ne ha settantadue); e subito si proclama immune dalla giurisdizione penale, qualunque sia l’ipotetico delitto, passato o futuro.

Nel mondo evoluto la Rutulia è l’unico paese dove potesse accadere.

Leviathan regola l’anima ai sudditi con le lanterne magiche che gli portano soldi a palate: vanta un patrimonio illo tempore stimato in ventimila milioni d’euro; ed è impossibile che questa lunga coda non s’insinui nelle decisioni governative.

Stravaganze da Nave dei Folli: i Rutuli gliele concedono; nei sei anni dei loro governi gli attuali oppositori stavano col cappello in mano davanti all’Impero.

Era prevedibile che Leviathan governasse male: non è il suo mestiere; l’arte dell’arricchirsi in frode alle norme istupidendo armenti umani ha poco da spartire con la scienza laboriosamente praticata da Cavour, Giolitti, De Gasperi.

I mangiatori del papavero via etere pensavano che, così abile nel coltivare i suoi interessi, beneficasse tutti: nossignori, diventa ancora più ricco provvedendo a se stesso; il resto va secondo le lune.

Ne sopravviene una nerissima nella notte della recessione planetaria.

Qui appare inetto in forme sbalorditive. Dapprima nega il pericolo: mandino al diavolo i beccamorti predicanti sventura; le cose vanno bene; «siete ricchi, giovani, belli» (nel suo vangelo i vecchi hanno diritto a chiome finte e dentiere scintillanti, ma sinora i soli beneficiari del favore governativo so-no scuole confessionali e gl’insegnanti di religione nella scuola statale).

Quando la res publica corre pericolo, gli statisti chiedono sforzi collettivi.

Agl’Inglesi rimasti soli contro Hitler, Winston Churchill prospetta lacrime, sudore, sangue.

Leviathan lancia un appello edonistico ai consumi: siamo sotto le feste; l’importante è spendere; «dipende da voi rimettere in moto la macchina».

Almeno avesse detto: «chi può spenda»; l’enciclica mobilita anche i poveri e gli ormai quasi tali, sono tanti.

Viene in mente Maria Antonietta, stupita che i popolani tumultuino: «non hanno pane, Maestà»; «mangino brioches».

Non è temerario supporre che s’arricchisca anche sulla recessione.

Occhiate dal parterre studiano il corpo del re, in cerca d’indizi: commette frequenti gaffes; parla, disdice, nega quel che milioni d’occhi hanno visto e orecchie udito; bofonchia contumelie («imbecilli», «miserabili», «imparino il mestiere», «vadano a casa»).

Affiorano fondi sinistri.

Ad esempio, va in provincia: i devoti se lo bevono; raccoglie suppliche; corre seminando quelli del sèguito; e quando un paralitico in carrozzella chiede aiuto, risponde beffardo; non gli basta avere una bella moglie? Suona come l’aneddoto d’un nero vangelo apocrifo.

Lo scenario clinico appare molto interessante. Nella prossima lettera a «Stylus» esporrò qualche ipotesi prognostica."xxx

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domenica 13 luglio 2008

Violante dichiarava: Garanzia piena per TV di B. - NO Conflitto Interessi - SI Eleggibilità nonostante concessioni pubbliche - Fatturato Mediaset X 25

Il testo dell'intervento di Luciano Violante (capogruppo DS), alla Camera, nel 2003:

“… L’onorevole Berlusconi sa per certo, gli è stata data la garanzia piena, non adesso, nel 1994, che non sarebbero state toccate le televisioni, quando ci fu il cambio di governo, e lo sa, lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta, e lo sa l’on. Letta; comunque a parte questo, la questione qui è un’altra: voi ci avete accusato di regime nonostante, ripeto, v’avessimo fatto il conflitto d’interessi [n.d.r. - nel senso che -avessimo fatto il conflitto d’interessi secondo quelle che erano le volontà della parte berlusconiana-], avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni [n.d.r. - pubbliche, sulle televisioni], v’avessimo aumentato, durante il centro sinistra, il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte …”

Testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati

D.P.R. 30-03-1957, n. 361, Testo Unico, Art. 10

Non sono eleggibili inoltre:

1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l'autorizzazione è sottoposta;

2) i rappresentanti, amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di privati e sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative o con garanzia di assegnazioni o di interessi, quando questi sussidi non siano concessi in forza di una legge generale dello Stato;

3) i consulenti legali e amministrativi che prestino in modo permanente l'opera loro alle persone, società e imprese di cui ai nn. 1 e 2, vincolate allo Stato nei modi di cui sopra.


Dalla ineleggibilità sono esclusi i dirigenti di cooperative e di consorzi di cooperative, iscritte regolarmente nei registri di Prefettura.

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lunedì 2 giugno 2008

Alexander Stille - La libertà di informazione in Italia

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Rete4: "Il Detective incaricato di chiudere il caso è l'assassino"


Dal Blog "Voglio Scendere", un pezzo di Marco Travaglio:

-/-Bene ha fatto il Consiglio di Stato ad annunciare ieri, a Borsa chiusa, i suoi verdetti sulle sette cause del caso Europa7. Ma ha fatto malissimo a non pubblicare le sentenze (che dovrebbero essere note martedì), limitandosi a un comunicato scritto in ostrogoto, incomprensibile anche agli addetti ai lavori. Solo il giulivo Confalonieri finge di sapere tutto e canta vittoria, probabilmente per rassicurare gli azionisti in vista della riapertura dei mercati dopodomani, dopo il lungo week end festivo.xxx

Ma, da alcuni passaggi del comunicato, parrebbe avere ottimi motivi per preoccuparsi. Poi, certo, a metterlo di buonumore è la notizia che, a quanto pare, ad assegnare le frequenze a Europa7 dovrebbe essere proprio il padrone di Rete4 che le occupa senza concessione: Berlusconi. Infatti il Consiglio di Stato sancisce “il dovere del Ministero di rideterminarsi motivatamente sull’istanza di Europa7 intesa alla attribuzione delle frequenze… anche in applicazione della sentenza della Corte di giustizia (europea) del 31 gennaio 2008”.

Traduzione (provvisoria): il governo Berlusconi, tramite il sottosegretario ad personam, anzi ad aziendam, Paolo Romani, dovrà finalmente consentire a Europa7 di trasmettere in chiaro su tutto il territorio nazionale con le apposite frequenze. E che la sentenza non sia proprio favorevole a Mediaset, lo si desume anche dal fatto che, per evitare contraccolpi sul mercato azionario, è stata annunciata di sabato. Ora non vorremmo essere nei panni del Cainano: già lo immaginiamo aggirarsi insonne in una delle sue numerose ville, attanagliato dal dilemma amletico: salvare un’altra volta Rete4 mettendosi contro la Costituzione, la Consulta, la Corte e la Commissione europea, le regole comunitarie e attirando sull’Italia una supermulta, o rispettare le leggi e le sentenze almeno una volta nella vita? Non per nulla, fino all’altro giorno, il governo Mediaset aveva tentato di risolvere la faccenda al solito modo: l’ennesimo emendamento-condono salva-Rete4 (ritirato solo dopo l’ostruzionismo di Idv e Pd) imperniato su un antico principio giurisprudenziale della scuola arcoriana: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato e pure le sentenze italiane ed europee.

Le cause intentate allo Stato dall’editore Francesco Di Stefano dinanzi al Tar e poi al Consiglio di Stato sono sette. Tre, più secondarie, riguardano la seconda tv del gruppo, 7 Plus; tre (più una “doppia” che sarebbe lungo spiegare) investono la rete principale Europa7.

1) La prima è sul ricorso contro l’abilitazione a trasmettere in “fase transitoria” senza concessione rilasciata a suo tempo a Rete4 dal decreto 28/7/1999 del governo D’Alema. Il Tar e ora il Consiglio di Stato ritengono il ricorso inammissibile, ma ormai la questione era superata dalla nuova abilitazione data da Gasparri nel 2004 e dalla sentenza europea che boccia tutte le leggi italiane basate sulla “fase transitoria” a partire dal ’94.
2) Europa7 chiedeva al governo di rispondere pro o contro le proprie istanze. Su questo, il Tar le dà ragione: o il governo revoca la concessione, o dà le frequenze. Mediaset fa ricorso. Ieri il Consiglio di Stato l’ha respinto, intimando al governo di “rideterminare le frequenze” chieste dalla tv mai nata e “applicare la sentenza” europea.
3) Europa7 chiede allo Stato le frequenze per Europa7 e i danni fin qui subiti per la mancata partenza dell’emittente (circa 3 miliardi). Il Consiglio di Stato chiede alla Corte europea se le norme italiane pro-Rete4 e anti-Europa7 siano compatibili con quelle comunitarie. La Corte risponde il 31 gennaio che no, la normativa italiana è incompatibile, dunque illegale, ergo va disapplicata: ubi maior, minor (cioè Berlusconi) cessat.

Ieri il Consiglio di Stato ha rinviato la decisione al 16 dicembre. Ma, in via provvisoria, ha respinto “in parte” le richieste di Europa 7. Che vuol dire? Che non le riconosce 3 miliardi di danni, ma un po’ meno? O che i danni saranno quantificati solo quando si saprà se il governo darà le frequenze? Pare di sì, visto che si “subordina” il risarcimento al “rideterminarsi” le frequenze applicando la sentenza europea. Ma quali ordini vengano impartiti precisamente al governo ancora non si sa. L’unico dato certo è che il governo dovrà depositare “i documenti” di ciò che farà “entro il 15 ottobre”. Ma che cosa esattamente debba fare, lo sapremo solo martedì. Per ora si sa che ora il conflitto d’interessi, da gigantesco, diventa mostruoso. E grottesco. Chi deve risolvere il problema è chi l’ha creato. Il detective incaricato di chiudere il caso è l’assassino.-/-xxx

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martedì 13 maggio 2008

Appello sul Caso Travaglio-Schifani


Ovviamente siamo anche noi molto preoccupati per le scarse
e anguste occasioni di replica che si presenteranno al Presidente Renato Schifani !!
?E poi, quale replica? Trattandosi di fatti documentati e non smentiti,
occorrerebbero innanzitutto spiegazioni.

Dagli ambienti giornalistici di "Senza bavaglio" è promosso questo appello sul caso Schifani, tratto dal sito di "Fondazione critica liberale":

"Io non ci sto.

Nei paesi democratici il ruolo dei giornalisti è proprio quello di osservare, verificare e poi raccontare.

Si chiama "diritto di cronaca".

E' uno dei diritti fondamentali su cui si fonda la democrazia.

Si racconta se il politico tradisce la moglie, se in gioventù si faceva qualche spinello, se è stato in un centro di riabilitazione per etilisti, se ha truccato le carte per non andare in guerra.

Per alcuni elettori queste informazioni sono importanti.


C'è chi non ama essere rappresentato da un donnaiolo, e chi non vuole essere rappresentato da un pavido.

È un loro diritto: ognuno deve poter scegliere da chi farsi rappresentare in base ai propri valori e avendone tutte le informazioni necessarie.

Ai politici, in tutto il mondo libero, questo non piace, ma accettano.

Sono le regole del gioco democratico, le uniche inventate finora, di meglio per ora non abbiamo.

E queste regole hanno costretto alla dimissione presidenti degli Stati Uniti e ministri di vari governi.

Tocca al giudice appurare se il giornalista dice il falso.

Ora la domanda di attualità è: il giornalista Marco Travaglio ha raccontato un fatto vero che riguarda Renato Schifani o un fatto falso?

Schifani & Co, l'opposizione & Co e anche gli organismi "DI CONTROLLO" della Rai possono indignarsi quanto vogliono, ma l'unico strumento democratico che ha Schifani è ricorrere al giudice, incaricato in democrazia di valutare se Travaglio ha detto il vero o il falso.

Tutte le altre prese di posizione mirano solo a limitare la democrazia e la libertà di critica della stampa."

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“Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda” (Horacio Verbitsky)

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lunedì 31 dicembre 2007

La pubblicità televisiva che ruba il nostro tempo

Lunedì, 31 Dicembre 2007

La pubblicità televisiva che ruba il nostro tempo

Magari è sera, siamo stanchi, ma anche desiderosi di vedere in televisione quel film che potrebbe farci rilassare, sono le ore 21,00, 90 minuti di proiezione e alle 10,30 potremmo, con la mente un po’ più leggera, andare a riposare e prepararci così alla prossima giornata di lavoro, oppure potremmo proseguire la lettura di un libro. Potremmo, ma non accade: se vogliamo proprio vedere quel film per intero ci toccherà attendere almeno le 23,30-23,45, c’è la PUBBLICITÀ.

Per la sola fascia serale abbiamo impiegato-perso più di un’ora del nostro tempo; moltiplicate per i giorni della nostra vita, moltiplicate per i milioni di telespettatori e capirete che alla pubblicità televisiva paghiamo ben più della sola componente pecuniaria sul prezzo finale dei prodotti. Paghiamo migliaia di ore della nostra vita, paghiamo con le nostre energie, in modo coatto, compreso il volume audio che si impenna, per bombardarci meglio, più efficacemente. Non mi pare una situazione normale, sebbene normalmente accettata.

La pubblicità sulla carta stampata la puoi saltare, le puoi dare una sbirciatina magari, mai potrà bloccare, rimandare, la lettura del pezzo che ti interessa. In TV no, lì padrone del tuo tempo non sei tu. Certo, puoi sempre rinunciare a guardare il programma, ma non sarebbe la stessa cosa.

Mi direte, ovviamente, che senza la pubblicità non ci sarebbe nemmeno il programma televisivo. Non so se questo possa essere ritenuto vero in assoluto, possiamo però sempre sforzarci di ideare alternative: potrebbero esserci canali, o spazi (non all’interno di altri programmi), dedicati alla pubblicità-esposizione-conoscibilità dei prodotti, forse anche strisce, parti di schermo, su cui far comparire scritte pubblicitarie (ovviamente senza audio connesso), … tutto quello che vi/ci verrà in mente, ma rifiutiamo l’idea che qualcuno possa prendere il nostro desiderio di conoscenza/curiosità/voglia di svago, in ostaggio, chiedendo come riscatto il nostro tempo, la nostra attenzione forzata. Questo è proprio inaccettabile.

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domenica 25 novembre 2007

Rai Mediaset - Il Presidente della Repubblica, il dito, la luna

Domenica, 25 Novembre 2007

Rai Mediaset - Il Presidente della Repubblica, il dito, la luna

Un’inchiesta giornalistica fa emergere, con rinnovata chiarezza, che il sistema dell’informazione di massa, in Italia, langue in una condizione vergognosa (non so se ricordate i passati inviti di Carlo Azelio Ciampi ai giornalisti affinché tenessero la schiena diritta), un ganglo vitale dell’apparato democratico del Paese è al disfacimento, per di più infetta, inquina tutti gli altri, dato il peculiare ruolo che svolge.

Ebbene, il nostro attuale Presidente della Repubblica pare non trovi di meglio che preoccuparsi per il “segreto istruttorio” (che in realtà è oggi “segreto investigativo”, disciplinato dall’art. 329 cpp, oltretutto, nel caso in questione, non più operante, da quello che è dato sapere, essendo state chiuse le indagini preliminari), mi sarei atteso altro, e spero ancora che sia altro a caratterizzare la sua azione a riguardo, ma per ora dobbiamo subire, purtroppo, l’ennesimo “ABBASSARE I TONI”.

Dobbiamo continuare a non disturbare i manovratori, sanno loro che cosa è giusto fare e farci sapere, e poi, comunque, … “libera volpe in libero pollaio”!! Provate ad indovinare chi fa la parte dei polli.

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